Auguri, Napolista. Sedici anni di un’idea libera

È un esperimento riuscito di autonomia intellettuale applicata al calcio. Un luogo in cui il racconto sportivo si è fatto spesso riflessione civile, osservazione sociale, esercizio critico. Si tratta di un atto quasi controculturale.

Napolista

Auguri, Napolista. Sedici anni di un’idea libera

Sedici anni di una testata giornalistica, in un’era in cui tutto si consuma con impressionante rapidità, rappresentano una conquista. È questo il significato più autentico dei sedici anni de Il Napolista: sin dalla sua origine, non ha scelto la via più comoda. Non ha inseguito l’uniformità, è stato pioniere, non ha mai ceduto alla tentazione di essere una voce tra le tante. Ha preferito, con ostinazione e intelligenza, essere una voce altra. Innovativa, riconoscibile, autorevole, libera. E nel giornalismo, soprattutto in quello sportivo, la libertà è anche il coraggio di sottrarsi al conformismo, proponendo un osservatorio nuovo, fondato su un linguaggio innovativo.

In questi sedici anni, Il Napolista ha saputo fare esattamente questo: ha costruito un luogo editoriale che non si limitasse a raccontare il Napoli, ma che provasse a leggerlo, a interpretarlo integrando contesto sociale, economico, politico e culturale, a interrogarlo. E, attraverso il Napoli, a leggere anche molto altro: la città, i suoi umori, le sue rappresentazioni, i suoi eccessi, le sue ferite, la sua inesauribile vitalità. Non è poco. È ciò che distingue una testata da un semplice contenitore.

Il Napolista è coraggio. Il coraggio, soprattutto, di rivendicare uno stile e una postura intellettuale troppo spesso barattata in cambio della velocità. Questo coraggio porta inevitabilmente l’impronta di Massimiliano Gallo, che ha saputo dare alla testata una direzione non soltanto giornalistica, ma culturale. Ho scritto spesso per il Napolista, con grande orgoglio, confrontandomi con “Max” – Direttore, tutti sanno che ti chiamo così – sulle tematiche sociali che ci fanno andare in profondità nell’analisi della nostra città.

Il Napolista è una presenza editoriale capace di lasciare traccia perché possiede una visione e anche per questo ha rappresentato, nel corso degli anni, molto più di una testata dedicata al calcio.

È un esperimento riuscito di autonomia intellettuale applicata al calcio. Un luogo in cui il racconto sportivo si è fatto spesso riflessione civile, osservazione sociale, esercizio critico. Si tratta di un atto quasi controculturale.

È in questa prospettiva che il cammino de Il Napolista trova, quasi naturalmente, una consonanza con quello di Napoli Network (noi siamo più giovani ma abbiamo punti di riferimento ben chiari). Non per sovrapposizione, né per somiglianza meccanica, ma per una più profonda affinità di spirito. Entrambe le realtà sembrano condividere il medesimo approccio analitico, senza limitarsi a occupare uno spazio, ma tentando di definirlo. Ritengo ci sia una parentela silenziosa tra le esperienze editoriali che scelgono di avere una voce e non soltanto una funzione. Una parentela fondata sul desiderio di lasciare un segno.

Ed è forse proprio da qui che nasce la suggestione più bella: che un giorno, magari, le strade de Il Napolista e di Napoli Network possano davvero incrociarsi come incontro naturale tra due idee di giornalismo che hanno avuto l’ambizione più rara: quella di non nascere per assomigliare a ciò che già esisteva.

Sarebbe una bella immagine, un segno tangibile che, quando il giornalismo conserva coraggio e personalità, le sue storie migliori possono riconoscersi in una nuova energia.
*Direttore responsabile di Napoli Network

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