Napoli-Chelsea 2-3, pagelle – È tornato Juan Jesus che dispensa doni. Conte aveva previsto tutto mesi fa
Il tecnico aveva ridimensionato la portata del mercato. Vergara si tappi le orecchie come Ulisse. Buongiorno è il migliore là dietro

Ni Napoli 28/01/2026 - Champions League / Napoli.-Chelsea / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Antonio Conte
Le pagelle di Napoli-Chelsea 2-3, a cura di Fabrizio d’Esposito
MERET. I dolori del giovane Meret. Gli tocca rientrare in fretta e furia tra i riccastri bianconeri e quelli blues di Londra e si ritrova con sei pappine, diconsi sei, sul groppone. Ma in questa ottava e ultima nulla può contro Giovanni Pietro, il vero fenomeno della serata. Purtroppo già dai primi minuti contro la Giuve c’era aria di critiche e stroncature al povero Meret. E adesso rischia il bis, senza alcun motivo – 6
DI LORENZO. Il Capitano dei Due Scudetti fa una partita davvero cazzuta. Al punto da inventarsi una gran giocata al 28’: palla alta in avanti a scavalcare i blues e poi tiro respinto da Sanchez. Un minuto dopo è già in difesa, salvifico. Alla fine anche lui soccombe dinnanzi al talento di Giovanni Pietro, che se lo pazzea e segna il due a due con una cagliosa che va a 110 chilometri orari – 6,5
JUAN JESUS. Continua a dispensare doni agli avversari come ai vecchi tempi. Dopo il presente al turco-teutonico, causa con un mani evidente il penalty dei blues. Indi, nel dopo-partita, dà voce al retropensiero di tanti ambienti del tifo sullo scudetto quasi perso, accusando cioè il maligno connubio Inter-arbitri. Giovannino Gesù si è dato al populismo – 5
GUTIERREZ dal 66’. Superfluo, ancora una volta. Un altro acquisto a vuoto, per quello che ha fatto vedere sinora – 5
BUONGIORNO. Il Corazziere Sabaudo è il migliore là dietro, come dimostra al 72’ su Estevao. Era ora. E lì a sinistra avanza spesso da supplente di Mati Lento Pede – 6,5
SPINAZZOLA. E’ in apnea e si vede. Gli mancano corsa e forza, anche se l’unico cross succulento che ha l’occasione di fare gli capita sul piede sbagliato – 5
BEUKEMA dall’81’. Seppur per un quarto d’ora, Giovanni Pietro è un tormento anche per lui – 5
LOBOTKA. Il Caro Lobo fa l’Uomo Ragno nella terra di mezzo e non solo, ubiquo e rapido. Ma non è infallibile come il papa, soprattutto quando Scott il Rosso lo lascia da solo sulle palle vaganti che quasi sempre favoriscono il Chelsea, prontissimo a infilarsi in un vortice fino all’area azzurra – 6,5
McTOMINAY. Nonostante la tempra da Highlander scozzese, Scott il Rosso si concede varie pause, basta contare i palloni persi. Tuttavia quando ritrova la forza avanza fino a far paura a Sanchez, il portiere del Chelsea – 6
OLIVERA. Tra passaggi sbagliati e la citata lentezza, Mati Lento Pede ha però il merito di servire la pelota giusta per il principe danese. Senza dimenticare che dà il suo contributo anche sul primo gol – 6
VERGARA. Il ragazzo si è fatto finalmente, laddove le mosse da funambolo diventano sostanza per la prima volta. E per farsi, il nuovo figlio di Napoli aspetta una serata decisiva come questa. La bellezza del gol, compresi i due difensori superati, è pari alla solitudine del campioncino che non si rassegna. Complimenti, ma adesso faccia attenzione alle sirene dell’entusiasmo populista. Si tappi le orecchie come Ulisse e vada avanti senza montarsi la testa – 7
HOJLUND. Ancora una partita di mazzate con il suo secondino di turno, in questa caso Fofana. Solo che questa volta ritrova il gol. Evviva – 6
ELMAS. Detto che il gol di Hojlund principia da un dialogo semplice e lineare tra Mati Lento Pede e lui, il Macedone del Nord si politanizza e s’accentra una, due, tre volte perdendo sempre l’attimo giusto – 5,5
LUKAKU dall’81’. L’ultima occasione è di Lukakone Nostro. Però stavolta non cicca la palla. Anzi, è Sanchez a miracoleggiare – 6
CONTE. Il suo Napule dei reduci e combattenti stasera fa una gran partita, per merito soprattutto di Vergara, e lui nel dopopartita si fa scappare una mezza frase su un futuro ancora azzurro. Il paradosso di questa Champions è che le prestazioni migliori sono state fatte con due squadre passate direttamente agli ottavi, lo Sporting e appunto il Chelsea. Dei punti persi, invece, sappiamo tutto. Dunque, stasera si rivede lo spirito di San Siro (o del Meazza) dell’undici gennaio e questo fa sperare per il campionato. Per quanto riguarda colpe e responsabilità di questa eliminazione, tra infortuni e campagna acquisti costosa e sbagliata, impressiona questa dichiarazione profetica di Conte del 23 settembre scorso, quando il popolo sognava il doblete (campionato e Champions) dopo quattro vittorie consecutive in campionato e lui per tutta risposta diceva il contrario: “Questo sarà l’anno più difficile e complicato”. Eppoi, sulla campagna acquisti: “Che sia un mercato importante o meno è tutto da valutare. Quando sento dire ‘mercato importante’, io dico importante a livello numerico perché se fai la media su nove acquisti, anche se spendi 150 milioni, sono 15-20 milioni a calciatore. I calciatori hanno un costo diverso, da 50-60-70 milioni. E’ un’altra cosa”. Professione di maniavantismo o cos’altro? Uno dei personaggi dell’ultimo, meraviglioso libro di Giancarlo Dotto, “L’ultima danza di Maradona”, è ispirato da Antonio Conte e si chiama Totò Barone. Scrive Dotto: “Mai fidarsi di Totò Barone. Ti prende, ti spreme, ti succhia e ti butta via”. Vedremo. Vedremo come finirà questa storia. Il voto è per la partita, una gran partita ripetiamo che invera tutto il carattere dell’allenatore – 7
ARBITRO TURPIN (FRANCIA). Da applausi e da esempio per i maldestri imitatori italiani dell’arbitraggio all’inglese e di tutto il resto sul Var – 7











