La triste lapidazione di Kyrgios, atteso al varco per aver sfiorato “il nostro Sinner”
Il Times ricorda i precedenti di droga non-doping in uno sport psichiatrico pieno di campioni fragili, da Borg in poi (a Napoli di cocaina non dopante ne sappiamo qualcosa). La rassegna stampa del rinfaccio è un po' avvilente

Londra (Inghilterra) 10/07/2022 - finale Wimbledon maschile / foto Imago/Image Sport nella foto: Nick Kyrgios ONLY ITALY
In Italia l’abbiamo presa col piglio del rinfaccio agonistico. Ce l’eravamo appuntati nell’anima quella reiterata e noiosissima nenia di Kyrgios contro il “dopato” Sinner. Per cui, appena l’australiano ha confessato sui social la sua positività alla cocaina, gli siamo saltati alla giugulare, chi più chi meno. Dito puntato, sopracciglio alzato, ghigno. La rassegna stampa (non solo italiana) degli editoriali a supporto è avvilente. D’altra parte, come si dice: se sputi in cielo in faccia ti torna, no? Il pulpito è sempre antipatico, e quando deflagra così le macerie sono di tutti un po’. Ma la storiaccia di Kyrgios l’abbiamo tradotta male, con una malizia uterina di cui non andare troppo fieri. Proprio no.
Lo scrive meglio di noi Tom Kershaw sul Times. “Per chi conosce la reputazione di Nick Kyrgios, la notizia della sua positività alla cocaina durante un torneo a Maiorca a giugno non sarebbe stata una rivelazione sconvolgente. Il trentunenne australiano non era mai risultato positivo a un test antidoping, ma la sua propensione per le feste non è mai stata un segreto fin da quando era un giocatore juniores”.
Toh, Kyrgios si droga. Incredibile eh?
Nel documentario Netflix “Break Point”, Kyrgios aveva già ammesso di aver problemi seri di alcol e di aver abusato di droghe. La notte dopo la sconfitta al secondo turno contro Nadal a Wimbledon, aveva “seriamente contemplato” il suicidio e si era fatto ricoverare in un reparto psichiatrico a Londra. Dopo la rinascita, con la finale di Wimbledon raggiunta nel 2022, nelle quattro stagioni successive, Kyrgios ha giocato appena dieci match di singolare vincendone solo due. Nel frattempo ha sfiorato una condanna penale dopo essersi dichiarato colpevole di aggressione nei confronti di un’ex fidanzata e ha ritwittato un bel po’ di sporcizie di Andrew Tate (se non sapete chi è googlatelo).
Il punto, peraltro, è che la cocaina non è un “vero dopante”, non è clostebol. Non c’è bisogno di riesumare l’ampia letteratura (non tanto scientifica, ma soprattutto psicologica) che da Maradona in poi contestualizza le differenze di positività varia. Per dirla ancora col Times: “Kyrgios non stava cercando di ottenere un vantaggio sleale durante una serata alle Isole Baleari. Era un uomo smarrito, in cerca di una via di fuga, che faticava ad accettare la fine della sua carriera”.

E il Times poi ricorda che il tennis è uno sport logorante, psichiatrico, un circo itinerante di fragilità appese all’equilibrio mentale con le punesse. E che i precedenti dovrebbero indurci ad abbassarlo, quel ditino. Separando la contestazione istintiva – facile – dal contesto che raccontiamo. Andre Agassi è risultato positivo alla metanfetamina nel 1997, l’anno del suo drammatico declino, mentre cadeva in una profonda depressione. Jennifer Capriati fu arrestata nel 1994, a soli 18 anni, per possesso di marijuana e due anni dopo aver vinto la medaglia d’oro olimpica entrò in un programma di disintossicazione. Ancora più a ritroso c’è l’iceberg Björn Borg, che dopo il ritiro cadde nel fascino della droga e nel 1989 e nel 1993, prima e dopo il suo ritorno al tennis, subì due overdose accidentali quasi fatali. E ancora gli ex numeri 1 del mondo Mats Wilander e Martina Hingis, che annunciarono entrambi il ritiro dopo essere risultati positivi alla cocaina, lui al Roland Garros 1995, lei a Wimbledon nel 2007. Nel 2017 c’è cascato anche il britannico Dan Evans.
L’abbiamo usato, quando ci divertiva
Invece era troppo ghiotta l’occasione, tutti in fila al varco in un’attesa che sapevamo sarebbe stata brevissima. Kyrgios traballava da tempo, anzi da sempre. E quel suo fare il matto, soprattutto in campo, aveva dato da scrivere un sacco, aveva venduto biglietti dove ormai si giocava tra pochi intimi (il doppio, parlandone come di una specialità ancora viva). Problematico, certo, ma vivaddio un lampo di diversità in quell’ambiente di robottini educati. Fino a quando non ha evidentemente “stroppiato” come tutti gli eccessi fanno per evoluzione. E‘ andato fuori giri, s’è incarognito. E se l’è presa col peso massimo sbagliato: Sinner, il “nostro” Sinner. Una cuspide di masochismo, da parte Kyrgios: è rimbalzato contro la sua fama, la sua postura impossibile anche solo da scalfire. Doveva ri-cadere, prima o poi. Non c’era modo che la scampasse. Tutto prevedibile, lapidazione inclusa.