In Mercedes hanno paura che l’Italia bruci Antonelli: “Senza calcio pensano solo a Kimi e Sinner”

Il Times racconta anche che dietro il fenomeno Kimi c'è "Bono", l'ex ingegnere di pista di Hamilton. Hanno rapporto padre-figlio

In Mercedes hanno paura che l’Italia bruci Antonelli: “Senza calcio pensano solo a Kimi e Sinner”

TOPSHOT - Mercedes' Italian driver Kimi Antonelli looks on in the cockpit of his car during the media day ahead of the Sao Paulo Formula One Grand Prix at the Jose Carlos Pace racetrack, aka Interlagos, in Sao Paulo, Brazil on November 6, 2025. (Photo by Miguel SCHINCARIOL / AFP)

Pete Bonnington non ha vinto nessun Gran Premio. Non guida, non sorpassa, non qualifica. Sta seduto davanti a un monitor, con le cuffie in testa, e parla. Eppure, se vuoi capire perché Kimi Antonelli a diciotto anni sembra già un campione adulto dentro una macchina da Formula 1, devi partire da lui.

Lo chiamano Bono. È stato la voce nell’orecchio di Lewis Hamilton per anni. Adesso è la voce nell’orecchio di Antonelli. Toto Wolff lo descrive come uno che “ha imparato dai grandi, da Schumacher a Hamilton, ed è stato un buon mentore, ma anche un capo forte”. Sa quando stringere e quando lasciare andare, e la differenza tra le due cose non la impari sui libri.

Bono, il padre-ingegnere di pista

Il mestiere dell’ingegnere di pista è uno dei più sottovalutati dello sport. Non compare nei titoli, non sale sul podio, non ha un merchandise. Ha un rapporto padre-figlio col pilota – così scrive il Times nel caso di Bono-Kimi – e gestisce la cosa più difficile che esista nel motorsport: tenere lucido un ragazzo di diciotto anni che va a trecento all’ora mentre metà Italia lo osserva come se fosse l’unica cosa rimasta.

Perché questo è il contesto in cui Antonelli lavora. L’Italia non si è qualificata per i Mondiali di calcio. Jannik Sinner è numero uno al mondo. E Antonelli ha già quattro Gran Premi vinti. “Il problema più grande è il pubblico italiano. Ora che non sono qualificati ai Mondiali è tutto incentrato su Sinner e Antonelli, dice Wolff. “Sta a noi tenere a freno gli entusiasmi.”

Lezioni via radio

In Bahrain, quando Antonelli ha superato due volte i limiti della pista, Wolff ha avvertito Bonnington via radio: ancora uno e intervengo io direttamente. Bono ha risposto: no, lascia fare a me. E Wolff si è fatto da parte. Non perché non avesse autorità per farlo. Ma perché ha riconosciuto qualcosa di più prezioso dell’autorità: qualcuno che sa già come funziona questa cosa.

Il paradosso della precocità nel motorsport è che il talento grezzo non basta, e spesso è la parte più facile da trovare. Quello che manca quasi sempre è l’architettura intorno, la struttura che trasforma un ragazzo veloce in un pilota capace di gestire la velocità, il rumore, la pressione, il fatto che ogni sua domenica viene vista da milioni di persone che non si qualificano per i Mondiali e hanno bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi.

Bonnington è parte di quell’architettura. Non la parte visibile. E’ un’impalcatura.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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