Don’t cry for me, argentino

Ho solo 53 anni ma, avendo vissuto sempre all’aperto, porto i segni del tempo. Ho un cerchio alla testa, di ferro. I miei organi interni sono in disordine. Nel 1990 mi hanno rifatto, peggiorandomi. Sul mio prato ho visto Vinicio, Savoldi, Zoff, Juliano, Maradona e la bella compagnia dei due scudetti. Sono nella storia del Napoli. Ho accolto fino a 100mila amici, quando ero più capiente. Ricordo quel 3 dicembre 1959 quando il ministro Togni mi inaugurò e il vescovo Castaldo mi benedisse. Ho un magnifico ovale, disegnatomi dall’architetto Cocchia. Allora Fuorigrotta era un quartiere arioso destinato allo sport, agli studi, al tempo libero. Adesso il sindaco dice che non servo più perché lui vuole un nuovo stadio così che quando finirà di fare il sindaco tutti lo ricorderanno come il sindaco dello stadio (stadiong ovation). Da San Paolo a San Luigi. Per me sono previsti il restyling, il revamping forse anche lo shopping e il piercing. Io prevedo di fare una brutta fine. Mi sento rodere, mi sento prudere, sarò un rudere. Questo sarò senza più il Napoli. Non fatevi illusioni. Guardate la fine del Palazzetto dello sport. Guardate come è ridotto il Collana. Guardate lo Sferisterio. Guardate la Piscina Scandone che c’è e non c’è. Macerie dappertutto. Io sarò la grande maceria tra loro. Questo significherà il nuovo stadio. Con tutte le buche in città, le fogne sempre pronte a scoppiare, i parcheggi che mancano, le Ztl che si allargano e si restringono, via Caracciolo deserta con i ragazzi che vi giocano a pallone, questo sì un nuovo stadio popolare, possibile che l’idea grandiosa, il progetto unico, l’eredità indimenticabile sarà un nuovo stadio? Venite a trovarmi quando sarò il Colosseo di Napoli e nell’Arena De Magistris canterete Eulalia Ponticelli. Diego non troverà più il suo stadio? Don’t cry for me, argentino.

Mimmo Carratelli
(tratto da Repubblica Napoli)

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