Neymar dice addio al Brasile e Ancelotti apre il nuovo ciclo: “Adesso tocca ai giovani”

La sua convocazione per il Mondiale aveva acceso non poche polemiche e così Neymar ha deciso di chiudere prima ancora che fosse tirato in causa.

Neymar dice addio al Brasile e Ancelotti apre il nuovo ciclo: “Adesso tocca ai giovani”

Brazil's Italian head coach Carlo Ancelotti talks to his forward #10 Neymar during the 2026 World Cup Group C football match between Scotland and Brazil at the Miami Stadium in Miami Gardens on June 24, 2026. (Photo by CHANDAN KHANNA / AFP)

La storia tra Neymar e il Brasile si chiude qui. Il numero 10 verdeoro ha deciso di fare un passo indietro dopo i Mondiali, comunicando alla federazione e allo stesso Carlo Ancelotti che non intende più tornare in Nazionale. Una scelta arrivata prima ancora di essere di nuovo tirato in causa — la sua convocazione per l’ultimo torneo aveva acceso non poche polemiche — e che consegna al ct un dilemma in meno per il futuro.

Neymar e il Brasile, la spiegazione di Ancelotti a CNN Sports

In una lunga intervista a CNN Sports, l’allenatore italiano ha chiarito che non si è trattato di un’esclusione, ma di una rinuncia del giocatore:

“Ney meritava di essere ai Mondiali per le sue qualità, ma ha già confermato di non voler più tornare in Nazionale. È insostituibile, è stato un talento straordinario e unico. Ma è ora di concentrarsi sui giovani brasiliani.”

Il Mondiale, del resto, è stato un ultimo atto amaro: Neymar è arrivato all’appuntamento da infortunato, con poco da dare a una squadra già in difficoltà, e ha salutato la scena dopo l’eliminazione agli ottavi contro la Norvegia. Un finale lontano dalle notti di gloria, ma coerente con una carriera in Nazionale segnata quanto dai trionfi altrettanto dai rimpianti.

I precedenti: primatista assoluto, tra oro olimpico e occasioni sfumate

Perché il bilancio di Neymar con la Seleção è, numeri alla mano, semplicemente il migliore di sempre. Esordio nel 2010, e da lì una cavalcata che nel settembre 2023 lo ha portato a superare nientemeno che Pelé: 79 gol (secondo il conteggio FIFA) in circa 128 presenze, cifre che ne fanno il miglior marcatore nella storia del Brasile. Un primato che convive, però, con una collezione di appuntamenti mancati:

Il 2013: Confederations Cup vinta in casa, con Neymar migliore in campo, ai massimi.
Il 2014: il Mondiale casalingo interrotto dall’infortunio alla schiena nei quarti con la Colombia, alla vigilia del leggendario 7-1 con la Germania.
Il 2016: l’oro olimpico di Rio, da capitano, con il rigore decisivo in finale contro la Germania.
Il 2018 e il 2022: due uscite ai quarti (Belgio e poi la Croazia ai rigori, con tanto di gol nei supplementari).
La finale persa di Copa America 2021 contro l’Argentina di Messi.

Un palmarès pieno più a livello di club che di Nazionale, dove il grande sogno — un Mondiale — non è mai arrivato. È il paradosso dei fenomeni: il talento non basta, e la storia lo ha già visto con altri campioni, come nel confronto eterno tra Pelé e Maradona.

Il nuovo ciclo: Ancelotti punta sul 2004-2006

Archiviato il capitolo, Ancelotti guarda avanti: la strada è quella di aprire un ciclo nuovo, convocando soprattutto ragazzi nati tra il 2004 e il 2006. Per qualcuno si tratterà dell’esordio assoluto in Nazionale maggiore, ma il ct vuole dare fiducia per costruire una squadra che non dipenda da un solo nome.

“Conta il lavoro di squadra: è la grande lezione che mi sono portato dietro dal Mondiale.”

Una filosofia che ricorda quella con cui a Napoli si valorizzano i giovani e la forza del collettivo: alla fine, come raccontiamo spesso, il calcio moderno premia le idee più dei singoli, dagli allenatori in giro per il mondo ai grandi ct. Per Neymar, intanto, cala il sipario in verdeoro: se ne va il recordman, resta la sensazione di un talento che avrebbe potuto vincere ancora di più. Il resto, come tutto ciò che succede in campo, lo diranno i giovani chiamati a raccoglierne l’eredità.