I vecchietti ce li ritroviamo ovunque, in politica e in tv, ma nel Napoli non vanno bene

Tutta la società è basata sull'allontanamento della terza età. Nello sport è diverso e infatti il Napoli è considerato una squadra da rottamare. Sarà poi vero?

I vecchietti ce li ritroviamo ovunque, in politica e in tv, ma nel Napoli non vanno bene

Napoli's Belgian midfielder #11 Kevin De Bruyne and Napoli's Cameroonian midfielder #99 Andre-Frank Anguissa take part in a training session on the eve of the UEFA Champions League, League Phase - Matchday 2, football match between SSC Napoli and Sporting Clube de Portugal at the Diego Armando Maradona Stadium in Naples, on September 30, 2025. (Photo by CARLO HERMANN / AFP)

Le contraddizioni anagrafiche

La società della nostra epoca sembra rifiutare decisamente la legge del tempo nel senso che tende ad essere “attiva” malgrado l’avanzare degli anni. Infatti intere generazioni prossime alla pensione (o addirittura già in quiescenza) si richiamano sempre più spesso a modelli giovanili per quanto riguarda l’aspetto fisico, il modo di vestirsi (e truccarsi), di parlare, di nutrirsi, di frequentare luoghi una volta riservati esclusivamente alle generazioni più giovani, ecc. Gli esempi non mancano, basta dare uno sguardo alle diverse tipologie umane. I politici restano sulla scena praticamente fino alla tomba, lo star system non conosce tramonto (vale anche per la comunicazione dove arzilli vecchietti ce li ritroviamo in televisione a ripetere magari solfeggi appartenenti ad altre epoche), mentre attori e cantanti (ormai privi di voce ) continuano a inanellare tour lunghi e faticosi. Tutto questo avallato dalle diverse industrie che continuano a proporre modelli e prodotti capaci di allontanare non si sa quanto l’arrivo della terza età. Insomma, per farla breve, il giovanilismo è una cifra ben riconoscibile dei nostri anni.

De Laurentiis

Da rottamare o soffittizzare per dirla alla Totò

Tuttavia c’è una eccezione. Questo “mood” non va bene per quanto riguarda lo sport e in particolare il calcio. Qui impazza lo scouting anagrafico, i giocatori debbono essere sempre più giovani, bruciare il tempo, perché a trent’anni si è già vecchi e inservibili. La squadra del Napoli, ad esempio, pur avendo un’età media di soli 29 anni, è la più vecchia del campionato e per questo, secondo alcuni “esperti”, sarebbe da rottamare o, per usare un termine caro al grande Totò, andrebbe “soffittizzata”. Questa diffusa attitudine ha tuttavia un risvolto dannoso sotto il profilo esistenziale. Non si tratta di richiamarsi ora alla saggezza della vecchiaia poiché a parlare di queste cose “filosofiche” nel tempo d’oggi si viene scambiati per extraterrestri. Ma a furia di abbassare l’età dei potenziali campioni e di proiettarli nel mondo del business a nove cifre, si corre il rischio poi d’impedire ai giovani di godere pienamente e autonomamente del fascino irripetibile dell’adolescenza.