Cari tifosi di Lazio e Torino, non è detto che dopo Lotito e Cairo arrivino presidenti migliori

Roma, Fiorentina e Genoa non sono migliorate con il cambio di presidenza. Senza dimenticare che a Napoli volevano sbarazzarsi di De Laurentiis

Cari tifosi di Lazio e Torino

Db Milano 28/07/2014 - presentazione calendari serie A stagione 2014-2015 / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Claudio Lotito-Urbano Cairo

Cari tifosi di Lazio e Torino, non è detto che dopo Lotito e Cairo arrivino presidenti migliori

Cosa hanno in comune i tifosi di Lazio e Torino? Senza alcun dubbio la contestazione contro i rispettivi proprietari, Lotito e Cairo, chiedendo a gran voce la cessione delle due società a imprenditori che possano condurre biancoazzurri e granata a lottare per traguardi più prestigiosi, perché loro (i tifosi) “meritano di più”.

Tralasciando il piccolo particolare che in Italia, al contrario di quanto accade ad esempio in Spagna e Germania, le società di calcio sono società private e i tifosi non sono soci-azionisti, per cui gli stessi non possono pretendere cambi al vertice (come invece possono fare i tifosi del Barcellona, dell’Athletic Bilbao, del Borussia Dortmund, etc), ci sia consentito porre una domanda ai tifosi di Lazio e Torino: ma siete proprio sicuri che a seguito di un eventuale cambio di proprietà le vostre squadre possano migliorare la condizione attuale?

Certo, il Napoli di De Laurentiis rappresenta per tutti un “esempio da seguire” (anche se, è bene non dimenticare, che anche il patron azzurro, fino a qualche anno fa, era contestatissimo da una parte consistente dei tifosi partenopei e a più riprese “invitato” a passare la mano e “togliere il disturbo”…), ma la storia del calcio è piena zeppa di esempi al contrario, ossia di società che, nonostante il tanto invocato passaggio da un proprietario (contestato dalla piazza) ad un altro, non solo non sono migliorate ma, a volte, sono andate anche a peggiorare.

Si ricorda, infatti, che negli ultimi sedici anni la Roma ha cambiato ben tre proprietari passando dai Sensi a Pallotta (all’inizio della sua avventura nella Capitale affiancato da Di Benedetto…) e da Pallotta a Friedkin. In questi anni la Roma ha conseguito tre secondi posti e una semifinale di Champions League (con Pallotta), una Conference League e una finale persa di Europa League con i Friedkin e quest’anno (forse) tornerà in Champions League dopo ben otto anni di assenza. Insomma né Pallotta né Friedkin (finora) sono riusciti a replicare i risultati ottenuti sotto la guida dei Sensi (uno scudetto e tre Coppe Italia).

La Fiorentina, dopo il fallimento del 2002, passò da Cecchi Gori a Della Valle (uno degli imprenditori più ricchi d’Italia) e, dopo diciassette anni, da Della Valle a Commisso. Al netto di due promozioni con Della Valle, conseguite nel campionato di Serie C2 il primo anno e in quello di Serie B il secondo anno mediante spareggio (la Fiorentina passò direttamente dalla C2 alla B senza transitare per la C1 per decisione federale) e di due finali perse di Conference League con Commisso, i viola in questi cinque lustri non hanno vinto nessun titolo, anzi quest’anno rischiano seriamente di retrocedere in Serie B.

Retrocessione nei cadetti che invece hanno vissuto, sei anni orsono, i tifosi del Genoa, proprio nell’anno in cui il contestatissimo presidente Preziosi (che pure aveva “condotto” i liguri alla permanenza in Serie A per ben quattordici stagioni consecutive…) ha ceduto la società rossoblù agli americani del fondo 777 Partners.

Il cambio di proprietà è spesso un salto nel buio che non sempre conduce ai risultati sperati anzi, come visto, a volte può anche accadere di passare da stagioni “anonime” da centroclassifica (come quelle che sta vivendo da anni il Torino di Cairo) a lottare per non retrocedere.

Parafrasando una celebre frase pronunciata nel film Così parlò Bellavista da Luciano De Crescenzo, verrebbe da chiedere: “Vi siete fatti bene i conti? Vi conviene?”.

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