Finisce sul Guardian l’ospedale San Giovanni Bosco in mano alla camorra: “Trafugavano pure i cadaveri”
"Per eludere i controlli, le salme venivano adagiate sulle barelle con la maschera per l'ossigeno, dando l'impressione che il paziente fosse ancora vivo durante il viaggio di ritorno"

L’Ospedale San Giovanni bosco in mano alla camorra è sulla home page del Guardian, uno dei giornali più letti e rispettati del mondo. Gli arresti e l’inchiesta sulle infiltrazioni della criminalità organizza nella gestione dell’ospedale napoletano, con tutti i più macabri particolari.
L’ indagine, avviata sulla base della testimonianza di un collaboratore di giustizia, ha portato alla luce una rete di redditizie attività criminali, presumibilmente svolte da membri del clan camorristico Contini, spiega il Guardian riprendendo l’inchiesta.
Secondo l’accusa, la camorra “ha sfruttato un’associazione operante nel settore dei servizi di ambulanza, avvalendosi della complicità di personale medico e paramedico, guardie giurate private e dipendenti di altre aziende operanti all’interno dell’ospedale”.
Con l’assistenza di medici e professionisti compiacenti, gli investigatori ritengono che i sospettati abbiano anche orchestrato una serie di frodi assicurative per conto del clan Contini. Queste presunte frodi includevano la simulazione di incidenti stradali, il reclutamento di falsi testimoni pagati e la produzione di perizie false per ottenere risarcimenti.
Tra le varie cose viene raccontato il trasporto illegale di salme in ambulanza anziché tramite servizi funebri autorizzati. “Gli inquirenti sostengono che il sistema di gestione delle ambulanze si basasse su una logica macabra: i pazienti deceduti venivano rimossi illegalmente dall’ospedale per evitare l’obitorio. Per eludere i controlli, la salma veniva adagiata su una barella dotata di maschera per l’ossigeno, dando l’impressione che il paziente fosse ancora vivo durante il viaggio di ritorno”.
“È indagata anche una psichiatra dipendente dell’azienda sanitaria locale. Si presume che abbia rilasciato certificati medici falsi per conto di individui legati a clan camorristici, consentendo loro di ottenere benefici giudiziari e, in almeno un caso, di ottenere la scarcerazione sulla base di perizie psichiatriche falsificate”.
“Tra i destinatari di provvedimenti giudiziari figura un avvocato accusato di partecipazione esterna a un’associazione mafiosa. I pubblici ministeri sostengono che abbia agito come tramite di informazioni da e verso gli ambienti carcerari, in particolare in merito ai pagamenti mensili – noti come mesate – destinati alle famiglie dei detenuti”.











