Per i tifosi una volta contava la maglia, ora difendono pure i regimi esteri come quelli del City

Il Guardian prende d'esempio i tifosi del City che stanno combattendo una battaglia contro i mulini a vento nella quale il calcio ormai c'entra pochissimo

Per i tifosi una volta contava la maglia, ora difendono pure i regimi esteri come quelli del City

Manchester City's Spanish manager Pep Guardiola and Manchester City Emirati chairman Khaldoon al-Mubarak react following the presentation ceremony following the English Premier League football match between Manchester City and West Ham United at the Etihad Stadium in Manchester, north west England, on May 19, 2024. Manchester City created English football history on Sunday, beating West Ham 3-1 to win an unprecedented fourth straight Premier League title. (Photo by Oli SCARFF / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE. No use with unauthorized audio, video, data, fixture lists, club/league logos or 'live' services. Online in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No video emulation. Social media in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No use in betting publications, games or single club/league/player publications. /

I tifosi non sono più quelli di una volta. Quelli “solo la maglia” eccetera eccetera. Almeno quelli dei club più grandi e potenti sono cambiati, si sono arroccati su posizioni molto più politiche. Lo scrive sul Guardian Sean Ingle usando a pretesto dell’analisi il caso di studio Manchester City.

Ingle ha fatto uno lungo “viaggio”, per così dire, tra i forum online dei tifosi del City. E uno dei problemi è proprio la bolla del tifo online. “Tra i tifosi – scrive – persiste una curiosa riluttanza ad ammettere le irregolarità o a criticare i proprietari del club. Come potremmo spiegarlo? Non sono sicuro che dipenda dal puro tribalismo, o dalla determinazione dei tifosi del City ad aspettare che il fascino del club si esaurisca. È più complicato, e più interessante, di così. Proviamo a immedesimarci nel tifoso più accanito del City da martedì scorso. Per decenni sono stati all’ombra dello United, poi tutto è cambiato. Anche la loro città è cambiata, visto quanto l’Abu Dhabi United Group vi ha investito. Si può quindi perdonare loro di non voler credere che tutto sia stato costruito sulla sabbia durante l’iter legale”.

Gli ultras del regime

“Ma adesso? Ora non ci sono più scuse. Cosa potrebbe dunque spiegare la riluttanza ad accettare quanto riportato nel dettaglio dalla commissione indipendente? Secondo l’accademico irlandese Colm Kearns, una delle ragioni è che gli Emirati Arabi Uniti non solo hanno portato un successo senza precedenti e creato un forte legame emotivo con i tifosi del City, “ma hanno anche cooptato elementi della tifoseria del club trasformandoli in agguerriti difensori del loro regime”.

“In altre parole, i proprietari del club erano riusciti a sfruttare la fedeltà tribale dei tifosi del City trasformandoli. Kearns mi racconta che alcuni giornalisti sportivi si erano addirittura autocensurati a causa dell’impatto degli insulti online dei tifosi del City. “C’erano persone che parlavano di come i tifosi andassero online a cercare i loro troll sui social media, e poi inviassero queste informazioni al loro caporedattore per metterli nei guai”, dice”.

I social hanno cambiato tutto

C’è un altro fattore importantissimo: i social media e il modo in cui oggi viviamo lo sport e comunichiamo con gli altri tifosi. Trent’anni fa, la maggior parte dei tifosi del City viveva vicino a Manchester e incontrava i tifosi di altre squadre al lavoro e al pub. Oggi, possono vivere in uno spazio online composto interamente da persone che sostengono la loro stessa squadra”. “Credo che questo renda i tifosi forse più miopi e legati al proprio gruppo rispetto a prima, e meno propensi a guardare oltre la prospettiva della propria squadra”, afferma Kearns.

Gli accademici parlano anche di “circoli di tifosi sportivi”, in cui i sostenitori di tutto il mondo si mobilitano sempre più spesso per difendere con fervore gli atleti o le loro squadre. Questo fenomeno, nato in Asia orientale con la cultura popolare e la musica, porta i tifosi a concentrarsi ossessivamente sulla propria squadra. Ma difficilmente incoraggia lo scambio di battute, la ricerca di punti d’incontro o il compromesso.