Al Napoli di Conte mancano gli ingredienti e quindi il piatto a volte è scarno

Il Napoli, per come va in campo adesso, ha sempre bisogno di creatività, qualità, imprevedibilità. Questa iniezione può essere tattica, cioè può essere "cucinata" dal tecnico, ma solo se ha degli ingredienti su cui lavorare

Napoli di Conte

Ni Napoli 07/01/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Hellas Verona / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Antonio Conte

I dettagli che fanno la differenza

Il calcio è un gioco a basso punteggio, quindi per sua natura una partita può essere molto crudele. Perché può essere decisa dai dettagli, dalle contingenze. Nel caso di Napoli-Verona 2-2, un risultato e una partita apparentemente inspiegabili si risolvono, cioè si spiegano, in maniera facile: la squadra di Conte è stata imprecisa, e/o sfortunata, in alcuni momenti della gara. Solo che si è trattato dei momenti più importanti. Dei momenti decisivi.

E così alla fine l’Hellas è riuscita a portarsi avanti di due gol. E poi a subire la rete del pareggio quando mancava troppo poco tempo al fischio finale dell’arbitro. Il Napoli forse avrebbe anche avuto gli strumenti per trovare la vittoria all’ultimo respiro, ma a quel punto era troppo stanco per rendersene conto. Perché, appunto, eravamo alla fine della partita. E perché, torniamo di nuovo alle contingenze, non aveva giocatori – proprio dal punto di vista numerico – per completare la rimonta.

Conte ha delle delle responsabilità in tutto questo? Forse sì, alcune mosse prima e durante la partita non hanno dato i loro frutti. Allo stesso modo, diversi giocatori hanno reso al di sotto dei loro standard. Ma nelle condizioni in cui è il Napoli, che dal 22 novembre a oggi ha giocato 12 partite con 16 o al massimo con 17 giocatori di movimento a disposizione, è difficile parlare in termini di responsabilità o di colpa. Certo, è sempre sbagliato dare alibi, bisogna guardare e analizzare le partite in maniera obiettiva. E poi va riconosciuto come anche le altre squadre impegnate in Europa (Inter, Juventus, Bologna) abbiano dovuto fare i conti con un calendario massacrante. Ma il punto è che Conte, in questo momento, ha pochissime alternative. E così bastano una o due prestazioni sotto tono, da parte dei suoi giocatori, perché il Napoli smetta di funzionare bene.

Un primo tempo da incubo

Contro il Verona è andata esattamente in questo modo: nel primo tempo, per via dell’assenza di Neres e di un approccio alla partita a ritmi tutt’altro che intensi, il Napoli non ha funzionato. La squadra di Conte, dopo un avvio anche abbastanza promettente, è diventata precipitosa e disattenta, non ha saputo far valere la sua aggressività. Tutti questi problemi si sono manifestati, tutti insieme, intorno al quarto d’ora di gioco: su due palloni alti, Gift Orban anticipa o comunque ostacola prima Di Lorenzo e poi Rrahmani; il resto della difesa azzurra non riesce a chiudere e così si apre una prateria facile da attaccare. Nel primo caso, l’attaccante dell’Hellas tira dalla media distanza senza impegnare troppo Milinkovic-Savic. Nel secondo caso, invece, succede questo:

Il gol di Frese

Questa azione è piena di letture individuali errate: dopo il duello perso da Rrahmani, Buongiorno e Gutiérrez non sono per niente sincronizzati tra loro, il primo si pianta per difender il suo spazio – e per mandare in fuorigioco Sarr –  mentre il secondo segue il taglio profondo del numero 9 del Verona e così vanifica la mossa del compagno; pochi istanti dopo, Niasse gira alle spalle di Bradaric senza nessuno che lo segua (Lang avrebbe dovuto fare un recupero lunghissimo, ma non compare mai neanche nell’inquadratura) e nessun difensore, tra quelli a presidio dentro l’area, legge e anticipa il movimento di Frese sul primo palo.

Ecco cosa intendevamo quando abbiamo parlato di un Napoli impreciso nei momenti-chiave: in questa azione, la prima della gara in cui il Verona tocca palla nell’area di rigore avversaria, ci sono diverse imperfezioni. Poi sul rigore fischiato per fallo di mani di Buongiorno ci si è messa anche la sfortuna: su una rimessa spiovente il pallone è caduto letteralmente sul braccio del difensore azzurro e l’arbitro Marchetti ha dovuto assegnare il penalty al Verona. Nel frattempo, però, eravamo al minuto 26′ e il Napoli era riuscito ancora a imbastire una sola azione offensiva pienamente degna di questa definizione – dopo 5 minuti di gioco a seguito di una buona incursione di Elmas. Merito del Verona, del modo in cui la squadra di Zanetti ha saputo chiudere tutti i corridoi con un 5-3-2 estremamente chiuso e compatto. Ma anche, come vedremo, è stato soprattutto demerito del Napoli:

