De Bruyne e quel recupero su Casadei al minuto 89: il fuoriclasse sa quando è l’ora di sacrificarsi

Era entrato da poco dopo essere stato fuori quasi cinque mesi. Non ci ha pensato un attimo e si è speso in un recupero difensivo. Non si è De Bruyne per caso

Ni Napoli 06/03/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Torino / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Kevin De Bruyne

Minuto 78 di un anonimo Napoli-Torino di inizio marzo. Si è sul 2-0, la partita sembra scivolare via tranquilla (le nostre coronarie non sanno ancora cosa le aspetterà di lì a poco), quando d’improvviso il Maradona viene scosso da un fremito collettivo e parte un “ooo” di attesa che percuote il cielo marzolino con tutta la speranza, la gioia e la semplice felicità di vedere finalmente quel capello biondo calpestare di nuovo l’erba che, quasi cinque mesi prima, era stata ammutolita dalle lacrime di un campione.

Minuto 79: l’eccitazione si trasforma in realizzazione e l’“ooo” di attesa in un boato che curva l’aria al suo passaggio. Più di 50 mila anime urlano “De Bruyne” all’unisono al momento del cambio: eccolo, il numero 11 è tornato. Kevin De Bruyne è di nuovo in campo.

Certo, l’emozione è bittersweet, agrodolce, perché la gioia di vedere un campione del genere tornare si mischia al rammarico per quello che saremmo potuti essere quest’anno senza l’assurdo stillicidio di infortuni.

Ma ehi, Don’t look back in anger (non guardare indietro con rabbia), come cantavano quegli Oasis che King Kev avrà ascoltato tantissime volte all’Etihad, quando nel suo prime incantava il mondo con le sue giocate. E dunque niente rabbia: guardiamo al futuro.

La personalità di De Bruyne

E il futuro, con lui in campo, fa ben sperare. Un ingresso, quello del belga, che potrebbe sembrare nulla di eclatante, ma che, in realtà, è stato estremamente utile. Di lì a qualche minuto, il Torino avrebbe riaperto il match con l’incornata di Casadei (sigh, cosa ti è successo, cara difesa azzurra), e nella frenesia generale, nella voglia di mantenere il risultato, Kev si è dimostrato il più lucido di tutti.

La fotografia del suo ingresso in campo: minuto 89, il Toro batte una rimessa rapida, con Casadei che si avvia a grandi falcate verso la porta di Milinkovic Savic. Chi risale il campo riuscendo a rubargli palla da dietro? Ovviamente lui, il fuoriclasse che si è calato alla perfezione nella realtà del Napoli.

Ed è questo il punto cruciale: De Bruyne è passato al calcio iper-offensivo di Guardiola, dove dispensava assist e gol nell’ultima metà campo, a un calcio fatto anche di difesa, sacrificio e corse all’indietro senza battere ciglio, senza protestare, adeguandosi ai carichi di lavoro senza mai far pesare il suo status superiore. È quello che un campione fa, quello di cui vive e respira un professionista. Non si è nell’élite del calcio mondiale a caso.

Un piccolo appunto

Per mesi — e diciamo mesi — una parte dei tifosi del Napoli ha portato avanti la polemica sul fatto che l’ex City fosse avaro di riferimenti alla squadra durante la sua degenza in Belgio. Tralasciando che ognuno usa i social come meglio crede e che non abbiamo alcuna certezza che non si sia tenuto in contatto con gli altri membri della squadra, va detto che si tratta di una polemica per il gusto della polemica, fondata sul nulla e sulla distorsione della realtà perpetrata dai social.

Vero è che, nel mondo odierno, questi ultimi sono parte integrante della nostra quotidianità, ma stiamo parlando di un calciatore che dimostra il suo attaccamento alla causa ogni volta che scende in campo. Ieri, nonostante avesse potuto risparmiarsi qualche sforzo per l’infortunio subito, non ha mai lesinato una corsa all’indietro.

Quindi, grazie Kev, professionista vero: speriamo che la nostra storia possa continuare anche il prossimo anno. Magari avrà uno svolgimento migliore.

Classe 2000. Scrivo di sport, soprattutto di calcio e del Napoli, come collaboratore e occasionalmente editorialista.

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