L’Uefa toglierà gli Europei all’Italia se si insedia un commissario politico alla Figc
Lo scrive la Gazzetta. Ceferin non è amico di Malagò ma considera ugualmente risibile la questione tesseramento. O si va subito a nuove elezioni, oppure ci saranno conseguenze pesanti per l'Italia

La tribuna dell'Olimpico: il ministro Abodi, il presidente della Figc Malagò, il presidente del Coni Buonfiglio
L’Italia fa finta di non capire. Sia il governo sia il presidente del Coni Luciano Buonfiglio che, come tutti i soldati, procede senza fiatare. La Gazzetta oggi lo ripete in maniera chiarissima, dopo che è stato lo stesso Ceferin (presidente della Uefa) pochi giorni fa esplicitarlo: un commissario politico alla Federcalcio farebbe perdere gli Europei all’Italia.
Evidentemente Giorgia Meloni non lo capisce o probabilmente non lo sa o non le interessa.
Ricorda la Gazzetta che Ceferin e Malagò non sono particolarmente amici,
“il numero uno Uefa avrebbe proseguito con Gravina, con il quale il legame non è più soltanto politico. Ma oggi il calcio in Italia è Malagò che ha vinto le elezioni senza che osservatori dell’Onu abbiamo denunciato brogli o irregolarità”.

Per la Uefa la questione tesseramento di Malagò è risibile
La Gazzetta scrive che la questione del tesseramento è risibile per la Uefa:
“A Nyon, come a tanti dalle nostre parti, il ricorso a un cavillo procedurale – il mancato tesseramento – pare francamente risibile, soprattutto nel caso di un’elezione stravinta con l’appoggio di quasi tutte le componenti. Ma se irregolarità c’è stata, e per i codici sportivi Malagò non può essere presidente, bene, se ne faccia un altro. Democraticamente eletto”.
Questo è il punto. Una cosa è stabilire che l’elezione di Malagò non è valida e procedere immediatamente a nuove elezioni. E allora andrebbe bene. Un’altra insediare un commissario politico alla federcalcio. In quel caso l’Italia perderebbe gli Europei come li perse la Grecia.
“Non c’è motivo per cui la politica debba entrare nel calcio”
Scrive la Gazzetta:
“non c’è un motivo per cui la politica debba entrare nel calcio: le finanze sono a posto, non ci sono irregolarità amministrative, scandali o altro”.
“Un commissario politico — diciamolo subito, per non stupirsi dopo — condannerebbe l’Italia a perdere l’Europeo e quindi l’ultimo tram del desiderio di rinnovare gli stadi per avvicinarsi alle altre potenze calcistiche europee. Al contrario, le distanze si allungherebbero e non sarebbero i risultati di una bella Nazionale a risolvere una crisi strutturale”.