La compattezza del Verona in fase difensiva: il 5-3-2 della squadra di Zanetti si orienta sul pallone e tiene tutti i giocatori nella trequarti difensiva

Per sostituire Neres, Conte ha scelto di spostare Elmas a destra e di inserire Lang a sinistra. Forse il tecnico del Napoli non voleva modificare la catena di destra composta da Di Lorenzo e Politano, di certo anche l’assenza di Beukema – il sostituto naturale di Di Lorenzo nel ruolo di braccetto di destra – ha pesato su questa decisione. Di fatto, però, questa mossa ha finito per depotenziare il Napoli dal punto di vista creativo. Come si vede in questi screen appena sopra, l’unico modo per creare superiorità numerica contro un Verona così stretto, così attento, era attraverso il dribbling.

Ebbene, in tutta la partita Elmas ha tentato una sola volta di dribblare il suo avversario diretto. Lang, schierato a sinistra, ci ha provato 4 volte, ma dal suo lato aveva il sostegno del solo Gutiérrez. Poi nella ripresa è arrivato il supporto – decisamente più brillante e convincente – di Spinazzola, ma il Napoli ha continuato a costruire gioco soprattutto a destra. Secondo i dati rilevati da Whoscored, la squadra di Conte ha fatto partire addirittura il 51% delle sue manovre da quel lato.

Lo dice la grammatica e lo dice anche la logica: se è priva di giocatori che riescono a essere imprevedibili, una squadra diventa inevitabilmente prevedibile. A maggior ragione se, come ha fatto il Napoli del primo tempo, la stessa squadra fa fatica a giocare ad alta intensità, se quando lo fa si allunga male sul campo e allora finisce per rifugiarsi in un possesso di aggiramento sterile e ripetitivo. È così che gli azzurri hanno vissuto un primo tempo da incubo, e non per i due gol presi: all’intervallo, la squadra di Conte aveva messo insieme soltanto 4 tiri verso la porta di Montipò, a fronte di un possesso pari al 73%. Con un solo dribbling tentato, ma con 11 cross dagli esterni. Poco, davvero troppo poco.

La ripresa

Si può dire poco, troppo poco, perché il Napoli del secondo tempo ha giocato in modo completamente diverso. Non dal punto di vista tattico, ma dal punto di vista dell’intensità. Alla squadra di Conte è bastato alzare i giri del motore per mettere in difficoltà il Verona. In soli 15 minuti, i primi della ripresa, gli stessi  giocatori della prima frazione, schierati allo stesso modo, hanno messo insieme 5 conclusioni tentate verso la porta di Montipò, e hanno costretto il portiere del Verona al suo secondo intervento della partita. L’angolo da cui nasce la rete di McTominay arriva grazie a una giocata contro-intuitiva di Lang, che sfruttando un cambio di fascia – e quindi di spartito tecnico-tattico – si fa trovare tra le linee dopo una sponda e calcia nello specchio.

Ecco, questa velocità e questi movimenti sono ciò che è mancato al Napoli del primo tempo. Solo che i difetti della formazione e dell’incastro col 5-3-2 dell’Hellas, alla fine, sono rimasti tali. La squadra di Conte, infatti, ha creato le sue occasioni soprattutto attraverso azioni poco lineari, confuse. Elmas ha continuato a non saltare l’uomo (zero dribbling tentati nei 17 minuti della ripresa in cui è stato in campo) e quindi gli azzurri si sono ritrovati a puntare su azioni e movimenti facilmente leggibili: i giochi a due tra Politano e Di Lorenzo, le sponde di Hojlund, gli inserimenti lunghi di Spinazzola (subentrato a Gutiérrez e decisamente più attivo rispetto allo spagnolo).

Alla fine, al minuto 62, Conte ha fatto entrare Marianucci per Elmas. Un cambio apparentemente difensivo che, in realtà, ha avuto un impatto tattico forte. E l’ha avuto in chiave offensiva. Non tanto e non solo perché l’ex difensore dell’Empoli ha servito a Di Lorenzo l’assist per il gol del 2-2, ma perché ha reso più creativo il 3-4-3 del Napoli: le scalate in avanti di Di Lorenzo e Politano hanno dato maggiore vivacità al gioco sulla fascia destra, contestualmente Marianucci ha interpretato il ruolo di braccetto in modo decisamente protettivo, decisamente ambizioso. Di fatto, quindi, il Napoli disegnato da Conte nella ripesa ha attaccato il Verona con due laterali di destra più Politano in posizione di punta esterna. Il resto l’ha fatto anche la spinta emotiva determinata dal gol di McTominay al 55esimo.

