Il Manchester City come Armstrong: via il nome dai trofei. Solo spazi vuoti nell’albo d’oro, senza alcun onore
"Che siano il memoriale degli anni in cui un’entità straniera prese la più grande espressione culturale di questo Paese, e cercò di piegarla ai propri scopi politici"

This handout picture provided by the UAE Presidential Court shows Khaldoon Khalifa al-Mubarak, Managing Director Group CEO of Mubadala Investment Company (R) and English football club Manchester City FC's Spanish manager Pep Guardiola (L) walking while holding the English Premier League trophy during an event celebrating their fourth consecutive Premier League title at Qasr al-Watan in Abu Dhabi on June 13, 2024. (Photo by Mohamed AL-HAMMADI / UAE PRESIDENTIAL COURT / AFP)
City, via al nome dai trofei

“Voglio quella scarica di adrenalina nel momento in cui arriva un gol, l’attesa angosciosa durante il recupero, l’esplosione al fischio finale. Voglio lacrime e abbracci, comunità e senso di appartenenza, tutte quelle cose di cui la generazione di mio padre parlava continuamente. Voglio ubriacarmi e cantare su un treno. Non voglio scoprirlo attraverso una notifica sul telefono, 12 anni dopo, mentre sto sistemando la lavastoviglie.
Cosa fare di questi trofei?

Scrive Wilson:
“I ricordi euforici non possono essere cancellati, ma spetta ai tifosi del City – così come ai giocatori, agli allenatori e ai dirigenti – decidere cosa farne. Se vogliono ancora esultare per il gol di Sergio Agüero al 94° minuto, quello che consegnò al City il titolo di Premier League del 2012, nessuno può impedirglielo. Ma il resto del mondo sa su cosa si fondava quella vittoria: mentre il resto della Premier League giocava rispettando i regolamenti approvati dagli stessi club, il City non lo faceva.”
La chiosa è da brividi:
“Se negli albi d’oro ci saranno degli spazi vuoti, che rimangano tali: lì non c’era alcun onore.
Lasciamo che quegli spazi rappresentino una testimonianza di ciò che furono quelle stagioni. Che siano il memoriale degli anni in cui un’entità straniera cercò di sovvertire il calcio inglese, in cui un’entità straniera prese la più grande espressione culturale di questo Paese, con tutta la passione e tutto il sentimento, tutta la tristezza e tutta la gioia, tutto l’amore che essa ha generato, e cercò di piegarla ai propri scopi politici.
Che siano un monito sui pericoli del capitalismo laissez-faire, quando tutto, per quanto amato, può essere venduto al miglior offerente.”