Mourinho sarcastico sul City: “Chissà se saremo ancora in vita quando ci sarà la sentenza definitiva”
Mourinho al Corsport sulla Roma: "Io ho pagato con il rapporto con la proprietà che aveva un profilo diverso dal mio e un approccio diverso che ho avuto per la finale di Budapest in Europa League”.

Pre 26/08/2026 - Liga / Real Madrid-Real Sociedad / foto Pressinphoto/Image Sport nella foto: Jose’ Mourinho
José Mourinho, quando parla, non è mai banale. In un’intervista al Corriere dello Sport, ha toccato vari temi, dal Real Madrid alla condanna del Manchester City per 114 violazioni fino ovviamente alla Roma.
Sulla condanna al Manchester City. “Preferisco riderci un po’ su, perché credo che alla fine arriveremo a una conclusione. Ma noi due, che siamo sulla sessantina (riferito ad Ivan Zazzaroni che l’ha intervistato, ndr), dobbiamo avere la fortuna di essere ancora qui quando arriverà la sentenza definitiva, perché ora arriverà una sentenza e poi ci sarà un ricorso”.
Sul rapporto con gli arbitri. “Sono arrivato e ho vissuto qui, al Real Madrid, gli anni importanti del caso Negreira. Nessuno lo sapeva, ma noi lo abbiamo vissuto” ha detto, riferendosi al caso dell’ex vicepresidente del comitato arbitrale spagnolo, Enríquez Negreira, che ha ricevuto pagamenti dal Barcellona. “Poi me ne sono andato e adesso si sa. Ma in Turchia c’è stato il grande scandalo, con il massimo responsabile degli arbitri turchi condannato e finito in carcere“.
Mourinho ed il ritorno al Real Madrid

Sul ritorno al Real Madrid ed il rapporto con il club. “Normalmente prima c’è il contatto e poi iniziano le voci. Qui è stato esattamente il contrario: le voci sono iniziate quando non c’erano assolutamente contatti. Sono iniziate quando ero felice al Benfica mentre qui a Madrid la squadra aveva cambiato tecnico e non andava tanto bene con Arbeloa. Il mio legame con il Real Madrid dura da tredici anni. Da quando me ne sono andato, sono sempre rimasto in contatto. Carlo Ancelotti sapeva che ero amico del presidente Florentino. Non c’era nulla da nascondere. Madrid è tornare a casa grazie al legame emotivo con un club che si distingue per la classe“.
Sulla carriera di allenatore. “Oggi la carriera di un allenatore è molto più breve: arrivano rapidamente e se ne vanno rapidamente. Non esiste più così tanto quel prototipo di allenatore di lunga carriera. Allenerò finché sarò in salute. Il DNA non cambia. Possono cambiare molte cose, ma il DNA no“.
Il calcio che cambia e l’esperienza a Roma

Il cambiamento del calcio. “Oggi ogni squadra viaggia con due autobus, uno per i giocatori e uno per lo staff. A volte, quando arrivo in hotel, guardo la lista delle camere: ci sono dieci analisti, dieci persone dei social media… Servono davvero tutti?“.
Sulla Roma. “Non esiste e non esisterà mai una parola mia contro la Roma o contro la sua proprietà: quando esco, esco pulito e con un sentimento che sarà per sempre casa mia. Il giorno in cui arrivai c’erano migliaia di persone ad accoglierli e non avevo fatto ancora niente. Io non merito questo ma questa è Roma. La Conference vinta nel 2022 ha rappresentato per la Roma qualcosa di unico. La finale di Budapest è il punto massimo della connessione con la tifoseria”.
Sul rapporto con la proprietà giallorossa. “Io ho pagato con il rapporto con la proprietà che aveva un profilo diverso dal mio e un approccio diverso che ho avuto per quella finale. Il giorno della finale a Budapest sono stato esonerato: quando sono ritornato dalle vacanze ero già morto”.