Questo Napoli somiglia alla Roma di Totti e Cassano che perse lo scudetto col Venezia: è forte ma solo quando vuole

Scialbo 0-0 col Parma. Squadra stanca, quasi nessuna palla gol. Il Parma ha giocato anche con tante riserve. Ora la squadra di Conte non dovrà mollare

Napoli

Ni Napoli 14/01/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Parma / foto Nicola Ianuale/iImage Sport nella foto: Giovanni Di Lorenzo

Questo Napoli somiglia alla Roma di Totti e Cassano che perse lo scudetto col Venezia: è forte ma solo quando vuole

Non ci iscriviamo al partito dei catastrofisti, è ancora presto per dire che lo scudetto è perduto. Però certo il Napoli pareggia in casa col Parma dopo aver pareggiato sempre al San Paolo (sì Maradona) contro il Verona. Sono quattro punti buttati. E la differenza con lo scorso anno è questo Napoli è più forte ma più incostante. Quel Napoli invece era programmato per vincere. Sì fu favorito dall’Inter di Inzaghi ma giocò tutte le partite pensando all’obiettivo finale. Questa squadra è più forte, ha picchi superiori, ha ampi margini di crescita ma ha anche più pause. E il campionato non lo vince per forza la squadra più forte (altrimenti il Napoli non lo avrebbe vinto lo scorso anno), lo vince la squadra più costante. Stasera l’Inter può andare a più sei. Questa squadra ricorda la Roma del 2002 (lo scudetto del 5 maggio), quella di Totti e Cassano che era fortissima ma buttò per strada punti assurdi, come ad esempio il 2-2 a Venezia. Anche quella Roma aveva un gigante in panchina: Fabio Capello. E giocò il campionato col tricolore sulla maglia.

Passiamo a un po’ di cronaca.  

Non esistono più le partite-passeggiata, almeno non per il Napoli e non quando si gioca ogni tre giorni. Il Napoli era stanco, aveva ancora nelle gambe le tossine e l’acido lattico della sfida di San Siro. E si è visto. Gli azzurri hanno provato a vincerla col minimo sforzo. Apparentemente favoriti anche dalle scelte iniziali di Cuesta che ha adottato un maxi turn-over, sei novità rispetto a Lecce e ha cambiato persino il portiere (Rinaldi si è poi dimostrato all’altezza). Conte ha rispolverato Lang e Mazzocchi, riportato Buongiorno nella linea a tre per la squalifica di Juan Jesus.

Il tecnico è ovviamente rimasto nel gabbiotto per scontare la prime delle due giornate di squalifica per il fuori programma di San Siro. Il Napoli non ha fatto granché. Il gol la aveva anche segnato nel primo tempo, ovviamente con McTominay che ha chiuso in rete un batti e ribatti sulla linea di porta. Ma il Var ha colto un millimetrico fuorigioco di Mazzocchi e quindi niente da fare. Con la riforma del fuorigioco, non sarebbe stato fischiato. Ma la riforma non è ancora stata approvata.

È stata una partita complessa da commentare. Una partita confusa e confusionaria. Hojlund è stato il sosia di quello di Milano. A San Siro ha mandato ai matti Akanji, stasera è stato ingabbiato da Troilo ma soprattutto da sé stesso. Ha avuto un solo spunto, nel primo tempo, con un bel sinistro respinto. E nella ripresa si è divorato il gol dopo l’unica vera indecisione del portiere del Parma che si è fatto sfuggire il pallone. Hojlund invece di tirare, ha cincischiato, ha cercato un improbabile dribbling.

Palle gol gli azzurri non ne hanno costruite. È come se il Napoli avesse sempre avuto fiducia nel futuro della partita. Ma il golletto non arrivava. Al 58esimo, sono cominciate le sostituzioni: Neres per Lang, Elmas per Olivera, Spinazzola per Mazzocchi. Mentre nel Parma sono entrati Pellegrino e Bernabé per Cutrone e Ondrejka. A inizio secondo tempo c’era già stato Valeri per Sorensen. Poi è uscito anche Troilo per crampi, al suo posto Del Prato.

Neres non stava bene, tant’è vero che è uscito dopo venti minuti per far posto a Lucca nei cinque minuti di recupero. Il Napoli no ha costruito praticamente nulla. Si è consegnato al destino.

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