Sal Da Vinci, ovvero viva Napoli che vince con le canzoni brutte. Proprio come il Napoli giocando male
Abbandoniamo il fardello della straordinarietà. Vinciamo anche in nome della normalità. Non abbiamo più bisogno di Maradona o Pino Daniele per trionfare. Ci bastano Raspadori e Sal Da Vinci. Vivaddio.

Sanremo, Italy. 24th Feb, 2026. Sal da Vinci attends the 76th Sanremo Music Festival 2026 at Teatro Ariston in Sanremo, Italy, on February 24, 2026. (Photo by Alessandro Tocco/NurPhoto) Credit: NurPhoto SRL/Alamy Live News
Quante storie per la vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo. Ha cantato una canzone, è piaciuta, soprattutto è diventato virale il balletto finale. E amen. Ha vinto su tutta la linea. Perché quando Del Piero gira il video con Mahmood su “Saremo io e te per sempre insieme…”, o ancora quando lo recita Sofia Goggia dopo la vittoria in Coppa del Mondo, il più è fatto. Fosse stato di Pordenone, o anche di Reggio Calabria, sarebbe finita lì. E invece no. Poiché Sal Da Vinci è napoletano, è cominciato il check-up. Anche perché questa pretesa di diversità e di eccellenza finisce col diventare un boomerang. In più un fuoco di fila di domande esistenziali: quale Napoli rappresenta Sal Da Vinci? Non è Pino Daniele. E va bene, lo sa anche lui. E allora?
Anche il napoletano ha diritto a cantare e a vincere con canzoni brutte. Devono essere tutti Pino Daniele o Edoardo Bennato? Peraltro ha cantato in italiano. La canzone è brutta? E quindi? Perché Tiziana Rivale vinse con una canzone bella? “Se mi innamoro” dei Ricchi e Poveri era bella? I poveri Jalisse neanche li citiamo. Qualcuno ricorda le canzoni di Marco Carta o di Valerio Scanu? Non ricordiamo dibattiti su quale Genova rappresentasse Olly.
Quando presentò “Fa’ la cosa giusta”, Spike Lee disse che i neri avevano diritto a essere stronzi. Allo stesso modo Napoli e i napoletani hanno diritto a vincere senza avere l’unanimità. Sal Da Vinci ha vinto di un’incollatura, di un niente. Proprio come il Napoli di Conte lo scorso anno sull’Inter di Inzaghi. Con un gioco brutto, sporco e ahinoi poco cattivo. Di cortissimo muso. Senza il premio della critica. Vivaddio. Napoli sta crescendo. Purtroppo non è così ma almeno lasciateci illudere. Perché Napoli è malata di straordinarietà. Basta. Ora vogliamo vincere come a Rovigo (cit.), come in mille altre parti del mondo. Si vince passando alla storia, e si vince e basta. Si spera che Sal Da Vinci ci aiuti in questo, aiuti a far capire che essere napoletani non deve essere un fardello. Non devi stravincere per vincere. Viva le vittorie anche immeritate (perdonaci Sal, parliamo anche di calcio). Non piace la sua canzone? Meglio. Sarà presto dimenticata? Speriamo, sarebbe il massimo dell’orgoglio. Abbandoniamo il fardello della straordinarietà. Vinciamo anche in nome della normalità. Ci sembra uno straordinario passo in avanti. Non abbiamo più bisogno di Maradona o Pino Daniele per trionfare. Ci bastano Raspadori e Sal Da Vinci. Vivaddio.











