Rui Pinto, l’hacker che ha smascherato il City: “Sono in pericolo di vita, mi trasferirò in un luogo segreto”

L'altro ieri è stato escluso dal programma di protezione dei testimoni del Portogallo, Su X: "A tutti posso dare una garanzia: la battaglia continuerà sicuramente."

Rui Pinto, l’hacker che ha smascherato il City: “Sono in pericolo di vita, mi trasferirò in un luogo segreto”

L’onda d’urto provocata dal terremoto in casa Manchester City non ha ancora esaurito i suoi effetti e sta assumendo i contorni di un poliziesco. Rui Pinto, l’uomo che dal 2015 a oggi ha rivelato alcuni dei segreti più scottanti riguardanti il mondo del calcio (tra cui quelli dei Citizens) , non fa più parte del programma di protezione dei testimoni e ora teme davvero per la propria vita. Il suo sfogo su X.

Lo sfogo di Rui Pinto

City Europa

Record riporta il suo post:

“Mercoledì, poche ore dopo il verdetto che ha confermato ufficialmente la colpevolezza del Manchester City, la Commissione responsabile del programma di protezione dei testimoni del Portogallo mi ha comunicato la decisione di porre fine alla mia partecipazione al programma e di revocare la mia protezione da parte delle forze dell’ordine, mettendomi così, consapevolmente, in una situazione di pericolo di vita.

Date queste circostanze, non ho altra scelta che trasferirmi, nei prossimi giorni, in un luogo segreto, per un periodo di tempo indeterminato, a causa delle numerose minacce di morte che ho ricevuto e del grave rischio di un tentativo di assassinio nei miei confronti.

Per questo motivo, ho appena avviato una raccolta fondi su GoFundMe e chiedo il sostegno di tutti per aiutarmi a sopravvivere a questa grave situazione, creata dallo Stato portoghese che, come ho già dichiarato, ha deciso consapevolmente di mettere a rischio la mia vita. Vorrei cogliere questa occasione per ringraziare in modo particolare tutti coloro che continuano a sostenere Football Leaks. A tutti posso dare una garanzia: la battaglia continuerà sicuramente.”

Le priorità del portoghese

Secondo quanto raccolto dal Guardian, la priorità di Pinto resta quella di collaborare con la giustizia.

“Nonostante la raccolta fondi lanciata venerdì per finanziare una nuova vita lontano dalla protezione della polizia portoghese, la priorità del whistleblower resta quella di collaborare con le autorità, a condizione che gli vengano garantite adeguate misure di sicurezza.

Pochi giorni prima del suo arresto a Budapest, nel gennaio 2019, il 37enne portoghese stava negoziando il proprio ingresso in un programma di protezione dei testimoni in Francia. Un’iniziativa che venne però bloccata dalle autorità portoghesi.

L’eventuale contributo di Pinto alle indagini britanniche potrebbe andare ben oltre la vicenda del Manchester City. Le centinaia di milioni di file raccolti nell’ambito di Football Leaks e Luanda Leaks, infatti, non sono in possesso esclusivo delle autorità portoghesi. I documenti possono ora essere condivisi tra diversi Paesi nell’ambito della cooperazione internazionale tra Stati che intrattengono rapporti bilaterali, tra cui il Regno Unito.”