Marianucci fa praticamente il terzino, Politano gioca in ampiezza mentre Di Lorenzo è così avanzato da essere uscito dall’inquadratura

Il tecnico azzurro ha poi inserito anche Lucca per Lang, decretando il passaggio definitivo a una sorta di 3-4-3 asimmetrico: mentre i due centravanti gravitavano in zona centrale, spingendo all’indietro la difesa del Verona, Politano ha continuato a giocare da attaccante esterno, a interscambiarsi la posizione con Di Lorenzo. Marianucci ha agito invece da terzo di difesa, anche se in realtà si spingeva molto in avanti, viene da dire alla Di Lorenzo. Nel frattempo Rrahmani e Buongiorno rimanevano in posizione arretrata, e Spinazzola era l’unico giocatore calciatore in maglia azzurra a cercare di dare ampiezza sulla sinistra. È proprio grazie a questo nuovo assetto che il Napoli è riuscito a trovare il gol del pareggio:

A volte basta saltare un uomo, anche uno solo, per mandare in tilt qualsiasi sistema difensivo

In mezzo, cioè prima del gol del pareggio di Di Lorenzo, il Napoli si è visto annullare due gol per altrettanti episodi che si possono definire sfortunati: un lieve tocco di mano di Hojlund e un leggero fuorigioco di Rrahmani prima di una sponda di testa. Ma ripetiamo quanto detto in precedenza: le azioni che avrebbero portato a queste due reti devono essere considerate come il frutto del caos, di una reazione di nervi e di intensità più che tattica.

Niente di male o di sbagliato, in fondo il calcio è fatto anche di emotività e di tensione: se il Napoli avesse vinto avremmo lodato la sua capacità di risorgere dopo un primo tempo davvero negativo e senza troppi cambi tattici. E invece siamo qui a raccontare una partita solo parzialmente raddrizzata, e in cui Conte ha commesso degli errori. Solo che però si tratta di errori forzati dalle circostanze, dal caso: non può essere una giustificazione, ma va detto che l’assenza di David Neres, di fatto, ha finito per incrinare le certezze costruite dal Napoli in queste ultime settimane. O, quantomeno, per intaccarle in occasione della partita col Verona.

Non ci sono altri termini per analizzare e valutare la prestazione della squadra di Conte contro l’Hellas. E non tanto per le imprecisioni difensive che hanno permesso ai gialloblu di andare sullo 0-2 dopo 26 minuti, quanto per le difficoltà manifestate dagli azzurri nel costruire azioni di gioco davvero pericolose. Prima e dopo i due gol del Verona. Almeno fino a quando, spinti più dal cuore che non dalla mente, non sono riusciti a giocare ad alta intensità. Anzi, in quel momento le mosse di Conte – l’inserimento di Marianucci, poi quello di Lucca – hanno anche avuto un impatto sull’andamento della partita.

Conclusioni

Conte l’aveva detto in modo chiaro: per le condizioni in cui si trova il Napoli, le partite ogni tre giorni – si andrà avanti così fino al primo di febbraio – saranno uno stress test complicatissimo. Alla squadra azzurra, in questo momento, mancano infatti troppe energie alternative – intese proprio come calciatori a disposizione – per poter consentire all’allenatore di attuare delle vere e proprie rotazioni. E anche per correggere quelle che sono state, perché lo sono state, delle scelte sbagliate: David Neres avrebbe potuto essere sostituito in un altro modo, Conte ha visto Elmas in quel ruolo e non ha indovinato la mossa. Il problema vero è che poi ha avuto pochissime soluzioni per rimediare al suo errore, o anche solo per provarci.

In questo senso, proprio ed esattamente in questo senso, non può e non deve sorprendere il fatto che il Napoli – almeno stando alle indiscrezioni riportate da giornalisti e insider – stia facendo un mercato orientato a profili come Raspadori, come Chiesa. Ovvero seconde punte e/o esterni offensivi in grado di ovviare alle assenze di David Neres e/o di Lang, in attesa dei rientri di De Bruyne e Lukaku.

La squadra di Conte, per il modo in cui va in campo adesso, ha sempre bisogno di creatività, di qualità, di imprevedibilità. Questa iniezione può essere tattica, cioè può essere “cucinata” dal tecnico, ma solo se ha degli ingredienti su cui lavorare. Il problema è che ora come ora gli ingredienti mancano, proprio a livello numerico. Tutto questo discorso può “bastare” a giustificare un pareggio acciuffato per i capelli contro il Verona, per giunta al Maradona? No, non basta. Ma può essere un punto di partenza per provare a spiegare la prestazione della squadra di Conte.

È nato a Napoli, si è fatto adottare anche dalla Sicilia e adesso vive a Milano.

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