Il Guardian non molla Guardiola: “Cosa sapeva Pep? Ora non gli resta che l’adesione servile al City”

"Ma ammettiamolo, lo sapevamo tutti, non solo Guardiola. Non erano forse evidenti le operazioni fraudolente del City?

Il Guardian non molla Guardiola: “Cosa sapeva Pep? Ora non gli resta che l’adesione servile al City”

A supporter holds up a sign in honour of Manchester City's Spanish manager Pep Guardiola during ceremonies to honour those leaving the club, including Guardiola, at the end of the season, following the English Premier League football match between Manchester City and Aston Villa at the Etihad Stadium in Manchester, north west England, on May 24, 2026. (Photo by Darren Staples / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE. No use with unauthorized audio, video, data, fixture lists, club/league logos or 'live' services. Online in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No video emulation. Social media in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No use in betting publications, games or single club/league/player publications. /

“C’è un problema evidente con la storia del City in questa fase. È semplicemente troppo grande. C’è troppo da dire, un intero multiverso dickensiano intessuto di stranezze e momenti sbalorditivi. Questa non è, ripeto non è, una storia mediatica. Eppure, in un certo senso lo è”. Ma se Barney Ronay (sì, oggi nell’alternanza delle firme, sul Guardian tocca a lui) sottolinea la complessità del polverone è pur vero che Guardiola al momento ne è al centro. Ha preso posizione, ha scelto i suoi ex datori di lavoro. E’ in una posizione scomodissima.

Davvero Guardiola può negare?

“Cosa sapeva Pep? – scrive il Guardian – Questa è una discussione che va ben oltre la semplice eredità calcistica. Riguarda praticamente tutto: la vera natura del club, del calcio d’élite stesso e concetti più basilari come la verità, lo spettacolo e la natura umana. Credere alle rassicurazioni altrui può essere considerata una giustificazione, visto che Guardiola era nella posizione ideale per porre le proprie domande? È plausibile negare tutto in questo caso?”.

“A tutt’oggi, la posizione di Guardiola rimane quella di un’adesione servile alle promesse dei suoi finanziatori. (…) Anche Guardiola dovrà affrontare le proprie domande, e a un livello che lo ferirà. L’allenatore che di solito rimane in un club per tre o quattro anni, ha prolungato la sua permanenza fino a un decennio, trascorrendo l’80% di quel tempo sotto una nube di contratti fittizi e arroganza superficiale. In tutto questo, ha mantenuto un rapporto profondamente personale con il suo presidente, Khaldoon al-Mubarak. I due vengono mostrati mentre si sussurrano teneramente nel recente documentario di Prime, in cui Guardiola viene presentato come il più autentico e sincero dei cercatori di verità, un naufrago solitario sull’Isola dell’Integrità, simile a un Jedi con la sua felpa su misura, gli occhi pieni di lacrime mentre parla di sentimenti e verità eterne, come un padre al pub la vigilia di Natale.

Pep deve andare all-in

E’ ormai acclarato che “tutti i suoi trofei con il City siano stati vinti grazie a un sistematico imbroglio su larga scala. Nel periodo in questione, secondo Transfermarkt, la spesa netta del City per i trasferimenti è stata di quasi 400 milioni di sterline superiore a quella del Manchester United, secondo in classifica, e cinque volte superiore a quella di Liverpool e Arsenal. Dal 2016 al 2018, il periodo chiave per la costruzione del dominio di Pep Guardiola, il City ha speso molto più di qualsiasi altra squadra. Dopodiché, ha vinto il campionato all’ultima giornata o per un solo punto per ben tre volte. C’erano piccoli accorgimenti, come sborsare altri 25 milioni di sterline per Kevin De Bruyne, curando i dettagli a proprio vantaggio. Com’è possibile non vedere in questo successo alcun legame con margini di profitto illeciti? Questa è un’era che verrà definita da brogli, trofei sollevati con una mano dietro la schiena e un pollice sulla bilancia”.

Ora “Pep non può far altro che raddoppiare gli sforzi e andare avanti fino alla fine. Il lavoro di una vita, la sua immensa e totalizzante reputazione sono in gioco”. “Ma ammettiamolo, lo sapevamo tutti. Non erano forse evidenti le operazioni fraudolente? Erano palesi anche in assenza di dichiarazioni di sostegno da parte dei consiglieri indipendenti di First Abu Dhabi Bank, Etihad Airways, Experience Abu Dhabi, Emirates Palace Hotel di Abu Dhabi, Aldar Properties di Abu Dhabi, Masdar Energy di Abu Dhabi, e& telecoms di Abu Dhabi”. “Eravamo a conoscenza dell’aspetto del “sportswashing”, sapevamo che il City era uno strumento di soft power per lo stato di Abu Dhabi, che ha una storia di presunte – e ovviamente negate – violazioni dei diritti umani e così via. E ovviamente anche i tifosi del City dovevano saperlo, o almeno percepirlo a un certo livello. Era insito nel progetto, la sensazione di qualcosa di brutalmente esclusivo ma stranamente freddo”.