Date queste circostanze, non ho altra scelta che trasferirmi, nei prossimi giorni, in un luogo segreto, per un periodo di tempo indeterminato, a causa delle numerose minacce di morte che ho ricevuto e del grave rischio di un tentativo di assassinio nei miei confronti.
Per questo motivo, ho appena avviato una raccolta fondi su GoFundMe e chiedo il sostegno di tutti per aiutarmi a sopravvivere a questa grave situazione, creata dallo Stato portoghese che, come ho già dichiarato, ha deciso consapevolmente di mettere a rischio la mia vita. Vorrei cogliere questa occasione per ringraziare in modo particolare tutti coloro che continuano a sostenere Football Leaks. A tutti posso dare una garanzia: la battaglia continuerà sicuramente.”
Le priorità del portoghese
Secondo quanto raccolto dal Guardian, la priorità di Pinto resta quella di collaborare con la giustizia.
“Nonostante la raccolta fondi lanciata venerdì per finanziare una nuova vita lontano dalla protezione della polizia portoghese, la priorità del whistleblower resta quella di collaborare con le autorità, a condizione che gli vengano garantite adeguate misure di sicurezza.
Pochi giorni prima del suo arresto a Budapest, nel gennaio 2019, il 37enne portoghese stava negoziando il proprio ingresso in un programma di protezione dei testimoni in Francia. Un’iniziativa che venne però bloccata dalle autorità portoghesi.
L’eventuale contributo di Pinto alle indagini britanniche potrebbe andare ben oltre la vicenda del Manchester City. Le centinaia di milioni di file raccolti nell’ambito di Football Leaks e Luanda Leaks, infatti, non sono in possesso esclusivo delle autorità portoghesi. I documenti possono ora essere condivisi tra diversi Paesi nell’ambito della cooperazione internazionale tra Stati che intrattengono rapporti bilaterali, tra cui il Regno Unito.”