“Kayode è l’emblema di come in Italia non si creda nei giovani”
Intervista a Soda il suo scopritore: "La Fiorentina non ha creduto in lui, nessuna big italiana lo ha fatto. Il problema è che è arrivato in Nazionale solo dopo il suo approdo in Inghilterra"

Db Bursa 28/09/2026 - Nations League / Turchia-Italia / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: esultanza gol Michael Kayode
Il giocatore simbolo della rivoluzione che Roberto Mancini sta attuando nella Nazionale italiana è sicuramente Michael Kayode. Il migliore in campo nell’1-4 di lunedì scorso contro la Turchia e fatto andare troppo facilmente al Brentford. La redazione de IlNapolista.it ha intervistato l’allenatore che l’ha lanciato nel mondo dei grandi ai tempi del Gozzano, ovvero mister Antonio Soda.
Soda su Kayode: “È arrivato in Nazionale solo dopo il suo approdo in Premier”
Dal Gozzano in Serie D, passando per la Premier League, alla Nazionale, il passo di Kayode è stato ‘breve’.
“Sono molto contento per il ragazzo, ha fatto un grandissimo percorso. Quando l’ho avuto, io era piccolo, aveva solo 16 anni. Ho avuto il coraggio di buttarlo dentro, era più che un bambino. Tornava dagli allievi della Juventus. Mi ha impressionato sin dal primo minuto, si vedeva che era un ragazzo speciale. I suoi esordi sono sempre eccellenti: sia in Nazionale che da noi in Serie D. Mi ha impressionato la sua forza, la sua velocità. Merita questa carriera, ha fatto tanti sacrifici”.
Kayode è stato comprato dal Brentford per circa 20 milioni di euro, una cifra non impossibile anche per le nostre big. Ma questo è il sintomo di quanto il calcio italiano non veda, o non dia fiducia, ai giovani talenti?
“Dobbiamo credere di più nei giovani, i giovani possono anche sbagliare. Bisogna sapere aspettarli. La Fiorentina non ci ha creduto. In Italia facciamo fatica in questo. Ha avuto un contratto importante al Brentford, dove è cresciuto tantissimo. Le grandi del nostro campionato non hanno voluto puntarci, visto che 20 milioni è una cifra abbordabile per loro. Non hanno creduto in Michael, il problema è che lui arriva in Nazionale dopo il suo approdo in Inghilterra.

Anche se ha già vinto un Europeo con l’Italia Under 19, dove ha segnato anche in finale, ed ha giocato in Under 21. Quando i giovani sbagliano bisogna aiutarli a migliorare. A volte, li critichiamo ma, invece, bisogna dargli fiducia. Così come è successo con Romano prima e dopo il Belgio. In Italia è sempre così. Mancini, se dovesse perdere con la Francia, sarà criticato nuovamente. Bisogna aspettare la crescita dei giovani, che devono essere inseriti gradualmente. La Nazionale deve ricreare un’identità forte se vuole tornare al Mondiale”.
A proposito di Mondiale, visto che Kayode sta giocando benissimo da un anno e mezzo in Inghilterra, come si spiega la sua non convocazione per i play-off di marzo scorso?
“Mi aspettavo prima una sua convocazione, stava facendo bene. In Inghilterra, anche grazie alla sua particolare rimessa (ride, ndr), si è preso subito il posto da titolare. Michael è un ragazzo speciale, è una persona perbene. Ha una figlia, una famiglia: è cresciuto. Ma lui già a 16 aveva questi valori così importanti. Deve soltanto migliorare nel capire che non può correre sempre, deve fare un po’ di densità. Lui è volenteroso, lui ci arriva sempre. Ha una grandissima voglia. Dà sempre tutto per la maglia e per la squadra. Con me giocava anche a sinistra, può far tutto”.
Al netto che ha allenato Kayode quando aveva 16 anni, lei rivede qualcosa anche adesso dal punto di vista del carattere?
“Con la Turchia sono rimasto impressionato, perché ho rivisto le stesse immagini di quando si allenava con noi in Serie D. Lo puoi trovare dappertutto, non si risparmia mai, non lo salta mai nessuno. Ci abbiamo lavorato tecnicamente. Lui è stato il calciatore più giovane a segnare in Serie D. Mi aspettavo un buon esordio, ma non a questi livelli. La sua forza, sia in campo che fuori, è la sua grandissima personalità, sembrava che giocasse da tempo con l’Italia. Lui è una spugna, un ragazzo intelligente. Porta in campo tutte le cose che gli vengono dette”.
Kayode ha ora su di lui tutta la luce dei riflettori dei media, e non solo, ma ha la personalità di resistere a tutta questa pressione?
“Sì, sicuramente. Come ho detto, lui ha una fortissima personalità: è sempre così, anche fuori dal campo. Lui non sente nulla, lo conosco bene. Darà sempre il massimo, poi potrà sbagliare (così come fanno tutti). Ma lui darà sempre l’anima. Bisogna aspettarlo, così come tutti gli altri giovani chiamati in Nazionale”.