L’Inghilterra proprio non riesce a produrre grandi allenatori
I miti si perdono nella notte dei tempi (Clough) o vanno cercato in Scozia (Ferguson). Per il resto, poco o nulla. Altri Paesi, invece, producono grandi allenatori in serie

Mg Milano 23/09/2022 - Uefa Nations League / Italia-Inghilterra / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Gareth Southgate
L’Inghilterra proprio non riesce a produrre grandi allenatori
Per quanto può sembrare assurdo, nonostante il calcio sia stato inventato dagli inglesi e nonostante la Premier League sia, ormai da anni, da tutti considerato il miglior campionato di calcio al mondo, l’Inghilterra, a differenza degli altri Paesi (europei e non), sta riscontrando, già qualche decennio, grandissime difficoltà nel far emergere allenatori “Made in England” di caratura internazionale.
L’Italia, ad esempio, negli ultimi quattro decenni, ha “prodotto” allenatori del calibro di Trapattoni, Ottavio Bianchi, Zoff (una Coppa Uefa con la Juve), Sacchi, Capello, Lippi, Scala, Ancelotti, Simoni (una Coppa Uefa con l’Inter), Zaccheroni (scudetto vinto alla guida del Milan), Malesani (Coppa Uefa con il Parma), Ranieri (vincitore di una storica Premier League con il Leicester), Mancini, Spalletti, Allegri, Conte, Sarri, Pioli, Simone Inzaghi e Gasperini, tutti allenatori che hanno vinto almeno un campionato o una Coppa internazionale.
La Spagna annovera tra i suoi tecnici più affermati Guardiola, Benitez (una Champions League, due Coppe Uefa/Europa League e due campionati spagnoli), Luis Enrique, Unai Emery (quattro Europa League tra Siviglia e Villarreal più i titoli vinti alla guida del Paris Saint-Germain), Del Bosque, Aragones, de la Fuente (vincitore con le Furie Rosse dell’ultimo Europeo), Xabi Alonso (che ha condotto il Bayer Leverkusen alla vittoria del suo primo storico titolo di campione di Germania), Valverde (due campionati spagnoli con il Barcellona), Irureta (allenatore del Deportivo La Coruna “dei miracoli” e campione di Spagna nel 2000), Mendibalar, Juande Ramos e Lopetegui (questi ultimi tre tutti vincitori di almeno un’Europa League con il Siviglia), mentre tra i tecnici tedeschi, oltre ai campioni del mondo Beckembauer e Loew e al campione d’Europa Berti Vogts, si ricordano i vari Heynckes, Hitzfeld, Rehhagel (campione d’Europa con la Grecia!), Klopp, Flick, Tuchel, Nagelsmann e Rangnick (attuale ct dell’Austria nonché per anni responsabile tecnico del “gruppo Red-Bull”).
Il Portogallo ha “sfornato” allenatori come Josè Mourinho, Villas-Boas (un’Europa League con lo Zenit San Pietroburgo oltre ad un campionato portoghese e uno russo), Jorge Jesus (che oltre ad aver vinto in patria con il Benfica e in Arabia Saudita ha vinto un campionato brasiliano e una Copa Libertadores con il Flamengo), Jardim (vincitore di un campionato francese alla guida del Monaco), Paulo Fonseca, Sergio Coincecao, Amorin, Abel Ferreira (vincitore di due campionati brasiliani e due Coppe Libertadores con il Palmeiras), Nuno Espirito Santos e Paulo Sousa mentre in Francia, oltre ai tecnici campioni del mondo Deschamps e Jacquet e al campione d’Europa Lemerre, si ricordano Arsene Wenger, Zidane, Blanc, Garcia e Galtier (questi ultimi due vincitori di un campionato a testa alla guida di una “outsider” come il Lille).
In Olanda l’eredità del mitico Rinus Michel è stata raccolta da vari Leo Beenhakker, Crujff, Van Gaal, Hidding, Advocaat, ten Hag, Bosz e Slot, in Scozia sir Alex Ferguson è ritenuto una vera e propria istituzione mentre in Austria hanno come tecnico più rappresentativo Oliver Glasner (vincitore di un’Europa League con l’Eintracht Francoforte e una storica Fa Cup con il Crystal Place!).
