Il City affonda anche la reputazione di Guardiola, il Telegraph: “Tutte le sue vittorie sono ormai macchiate”
"Guardiola ha beneficiato di quanto realizzato in quegli anni, di quelle fondamenta costruite attraverso metodi discutibili"

Db Manchester (Inghilterra) 18/09/2025 - Champions League / Manchester City-Napoli / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Pep Guardiola
La metafora che il Telegraph usa per demolire Pep Guardiola è appunto edilizia: “Cosa succede se sei un costruttore di fama mondiale e realizzi la casa più bella, il capolavoro della tua carriera, per poi scoprire che le fondamenta erano marce e i fondi per pagarla erano stati ottenuti in modo fraudolento? Ecco che l’intero, magnifico edificio deve essere abbattuto e il tuo nome ne esce infangato. Per sempre. Anche se non ne sapevi nulla. Un pensiero va a Pep Guardiola”.
Guardiola: “se mi mentite, me ne vado”
Ed è un pensiero, quello firmato da Jason Burt, che emerge piano sulla stampa inglese che sta massacrando il Manchester City e la Premier. L’idea di un Guardiola “a mia insaputa”, modello Scaiola, solletica assai i giornali. Che ricordano che quando, nel febbraio 2020, la Uefa riconobbe il City colpevole di aver violato le norme del fair play finanziario, Guardiola raccontò di essersi rivolto ai vertici del club e di aver creduto alle loro parole: “Gli ho detto loro: se mi mentite, me ne vado e non sarò più vostro amico'”. Come la scompa, alle medie.

Guardiola ha sempre fatto la sua parte nel difendere il City, scrive il Telegraph. “E cos’altro avrebbe dovuto fare? Cos’altro avrebbe fatto chiunque altro al suo posto, da dipendente? Avviare un’indagine personale?”. Però intanto ha vinto in un periodo evidentemente in cui il City non rispettava le regole. “Le violazioni delle norme finanziarie riguardano il periodo tra il 2009 e il 2018, dunque solo le prime due stagioni della gestione Guardiola, ma l’allenatore ha beneficiato di quanto realizzato in quegli anni, di quelle fondamenta costruite attraverso metodi discutibili. I sei titoli di campionato di Guardiola, la Champions League, le tre FA Cup, le Coppe di Lega, la Coppa del Mondo per Club, eccetera eccetera sono tutti messi in discussione. E questo nonostante quanto abbiamo visto in campo: il calcio meraviglioso, i gol, il talento artistico, lo spettacolo, la reinvenzione dei ruoli e del gioco, i calciatori e la complessità dei movimenti. Vincere con un “falso nueve” o con un centravanti puro; giocare con ali a piede invertito, terzini che stringono verso il centro, centrocampisti ibridi, difensori centrali schierati a metà campo, portieri-liberi, mezzali creative, quattro numeri 10, due numeri 10 e così via. Tutto irrimediabilmente macchiato”.
Reputazione compromessa
Al Barcellona dicevano che Guardiola vinceva perché aveva Messi. “Ora, al City, gli asterischi spuntano ovunque, piovendo come granate pronte a far saltare in aria quella costruzione. Una reputazione compromessa per associazione, anche se Guardiola probabilmente sosterrà che i suoi successi in campo non possono essere inficiati da eventi accaduti fuori dal rettangolo di gioco: fatti risalenti a un periodo precedente al suo arrivo, di cui non era a conoscenza. E, a prescindere dall’entità delle irregolarità commesse, il City non avrebbe vinto ciò che ha vinto senza Guardiola; non è stata solo una questione di soldi. Tuttavia, non è una tesi destinata a prevalere: al di là del merito delle regole, dei limiti che impongono o della volontà di preservare lo status quo, le norme vanno rispettate. Il City le ha accettate e Guardiola ha scelto il City; entrambi dovranno accettarne le conseguenze, qualora le accuse venissero confermate”.