Il calcio non è certo l’unica emergenza dell’Italia

Sono tanti i carrozzoni che non funzionano, è il sistema che è lacunoso come reso evidente anche dal disastro a Cannes senza film né registi italiani

Malagò il calcio

Dc Roma 24/10/2024 - Premio Mecenate dello Sport / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Giovanni Malago’

Il calcio non è certo l’unica emergenza dell’Italia

Allora è proprio vero: il calcio è lo specchio della società politica del nostro tempo o viceversa. Sono tanti gli elementi che accomunano i comportamenti dei due temini di confronto che fanno pensare ad una totale identificazione delle rispettive peculiarità. Troppi aspetti sembrano coincidere. E purtroppo sono di natura oltremodo negativa. Facciamo soltanto qualche esempio. Il carrozzone che guida l’istituzione calcio fa acqua da tutte le parti ma nessuno se ne vuole intestare almeno una quota di responsabilità e tutti tendono vergognosamente a scaricare colpe e misfatti su altri. Allo stesso modo la politica è un Barnum sempre più disastrato ma resta incollato alle fatidiche poltrone mettendo in mostra un piagnucoloso vittimismo di maniera segnalando ancora una volta e sempre le altrui inadempienze. La caratteristica che più accomuna calcio e politica è da riscontrarsi proprio nella fuga dalle responsabilità.

La nazionale viene esclusa dal mondiale, il governo perde continuamente pezzi del suo stesso ingranaggio, sono soltanto quisquilie o pinzillacchere (come avrebbe detto il grande Totò) e allegramente, si direbbe, l’uno  il calcio) e l’altra (la politica) se ne infischiano delle valutazioni obiettive. Del resto è ormai chiaro da tempo che il nostro Paese non conta nulla e non è preso in considerazione a livello internazionale impegnato semmai a sostenere e finanziare operazioni culturali di infimo valore di amici fidati ignorando chi merita davvero (vedi il documentario su Regeni), ma nessuno sembra accorgersi poi che al Festival di Cannes (la manifestazione più importante del settore cinema) non è in concorso nessun film italiano e non è presente neanche un regista tricolore.

Per restare in gergo calcistico, l’importante sembra essere gettare la palla in avanti, vale a dire parlare del futuro ignorando il presente. E così mentre il campionato è ancora in corso e il Napoli è tuttora impegnato in una rincorsa difficile ma tecnicamente possibile, si va prefigurando il prossimo team della nazionale con Conte alla guida e con altro vertice aziendale senza alcuna proposta di riforma dell’azienda calcio; allo stesso modo la Presidente del Consiglio, ignorando i guasti e le faide interne alla sua squadra, promette un grande avvenire per gli italiani da compiersi tutto nell’ultimo anno di legislatura. Insomma nessuna riflessione sul presente e nessuna progettualità sul da farsi ma soltanto sogni e illusioni su un futuro che non arriverà mai.

Scrittore, critico, saggista e giornalista italiano. Fa parte del Consiglio Direttivo dell’Unione Nazionale Scrittori e Artisti, ha al suo attivo una larga produzione libraria

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