La Svezia ha dato i natali al compianto Eriksson, il Belgio a Goethals (vincitore della Champions League con l’Olympique Marsiglia), mentre dai Paesi dell’Europa dell’Est si ricordano gli slavi Boskov e Antic (vincitore di un campionato spagnolo con l’Atletico Madrid), il rumeno Lucescu (vincitore di ben tredici campionati tra Romania, Turchia e Ucraina e una Coppa Uefa con lo Shakhtar Donetsk) e il turco Terim (vincitore di una Coppa Uefa alla guida del Galatasaray).
In Sudamerica, invece, allenatori di grido sono/sono stati: gli argentini Carlos Bianchi, Marcelo Bielsa, Jorge Sampaoli (vincitore di una Copa America con il Cile), Hector Cuper, l’ex tecnico del Barcellona Gerardo Martino, il “cholo” Simeone (vincitore di due campionati spagnoli e due Europa League alla guida dell’Atletico Madrid), Mauricio Pochettino, Marcelo Gallardo (che con il River Plate ha vinto praticamente tutto) e Lionel Scaloni (campione del mondo in carica); i brasiliani Felipe Scolari (campione del mondo nel 2002), Tite (vincitore di una Copa Libertardores con il Corinthians nonché allenatore dell’ultima squadra sudamericana ad essersi laureata campione del mondo), Dorival Junior (vincitore di una Copa Libertadores) e l’ex tecnico del Flamengo Filipe Luis (che lo scorso hanno ha centrato la “doppietta” campionato-brasiliano-Copa Libertadores); il cileno Manuel Pellegrini (ex allenatore di Real Madrid e Manchester City sulla cui panchina ha vinto la Premier League nel 2014); l’uruguaiano Oscar Tabarez e il colombiano Francisco Maturana.
In Inghilterra, invece, per trovare allenatori vincenti o che hanno lasciato un segno, bisogna tornare indietro di parecchi decenni dal momento che l’ultimo allenatore inglese ad aver vinto un trofeo internazionale è stato Bobby Robson che nell’ormai lontano 1997 vinse la Coppa delle Coppe con il Barcellona mentre l’ultimo tecnico inglese ad aver vinto il campionato è stato Howard Wilkinson con il Leeds nel 1991-92, ossia l’ultima stagione in cui la prima divisione inglese si è chiamata First Division, prima di assumere, la stagione seguente, la denominazione attuale di Premier League (che, come visto, non è mai stata vinta da un tecnico inglese!). Per imbattersi in un mito bisogna tornare a Brian Clough che vinse due Coppe dei Campioni consecutive col Nottingham Forest nel 79 e nell’80. In tempi più recenti, ovviamente, bisogna trasferirsi in Scozia per Sir Alex Ferguson l’uomo che ha ricreato la grandeur del Manchester United. Come ai tempi di Matt Busby altro mito scozzese.
Dopo Robson e Wilkinson gli unici allenatori inglesi balzati agli onori della cronaca sono stati Roy Hodgson (che, però, ha vinto soltanto in Svezia e Danimarca), Sam Allardyce (che nel corso della sua lunghissima carriera non ha vinto praticamente nulla) e Gareth Southgate (il cui punto più alto sono stati i due secondi posti consecutivi ottenuti alla guida della Nazionale inglese nel 2020-21 e nel 2024!)
E la carenza di allenatori validi si evince anche dal fatto che la Nazionale inglese è l’unica tra le grandi del calcio ad aver fatto ricorso per ben tre volte nel nuovo millennio ad un Commissario Tecnico straniero: negli ultimi cinque lustri si sono infatti seduti sulla panchina dell’Inghilterra lo svedese Sven Goran Eriksson, l’italiano Fabio Capello e l’attuale selezionatore il tedesco Tomas Tuchel. Altre selezioni nazionali “di prima fascia” affidate alla guida di un CT straniero, sono il Portogallo (allenato in passato dal brasiliano Scolari e tuttora guidata dallo spagnolo Martinez) e il Brasile (che da poco tempo ha deciso di affidare la panchina della Selecao a Carlo Ancelotti) ma nessuna tre volte come l’Inghilterra. L’unica Nazionale ad aver “fatto peggio” degli inglesi è quella del Belgio, attualmente guidata dal francese Garcia, subentrato all’italo-tedesco Tedesco, a sua volta subentrato allo spagnolo Martinez e in precedenza guidata anche dall’olandese Advocaat, ma il Belgio, con tutto il rispetto, non è l’Inghilterra che in bacheca vanta un Mondiale conquistato nel 1966 e, come visto, due secondi posti all’Europeo (oltre ad avere vinto tantissime Coppe nelle competizioni per Club), ma annovera soltanto un secondo posto agli Europei e un terzo al Mondiale.











