Tennis, è stupido scusarsi per un net. Il Nyt attacca l’ipocrisia dei giocatori

In nessuno sport ci si scusa con l'avversario per un colpo di fortuna, anzi è considerato un aiuto degli dei. Allo Us Open Ostapenko e Townsend litigano proprio per questo

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Perché scusarsi per un net nel tennis? Se l’è chiesto Athletic dopo la lite tra la lettone Jelena Ostapenko e la statunitense Taylor Townsend, andata in scena subito dopo la fine del match valido per il secondo turno del tabellone femminile degli Us open e vinto dall’americana in due set. Ostapenko ha rimproverato all’avversaria comportamenti poco corretti e conformi alle regole non scritte del fair play tennistico, tanto che sotto rete, come rivelato dalle giocatrici nel post partita, è arrivata a definirla “senza classe né istruzione”. Per il giornale sportivo del Nyt scusarsi per il nt nel tennis è la più stupida delle norme di fair play.

La lite Ostapenko-Townsend agli Us open di tennis

Il tutto nasce da un net che ha favorito Townsend. Su quel punto la tennista statunitense ha costruito la sua rimonta, e la sua vittoria che ha mandato su tutte le furie la Ostapenko una che di trucchi ne usa eccome. Ostapenko attacca: «Ho detto alla mia avversaria che è stata molto irrispettosa, perché ha fatto punto con una palla che ha toccato il nastro in un momento decisivo e non ha chiesto scusa. La sua risposta è stata che non deve affatto scusarsi». «Ci sono alcune regole nel tennis che la maggior parte delle giocatrici segue, e questa è stata la prima volta che mi succede qualcosa del genere in un torneo. Il fatto che giochi nel suo paese non significa che possa comportarsi e fare ciò che vuole. E poi all’inizio della partita tutti i giocatori devono iniziare il riscaldamento dalla linea di fondo: lei invece è arrivata in campo ed è venuta direttamente a rete. La cosa è molto irrispettosa e contraria alle regole di una partita di tennis».

Townsend replica a Espn: «Sono competizioni, ma alcune persone proprio non sanno perdere. Alcune persone dicono cose brutte. Mi ha detto che non avevo classe e che sono una maleducata e che vedremo cosa succederà la prossima volta fuori dagli Stati Uniti. Onestamente non vedo l’ora perché l’ho già battuta in Canada ed è fuori dagli Stati Uniti… Vedremo cosa avrà da dire».

Il New York Times: Ma perché si sarebbe dovuta scusare?

Mats Wilander, sette volte campione del Grande Slam negli anni 80, ha detto che la maggior parte dei giocatori lo faceva ai suoi tempi. Una una rapida ricerca su YouTube fornisce un sacco di filmati di net cord senza scuse. «In genere, si alzava la racchetta in segno di riconoscimento della propria buona sorte, ma NON è MAI stata una regola» ha scritto in un messaggio a The Athletic Pam Shriver, 21 volte campionessa del Grande Slam in doppio, commentatrice e allenatrice.

Dopotutto, questo non accade in nessun altro sport. I giocatori di baseball non si scusano quando battono la palla batte sulla recinzione e rimbalza oltre per un fuoricampo. I kicker di football americano non si scusano quando un tentativo di ‘field goal’ colpisce il palo ed entra. Nel calcio e nell’hockey su ghiaccio un tiro che sbatte sul ferro e finisce in rete è un gesto di classe. Nel golf, un tiro dal tee errato che gli alberi respingono nel fairway è un dono degli dei. Non c’è alcuna aspettativa di scuse verso un compagno di gioco. Avete mai visto un giocatore di basket scusarsi dopo che un tiro da 3 punti rimbalza a tre metri in aria e scende attraverso la retina? Certo che no.

Quando Fognini si infuriò con Brooksby

Qualche anno fa, lo statunitense Jenson Brooksby mandò su tutte le furie Fabio Fognini che poco tempo fa ha annunciato il ritiro. Non offrì le dovute scuse su un break point. “Mi è stato insegnato che il gioco non si basa sulla fortuna”, disse Brooksby in un’intervista post-partita.

Brooksby ha ragione. Pensate a tutte le cose che i giocatori devono fare per essere nella posizione di colpire una palla che sfiora la rete. Dal posizionamento, al gioco di gambe, allo spin e alla potenza.  

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