Meloni non ha nulla da dire del caso Malagò? Il Coni non vuole far votare Bianchedi (Zazzaroni)

Sul Corsport: "Abodi e Buonfiglio stanno dando vita a un memorabile gioco delle parti. Vogliono far fuori Malagò sulla base di questioni inutili e irrilevanti, danneggiando l'istituzione"

Meloni non ha nulla da dire del caso Malagò? Il Coni non vuole far votare Bianchedi (Zazzaroni)

Italy's Prime Minister Giorgia Meloni speaks at a press conference during the EU Summit at the EU headquarters in Brussels, on March 19, 2026. European Union leaders meet in the context of the US-Israeli war against Iran that is consuming the Middle East, and its consequences on energy prices and security. NICOLAS TUCAT / AFP

Oggi del caso Malagò si occupano sia Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera sia Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport. Entrambi non capiscono cosa stia avvenendo. O meglio, capiscono benissimo e ne sono sconcertati. Una battaglia spietata per far fuori dalla Federcalcio l’uomo eletto appena un paio di mesi fa e che sta raddrizzando il calcio italiano.

Martedì ci sarà la resa dei conti nella giunta del Coni. Ancora non si sa se potranno votare tutti e quindici i componenti. Vogliono impedire di votare a Diana Bianchedi che ovviamente è dalla parte di Malagò.

Malagò e Buonfiglio

Al Coni non vogliono far votare Diana Bianchedi

Come scrive Zazzaroni:

“al Palazzo del Coni stanno facendo di tutto per evitare che la vicepresidente si esprima. Nessuno ce l’ha con lei, né con Malagò, ma nello Statuto c’è una norma che non consente di votare a favore di dirigenti alti più di uno e 85, specie poi se titolari di concessionaria Ferrari e refrattari alle tessere di… partita”.

Prosegue il direttore del Corsport:

“Quello che non si può leggere tra le righe di questa vicenda kafkiana e che non si può comprendere a meno di non conoscere quella che in gergo va sotto il nome di “sindrome rancorosa del beneficato” è l’assurdità e onestamente l’inutilità delle contestazioni mosse a Malagò. Questioni così speciose e irrilevanti, così pedanti e secondarie che fanno precipitare chi le muove in un ambito in cui la gravità cambia vocale e muta in grevità e il contesto all’improvviso non è più serio né serioso, ma plana direttamente nei territori della grande commedia all’italiana”.

Abodi Abodi in primo piano

Un memorabile gioco delle parti

L’attacco a Abodi e Buonfiglio e l’appello a Giorgia Meloni.

“Qui come professorini in cerca di cavillose revanche o di ossessionati dagli orari e dalle regole, non due passanti ma il Ministro dello Sport italiano e il capo del Coni si scambiano alternativamente i ruoli dando la stura a un memorabile gioco delle parti in cui a perdere è soltanto l’istituzione che a parole si giura di voler proteggere ma che in realtà si demolisce senza ritegno.

Perché? A chi giova? Ma Giorgia Meloni, donna pragmatica, non ha veramente nulla da dire al riguardo? È il capoclasse e se gli alunni dimostrano relativo senso del decoro riportarli sulla retta via, forse, tocca a lei”.