Gravina può sentirsi Servillo (diciamo): fa il democristiano e grazia Kalulu? Però poi deve aprire l’ufficio grazie

Altre atmosfere, ovviamente. Al posto della dissacrante Coco Valori, Gravina si ritrova tra un Marotta e l'altro a decidere cosa sarebbe più conveniente. Nel film è tutto denso d'umanità, qui è solo tutto molto triste

Gravina come Servillo

Gravina come Servillo nel film di Sorrentino: grazia Kalulu con la soluzione all’italiana? Però poi deve aprire l’ufficio grazie

Chissà se Gabriele Gravina avrò visto l’ultimo film di Paolo Sorrentino “La grazia”. Se sì, avrà l’onore di illudersi di immedesimarsi per qualche ora nel personaggio presidenziale (in quel caso della Repubblica, lui più prosaicamente della Figc) interpretato da Toni Servillo. I dubbi, la passione della figlia, il rovello del tradimento della moglie scomparsa da tempo. Questa vita solitaria condotta nelle sale del Quirinale. La rottura della prassi con la scelta di andare di persona a seguire i due casi, a guardare in faccia i due “graziandi” (termine orrido, ne siamo consapevoli). Il tutto condito dal gusto visivo di Paolo Sorrentino.

Che sia piaciuto o meno il film, siamo tutti consapevoli che l’atmosfera in questo caso è decisamente diversa. Non c’è nemmeno l’ombra della dissacrante energia di Coco Valori. Né tantomeno del viaggio che il presidente sorrentiniano compie al confine tra sensibilità umana e istituzionale, tormento interiore e amor filiale, aggirandosi per le stanze del Quirinale.

Gravina invece, molto più modestamente, starà a lì, tra un Marotta e l’altro, a meditare. A trovare la soluzione più conveniente. Cosa fare? Uscirsene col classico colpo all’italiana? Una bella grazia, Kalulu libero per il match col Como. Così si prova a mettere a tacere questo polverone fermando almeno in parte l’universo bianconero e provando a normalizzare la situazione, a far finta che non sia mai accaduto nulla. Come se poi il danno fosse stato prodotto solo ai danni della Juve.

È la soluzione più democristiana. Con una sola controindicazione. Da non sottovalutare di questi tempi. Con gli arbitraggi che tirano, Gravina si ritroverebbe costretto ad aprire l’ufficio grazie in Federazione. Non solo, ma dovrebbe assumere almeno due tre persone con il compito di spulciare settimanalmente le decine (e ci teniamo bassi) richieste dovute agli strafalcioni dei direttori di gara designati da Rocchi.

Immaginiamo Gravina pensoso. Lo lasciamo con una sola certezza: mai a un regista verrà in mente di ricostruire anche fantasiosamente le sue ore. Erano così densi di umanità i due casi sorrentiniani. Qui è solo tutto molto triste.

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