O Monza o si muore: il Napoli e Allegri sono al bivio, Max se la giochi a modo suo
Non vincere significherebbe essere praticamente fuori da tutto a fine ottobre. La squadra è scarica come l'Inter post triplete. Ma lui può farcela. Non si lasci trascinare dall'esterno. Non è amato, ci faccia pace. Una volte ne andava orgoglioso

Napoli's Italian coach Massimiliano Allegri reacts during the UEFA Champions League - League Phase, Matchday 1 - football match between Napoli and Arsenal at the Stadio Diego Armando Maradona in Naples on September 9, 2026. (Photo by Andreas SOLARO / AFP) /
Al momento, dopo appena nove giornate (il Napoli ne ha giocate otto) la classifica vista dal Napoli recita così:
Lazio meno 14
Inter meno 11 (deve giocare)
Roma meno 10
Como meno 9
Milan meno 7 (deve giocare)
Juventus meno 3 (deve giocare)
Abbiamo lasciato fuori Torino, Frosinone e Cagliari che pure sono davanti alla squadra di Allegri.
Il Napoli ha 11 punti in classifica. A Monza deve vincere, altrimenti rischia di essere fuori dalla corsa Champions già a ottobre. Ma vincere a Monza per una squadra che vincere non sa, è complesso. Per questo Napoli è complesso vincere contro chiunque. È ancora alla ricerca di un certo di gravità semi-permanente, o che comunque possa durare almeno cento minuti. Diffidate di chi racconta di aver visto il bel gioco. Che cos’è il bel gioco? Sembrano i Blues Brothers che hanno visto la luce. Sciocchezzaio. Nel calcio, nello sport, conta il tuo essere radicato, la tua stabilità, la tua capacità di saper interpretare i momenti della partita e di conseguenza il non andare a vento. Il Napoli è una squadra instabile. Fragile. Nei muscoli e quindi nell’autostima.

Allegri lo sa fin troppo bene. A nostro avviso si sta facendo coinvolgere troppo emotivamente dalla battaglia dialettica che infuria attorno a lui. Faccia pace col concetto: non piace. Amen. Torni l’allenatore che se ne frega di tutto sì (cit.). Lo scorso anno al Milan ha dato una struttura difensiva robustissima. Può darla anche al Napoli. Dove ha una squadra che effettivamente non risponde o risponde a tratti, con la batteria in riserva. Ma questo è il materiale. Ne ha fatte di cose: ha rimesso De Bruyne al centro del villaggio, ha dimostrato che Rafa Marin e Badiashile sono calciatori, che Scott e Kevin possono convivere. Deve alzare ancora tanta acqua. È un’impresa complessa, molto complessa. Deve fare la minestra con quel che ha a disposizione. Che poi sono arrivati primi e secondi negli ultimi due anni. Vallo a spiegare che non ne hanno più. Che è successo molte volte nel calcio, ad esempio anche con l’Inter del triplete. Che il mercato dello scorso anno è stato un vero e proprio disastro. E sì l’ha voluto Conte ma ora Conte non c’è più e i cocci sono del Napoli e di Allegri. Gli sarebbe bastato un attaccante degno di questo nome, ma non c’è.
In sintesi. Allegri deve allestire alla bell’e meglio un esercito che vinca. Vinca sul campo. Porti a casa le partite. Se ne freghi delle discussioni. Non è amato. Se ne faccia una ragione. Una volta ne andava fiero. È un grandissimo allenatore. L’impresa è complicata, molto complicata. ma serve un po’ di lucida follia per giocarsela. Si ricordi del Gabbione. Certamente gli manca Giovanni Galeone. L’unico che sapeva anche scuoterlo e mostrargli la via. Forse un altro ce n’è. Lui sa chi è.