Fabregas: “Conte ha inciso molto su di me. Ha una visione forte, per lui sono tutti uguali”

Al Corsport: "La nostra crescita non ha precedenti. Non guardo tanto alla spesa quanto alla valo­riz­za­zione della squa­dra e dei sin­goli." E ancora: "L'Inter è la squadra più forte d'Italia, è il picco"

Fabregas: “Conte ha inciso molto su di me. Ha una visione forte, per lui sono tutti uguali”

Mg Como 15/03/2026 - campionato di calcio serie A / Como-Roma / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Cesc Fabregas

Intervistato dal Corriere dello Sport, Cesc Fabregas ha diffusamente parlato del Como e della sua idea di calcio.

Le parole di Fabregas

Fabregas

Vi è costata 400 milioni (la qualificazione Champions, ndr), euro più euro meno.

“Non a me, non a me per­so­nal­mente. Non so cosa signi­fi­chi invi­dia in que­sto senso. Sì, il Como ha speso, però è vero che la cre­scita del club sta pro­ce­dendo a una velo­cità che sin­ce­ra­mente non ha pre­ce­denti. Il Psg ha speso mille e mille di milioni e ha aspet­tato quin­dici anni prima di vin­cere la Cham­pions, l’Arse­nal sette per la Pre­mier. Non guardo tanto alla spesa quanto alla valo­riz­za­zione della squa­dra e dei sin­goli. È altret­tanto vero che non abbiamo salari enormi, il nostro monte sti­pendi è infe­riore a quello di otto, nove squa­dre.”

Hai vis­suto due estati total­mente dif­fe­renti. Un anno fa ti cer­ca­rono Inter, Milan, Roma, Napoli, Lever­ku­sen. Sei mai stato dav­vero vicino a lasciare Como? Incon­tra­sti alcuni diri­genti: se avevi già deciso di restare, per­ché hai voluto comun­que ascol­tarli? Sta­volta ti hanno lasciato stare per via della Cham­pions?

“Quando prendo una deci­sione non la cam­bio. No, non sono mai stato lon­tano da Como. Ero stato molto chiaro con il mio pre­si­dente. Per una que­stione di rispetto ascolto gli altri per­ché mi con­sente di spie­gare le mie ragioni a chi mi dà valore, a chi mi cerca.”

Più o meno. Cosa deve avere un cal­cia­tore per pia­certi?

“È molto dif­fi­cile rispon­dere per­ché ci sono tanti gio­ca­tori che vedi e dici: wow, nel nostro con­te­sto pos­sono essere molto, molto buoni. Quando arri­vano devi veri­fi­carli ogni giorno, a volte ti sor­pren­dono. Io credo sem­pre meno nel gio­ca­tore con un ruolo defi­nito. Dammi uno che capi­sce il cal­cio e che posso far gio­care a destra, sini­stra, da nove, da 10, da 6, da 8.

Il cal­cio è sem­pre meno posi­zio­nale, è più fisico, uomo con­tro uomo. Tu con­tro l’avver­sa­rio. Se io sono pic­colo e tu grande, nor­mal­mente vinci tu. Ma se mi muovo con intel­li­genza, ruoto con i com­pa­gni e ti fac­cio girare un po’ la testa crean­doti delle dif­fi­coltà, le cose pos­sono cam­biare. E per que­sto un gio­ca­tore intel­li­gente, fun­zio­nale è molto più impor­tante di uno limi­tato dal ruolo.”

Certo che la matrice spa­gnola aiuta. Noi ita­liani, dopo tre Mon­diali sal­tati, abbiamo deciso di pro­vare a costruire gio­ca­tori simili ai vostri in soli sei mesi quando in realtà ci vogliono otto, dieci anni.

“A Como abbiamo ini­ziato da zero. Anzi da meno dieci, cer­cando di imporre una nuova cul­tura e dan­doci un’iden­tità. È ciò che mi chie­sero il pro­prie­ta­rio e il pre­si­dente: vogliamo che porti un’iden­tità, che al lago di Como, che è magni­fico di suo, cor­ri­sponda un bel cal­cio. Cer­chiamo la bel­lezza del gioco”

Senza il risul­tato spor­tivo la bel­lezza conta poco nel cal­cio del pro­fitto.

“Ovvio, l’obiet­tivo di par­tenza era quello di mostrare, oltre al lago, un bel cal­cio. Due spet­ta­coli in uno. Così magari la gente si sarebbe fer­mata a Como un giorno in più.”

Sui suoi allenamenti e gli allenatori più importanti della sua carriera

Toglimi un’altra curio­sità, come sono gli alle­na­menti di Fabre­gas?

“Brevi. Però con inten­sità. Tutta palla. Voce, voce, voce, inten­sità, movi­menti, sprint, tran­si­zione, sem­pre, sem­pre con la palla a mille all’ora.”

E qual è la squa­dra di serie A che gioca un cal­cio non dico come il tuo ma che si avvi­cina?

L’Inter è la più forte d’Ita­lia. Quando sono arri­vato l’ho stu­diata tan­tis­simo, sono andato spesso a San Siro. L’Inter è il picco.”

E l’alle­na­tore che ha inciso di più su di te?

“Mou­ri­nho ha gio­cato con la mia testa, top. José mi ha impres­sio­nato vera­mente. Lui faceva una cosa con me sapendo che con altri non avrebbe fun­zio­nato. È troppo intel­li­gente. Molto bene anche Anto­nio Conte, un alle­na­tore che – come diciamo in spa­gnolo – no se casa con nadie, non si sposa con nes­suno, per lui sono tutti uguali dal primo all’ultimo. Ha una visione forte.”