Lo strano mutismo sullo scandalo City dei grandi podcast del calcio inglese, Neville e Lineker
Il Telegraph li becca: fanno i fighi e si dicono liberi, e poi non fiatano quando devono. La verità è che non sono giornalisti, sono industria dell'intrattenimento

A Manchester City fan holds a banner reading "Gary Lineker for Prime Minister" ahead of the English Premier League football match between Crystal Palace and Manchester City at Selhurst Park in south London on March 11, 2023. The BBC's sport service was in meltdown on Saturday after pundits and commentators refused to work in support of presenter Gary Lineker, who was forced to "step back" after accusing the government of using Nazi-era rhetoric. Match of the Day presenter Lineker, England's fourth most prolific goalscorer, sparked an impartiality row by criticising the British government's new policy on tackling illegal immigration. (Photo by Ben Stansall / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE. No use with unauthorized audio, video, data, fixture lists, club/league logos or 'live' services. Online in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No video emulation. Social media in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No use in betting publications, games or single club/league/player publications. /
I calciatori che si sono reinventati come influencer amano parlare della libertà di cui godono sulle loro nuove piattaforme, ma “questa libertà permette anche ai podcaster di non dire assolutamente nulla”. Il Telegraph ha notato lo strano mutismo dei grandi podcaster del calcio inglese sullo scandalo City: Stick to Football, The Rest Is Football, The Overlap, The Good, The Bad & The Football, Rio Ferdinand Presents e That Peter Crouch Podcast. “Persino editori tradizionali, basati sulla carta stampata, si sono dimostrati più agili dei commentatori di punta” come Neville e Lineker, scrive il Telegraph (togliendosi anche qualche sassolino dalle scarpe).
“Questo non accadrebbe in America – scrive il giornale – dove una notizia sportiva di categoria cinque scatena decine di “interventi di emergenza” da parte delle voci più influenti. Men In Blazers, condotto da un britannico ma trasmesso dagli Stati Uniti, ha imparato la lezione dal paese ospitante e ha pubblicato venerdì un episodio sulle accuse al City.

“E’ curioso che non abbiamo ancora sentito il parere di così tante voci autorevoli del mondo del calcio su una vicenda di tale portata”. Il Telegraph scrive che sembravano tutti distratti dalla Nations League. E si chiede “se la presunta rivoluzione dei podcast non sia una falsa speranza. Al pubblico era stato promesso tutto ciò che desiderava, quando lo desiderava, in diretta e senza costi aggiuntivi, e senza fastidiosi intermediari. Ora che le videochiamate su Zoom sono apparentemente un modo accettabile per condurre discussioni al telegiornale delle dieci, dovrebbe essere facile per qualsiasi podcaster entrare in azione quando la situazione lo richiede. Questo non è accaduto con i programmi condotti dai giocatori, e ci ricorda che operano principalmente nel settore dell’intrattenimento”.
Tutto ciò è anche “un promemoria anche di una certa superficialità nella cultura inglese che si riflette nei nostri media calcistici. Il discorso è eccessivamente dominato dalla celebrità e dalla convinzione ostinata che gli ex giocatori più famosi siano sempre i più nel giusto. È un sistema che confonde la premiazione della fama con la meritocrazia”.