Il Manchester City sta facendo lo stesso autogol di Armstrong: non si arrendono all’evidenza
Per il Times però i giocatori non hanno nulla di cui vergognarsi, il paragone con il doping è superficiale

Manchester City's Spanish manager Pep Guardiola and Manchester City Emirati chairman Khaldoon al-Mubarak react following the presentation ceremony following the English Premier League football match between Manchester City and West Ham United at the Etihad Stadium in Manchester, north west England, on May 19, 2024. Manchester City created English football history on Sunday, beating West Ham 3-1 to win an unprecedented fourth straight Premier League title. (Photo by Oli SCARFF / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE. No use with unauthorized audio, video, data, fixture lists, club/league logos or 'live' services. Online in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No video emulation. Social media in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No use in betting publications, games or single club/league/player publications. /
Il Manchester City sta facendo al calcio quello che Lance Armstrong ha fatto al ciclismo? No, o almeno non proprio, scrive il Times. “Il paragone con il doping è superficiale e semplicemente errato – sottolinea in un suo editoriale David Walsh – I giocatori del City non hanno mai cospirato per imbrogliare. Come fanno i calciatori di tutto il mondo, si sono uniti a un club che credevano rispettasse le regole. Se parte del loro stipendio proveniva dal club che pagava loro i diritti d’immagine, avevano il diritto di credere che questi fossero finanziati con denaro legittimamente raccolto dal club. Il doping nella squadra US Postal di Armstrong era un piano dei corridori, non della squadra. Pianificato dagli atleti, eseguito dagli atleti”. E’ sicuramente un caso di Stato
“Qualunque sanzione il City possa ricevere, per quanto severa, alla luce di quanto emerso, sarà meritata. Ma il suggerimento, avanzato da molti, tra cui Roy Keane, che i giocatori del City dovrebbero buttare via le medaglie non ha molto senso. Non hanno imbrogliato. Non hanno nulla di cui vergognarsi”.

I giocatori non hanno colpe, non come il doping
“C’è però un aspetto della storia di Armstrong a cui City avrebbe dovuto prestare attenzione. Dopo anni di imbrogli e negazioni, Armstrong si ritrovò a dover ripetere la sua menzogna ancora e ancora. Più la raccontava, più aggressivamente doveva ripeterla. Per oltre dieci anni l’ha fatta franca. Forse non se ne rendeva conto, ma era diventato prigioniero della menzogna, incatenato ad essa”. Il Times ricorda che Armstrong prima di uscire con le mani alzate, per anni si è difeso cercando strenuamente di rovinare la credibilità di chi lo accusava. “Avrebbe potuto collaborare, conservare cinque delle sue maglie gialle e avere la sua occasione di riscatto. La sua scelta è stata più disastrosa per lui della decisione di doparsi in primo luogo”.
“Quello che vedo ora è che i proprietari e i dirigenti del City stanno interpretando il ruolo che Lance Armstrong interpretava allora, con la sensazione di aver raccontato una storia per così tanto tempo da dover continuare a raccontarla. Proprio come Travis Tygart dell’USADA voleva che Armstrong fosse coinvolto nel processo 14 anni fa, ora si ha la sensazione che la Premier League voglia che uno dei suoi club più importanti deponga le armi legali, in modo che tutti possano affrontare le conseguenze in modo maturo. Ma il City non è disposto a farlo. Come Armstrong a suo tempo, si stanno danneggiando molto più di quanto si rendano conto”.