Ziliani accusa Orsato, è un “golpe” contro il Var: “Le partite scorrono? Merito dell’IFAB, non suo”
Il nuovo designatore incassa i complimenti degli allenatori per un calcio più fluido. Ma Paolo Ziliani ribalta la lettura: il merito è delle nuove regole mondiali dell'IFAB; il vero effetto Orsato è un altro, la "sparizione" del VAR. E i numeri, dice, lo dimostrano.

Mp Livorno 22/08/2025 - campionato di calcio Serie C / Livorno-Ternana / foto Matteo Papini/Image Sport nella foto: Daniele Orsato
Su Orsato e il VAR Paolo Ziliani firma un durissimo atto d’accusa sul suo profilo X e sulla newsletter “Palla Avvelenata”. Il punto di partenza sono i complimenti piovuti sul designatore dopo la riunione di Lissone con gli allenatori di Serie A. Per il giornalista, però, si applaude la persona sbagliata:
“Tutti a complimentarsi per le partite che scorrono via senza perdite di tempo, ma il merito è dell’IFAB, non di Orsato. Che dovrebbe pensare a far rispettare il regolamento, non a imporne uno suo.”
Orsato e il VAR: perché per Ziliani il merito è dell’IFAB
Il ragionamento è tecnico. Se le partite sono più godibili e con meno tempi morti — non solo in Italia — è per le nuove regole introdotte dall’IFAB dalla stagione 2026-27, valide in tutto il mondo: i 10 secondi per uscire dal campo nelle sostituzioni, il conto alla rovescia di 5 secondi su rinvii dal fondo (pena il corner) e rimesse laterali (pena l’inversione), il minuto fuori per chi si fa soccorpo dopo un infortunio (con cinque eccezioni: portieri, scontri tra compagni, colpi alla testa, falli da giallo/rosso, rigore da battere). Regole mondiali, appunto, “che con i meriti di Orsato c’entrano come i cavoli a merenda”. Un effetto che avevamo raccontato coi numeri del tempo effettivo cresciuto di 5 minuti.
Il “golpe”: la sparizione del VAR
Il terreno su cui Orsato risponde davvero, sostiene Ziliani, è l’applicazione del regolamento — rigori, disciplinari, coordinamento col VAR. E qui, secondo il giornalista, il designatore si è sostituito all’IFAB, di fatto svuotando la moviola:
“Il golpe in atto nel calcio italiano, con Orsato che ha introdotto un regolamento ad personam riportandoci al Medioevo pre VAR, è di una gravità senza precedenti: Infantino in confronto è un dilettante. Abbiamo imboccato la strada che porta dritta ai tempi di Calciopoli e tutti stanno facendo festa.”
A supporto, la frase dello stesso Orsato (“Non arretreremo di un centimetro”) e la sua linea sul Var che interviene solo se l’arbitro non ha visto. Ziliani ricorda anche il passato: lo “sfondone Pjanic” dello scudetto 2017-18, giustificato anni dopo con l’essere stato “troppo vicino all’azione”.
Il dato che pesa: 1 richiamo in Serie A, 6 in Champions
La parte più concreta è il confronto numerico. Nelle prime 5 giornate di Serie A, in 50 partite, un solo richiamo all’OFR (Rapuano in Genoa-Frosinone, su invito del Var Camplone, per un fallo di mano di Cittadini: rigore poi assegnato). Nel primo turno di Champions, invece, 18 partite e 6 interventi/correzioni Var (Bruges-Aston Villa, Lille-Betis, Slavia-Lens, Fenerbahce-Roma, AEK-Lask, Barcellona-Feyenoord): uno ogni tre gare. “Come passare dal giorno (l’Europa) alla notte (la Serie A)”, scrive Ziliani, che si domanda a chi giovi spegnere il Var mentre FIGC, Lega e CONI tacciono — anzi, plaudono. Il tutto, aveva anticipato, lo si sarebbe visto proprio nel confronto con la Champions. La sua conclusione è un avvertimento: nessuno, “tantomeno Orsato, ha il diritto di riscrivere il regolamento del gioco del calcio”, e presto UEFA, FIFA e IFAB potrebbero accorgersene.