“Scaricavo la mia tensione di protezione con… acquistavo armi”: l’ex capo ultrà dell’Inter Beretta e il Kalashnikov comprato al ristorante. Sull’agenda scriveva “C4”

Kalashnikov, bombe a mano, una mitraglietta Uzi, giubbotti antiproiettile. Le dichiarazioni di Andrea Beretta, collaboratore di giustizia, hanno portato in carcere il presunto fornitore: un ristoratore di 49 anni di Cassina de' Pecchi.

“Scaricavo la mia tensione di protezione con… acquistavo armi”: l’ex capo ultrà dell’Inter Beretta e il Kalashnikov comprato al ristorante. Sull’agenda scriveva “C4”

As Roma 20/10/2024 - campionato di calcio serie A / Roma-Inter / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: tifosi Inter

Oltre al controllo della Curva Nord, agli affari con gli ultras del Milan e agli omicidi di Vittorio Boiocchi e Antonio Bellocco, c’erano anche le armi. Tante, “quasi un arsenale”, scrive la Gazzetta dello Sport: quattro fucili rubati, una pistola, un Kalashnikov, un fucile a pompa, una mitraglietta Uzi, tre granate, centinaia di proiettili. E poi pettorine della Polizia, un lampeggiante, una paletta, puntatori laser e giubbotti antiproiettile.

A raccontare come se le procurava è stato lo stesso Andrea Beretta, ex capo ultrà dell’Inter, oggi collaboratore di giustizia e condannato a 10 anni per l’omicidio di Antonio Bellocco e per associazione a delinquere con l’aggravante mafiosa. Le sue parole hanno portato all’arresto di Ivan Davide Bittolo, 49 anni, ristoratore.

Beretta e le armi: “Mi tranquillizzava”

I fatti risalgono all’estate del 2024. Dentro il “triumvirato” che guidava la Curva Nord la tensione era altissima: Beretta aveva saputo che Marco Ferdico e Antonio Bellocco volevano farlo fuori. Il 4 settembre 2024 sarebbe stato lui a uccidere Bellocco, a Cernusco sul Naviglio. Il Corriere della Sera racconta un dettaglio dalla sua agenda: alla pagina del 20 giugno 2024 c’è scritto “Nb. Bittolo C4”. Agli inquirenti Beretta ha spiegato perché:

“Non è che potevo mettere ‘bombe’, ho messo C4 perché magari non lo conoscono”.

E sul motivo di tutte quelle armi:

“Diciamo che scaricavo la mia tensione di protezione con… acquistavo armi”.

Per rifornirsi, gli bastava andare a pranzo nel ristorante di Bittolo a Cassina de’ Pecchi. Lo conosceva dai tempi della scuola. Da lui, ha raccontato, “ho preso l’Ak47, le bombe a mano e forse la calibro 22, adesso non ricordo”. Secondo la Gazzetta del Sud, che ha letto l’ordinanza, la spesa sarebbe stata di “1500 euro”. Beretta descrive così quegli incontri:

“Magari andavo a mangiare durante la pausa di lavoro, però io andavo per incontrare lui, perché volevo acquistare… non è che gli chiedevo un bazooka o quelle robe là. Lui mi diceva quello che c’aveva… mi diceva: ‘Guarda che c’ho questa roba qua, ti può interessare?'”.

Bittolo, secondo Beretta, “era un tramite”. La consegna la faceva qualcun altro, “un tipo strano”:

“Ha presente quel tipo di ‘Un giorno di ordinaria follia’? Una roba del genere. Sa, magari che sembra uno scribacchino e invece è un fuori di testa”.

Così Beretta aveva riempito il magazzino di via Comotti a Cambiago, sequestrato a novembre 2024 con l’arresto del “custode”, l’ultrà Cristian Ferrario. I quattro fucili, secondo il suo racconto, erano stati rubati in appartamenti da un gruppo di “romeni”. Per l’accusa, Bittolo “in concorso con persona non identificata” gli avrebbe fornito anche tre bombe a mano “a frammentazione” di “produzione jugoslava” e una pistola revolver.

Ferdico: “Aveva il canale bulgaro e il canale calabrese”

All’arresto hanno contribuito anche le dichiarazioni di Marco Ferdico, altro ex leader della Curva Nord, anche lui collaboratore di giustizia e condannato a 8 anni nell’inchiesta Doppia Curva. Secondo la Gazzetta, ha descritto Bittolo così:

“È un trafficone, uno spacciatore, ovviamente calabrese, vicino alle cosche. Se avevi bisogno di un’arma, gliela potevi chiedere. Ha sempre vantato questa sua appartenenza alle ‘ndrine calabresi di Capo Rizzuto”.

Ferdico ha anche ammesso di aver avuto con Bittolo traffici di cocaina e ha riferito che il 49enne “aveva il canale bulgaro e il canale calabrese” per procurarsi armi. Secondo il Corriere della Sera, Bittolo si vantava con l’ultrà “che lui, qualsiasi problema c’era, erano in Calabria pronti a salire, che gli mandavano le armi”. Per la gip di Milano Manuela Castellabate, Bittolo in quel periodo era “inserito in contesti criminali”, anche “vicini alla ‘ndrangheta”, e rappresentava “il punto di contatto tra i trafficanti di armi e coloro che intendevano conseguirne l’immediata disponibilità”. L’arresto è stato eseguito nei giorni scorsi, nell’ambito di un filone della maxi inchiesta sulle curve di San Siro condotta dalla Dda di Milano con il pm Paolo Storari e dalla Squadra mobile. Bittolo è stato interrogato dalla giudice ed è da considerarsi innocente fino a sentenza definitiva.

Le curve, la ‘ndrangheta e il calcio

Beretta e Ferdico sono anche imputati davanti alla Corte d’Assise di Milano per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, storico leader della curva interista ucciso nel 2022. Un’inchiesta riaperta proprio grazie alla collaborazione di Beretta. Ferdico aveva già raccontato che dopo i funerali di Diabolik Beretta gli aveva detto di voler uccidere Boiocchi. Sui rapporti tra club e curve, il giudice aveva scritto che l’Inter era in un rapporto di sudditanza con gli ultras.

Pochi giorni fa De Laurentiis aveva detto: “Sono contro gli ultras perché hanno radice mafiosa, camorrista, ndranghetana. Avete visto l’Inter?”. E noi avevamo scritto che il calcio garantisce alle organizzazioni criminali consenso sociale, prestigio e controllo del territorio. Il caso della Curva Sud del Milan raccontava lo stesso: da capo ultrà a “manager” di un business della droga da 7 milioni.