Pagelle – Meret mette a tacere gli odiatori. Vergara, ora gli tocca il tormentone Nazionale
Tre all'arbitro La Penna: quella gomitata Vergara se l'è data da solo. Di Lorenzo, la malaciorta lo prende in pieno

Napoli's Italian midfielder #26 Antonio Vergara celebrates after scoring a goal during the Italian Serie A football match between SSC Napoli and ACF Fiorentina at the Diego Armando Maradona Stadium in Naples on January 31, 2026. (Photo by CARLO HERMANN / AFP)
Le pagelle di Napoli-Fiorentina 2-1, a cura di Fabrizio d’Esposito.
MERET. All’ultimo di gennaio, il vituperato Meret esibisce l’intero campionario del suo talento. Il golazo vertical del Bell’Antonio che ha fatto boom principia da un suo rilancio di piede, indi protetto perinde ac cadaver dal principe Rasmus. Per quanto riguarda gli arti superiori, dapprima devia su San Palo la cabeza forte e maligna di Piccoli poi felineggia alla Castellini sull’Alberto islandese. Almeno adesso il fuoco amico dei suoi odiatori azzurri tacerà per qualche giorno. Il dibattito sul solingo Meret si colloca perfettamente, in questi tempi di cupo relativismo, nella soverchia dicotomia tra realtà vera e realtà percepita. Ovvia, il portiere friulano è realtà vera – 7
DI LORENZO. Stavolta la destra integrata con l’ispanico sinora titubante e deludente marcia spedita come dimostra l’azione del quasi autogol di Comuzzo: da Scott il Rosso per Gutierrez e da questi per Di Lorenzo che la mette in area. Poi l’improvviso crash alla mezz’ora: quoque tu Capitano. La malaciorta lo prende in pieno e noi gli diciamo: forza Giovanni – 6,5
OLIVERA dal 30’. L’ingresso di Mati l’Uruguaiano sancisce la bocciatura pubblica e contiana di Sam l’Olandese. Lento ma roccioso è più efficace a opporsi frontalmente che a tallonare gli assaltatori viola – 6
JUAN JESUS. Una giornata campale per la difesa guidata da Giovannino Gesù. Dal cielo piovono solo insidie su calcio piazzato e poi c’è il gol della Fiorentina, un’azione che non trova mai argine da Dodò che infila Zio Spina e Lobo fino a Piccoli inseguito vanamente dal Corazziere Sabaudo – 6
BUONGIORNO. Nonostante il gol di Piccoli, continua la sua remise en forme. E di testa ne prende davvero tante, quando la Florentia rinchiude gli azzurri dietro – 6,5
GUTIERREZ. Si diventa Conte anche perché si riesce a vedere quello che noi comuni mortali non vediamo. Il testardo rivoluzionario in panca lo rimette infatti a destra dopo gli evidenti flop di Michelino l’Ispanico e stavolta fa centro. Gutierrez dà subito forti segnali di risveglio (quando nel primo tempo alza la testa e osa) e poi a inizio ripresa entra in area da destra e segna con un sorprendente tiroagggggiro. In ogni caso parliamo sempre di un Napule d’emergenza permanente, eh! – 7
McTOMINAY. I due boom (prima Neres poi Vergara) della stagione degli infortuni e degli acquisti sbagliati poggiano sul Napule a due teste di McDomini e Robotka. Sono loro la pietra angolare della squadra, a partire dalla perfetta alternanza in fase di impostazione. Di suo, Scott il Rosso ci mette poi la dittatura fisica sia nel recupero sia nello sfondamento. Stasera gli è mancato solo il gol – 7
LOBOTKA. Oltre a fare tutto quello che sappiamo, stavolta mostra almeno una volta un piede preciso e verticale che sorvola la difesa viola. Se il Caro Lobo riuscisse ad aprire più spesso nuove strade per l’attacco, questo Napule non si esaurirebbe nel possesso palla e nella gestione – 7
SPINAZZOLA. Anche la sinistra di Zio Spina è in ripresa. Così pare – 6
VERGARA. Stavolta il suo gol non è propedeutico a una serata amara. In cinque giorni ha toccato il cielo e all’orizzonte c’è il tormentone Nazionale, un banco di prova che però ha già ridimensionato numerosi talenti autoctoni di club. Si sente sempre più l’urgente necessità di un movimento popolare per tutelare Vergara dal resto del mondo. Anche perché in questo Napule ospedaliero è indispensabile quando gioca così – 8
GIOVANE dall’84’. L’ultima occasione viola è una girata di Piccoli: a marcarlo c’era proprio lui, Giovane con l’accento sulla “a” – senza voto
ELMAS. Sono almeno tre partite che il Macedone del Nord cerca ostinatamente di dribblare gli avversari: l’evento accade al 38’ quando riesce ad accentrarsi in area e a tirare. Ma l’evento finisce con una deviazione viola – 6
HOJLUND. Il principe danese si è convertito in una sorta di protezione civile per i compagni che avanzano, come quando Vergara va in rete. Il suo sacrificio prevede mazzate con il suo secondino di turno, stavolta Pongracic. Lui protegge, poi smista o apre spazi come la reincarnazione bionda di Lukakone Nostro. Sovente cerca di mettersi in proprio e va al tiro: nella ripresa per tentare la via solitaria al potere eccede un po’ in egoismo – 7
LUKAKU dal 90’. Senza voto
CONTE. Al culmine di una settimana in cui critiche e stroncature non hanno avuto pietà di lui (mi è arrivato finanche il video di una parodia su Antonino Lamentino), il Napule dei reduci e combattenti torna a vincere, seppur con la solita sofferenza, e manda in orbita un altro talento inaspettato. Perdipiù vince la sua scommessa con Gutierrez e adesso ha una settimana piena prima della prossima partita col Genoa. Il campionato è l’habitat naturale del rivoluzionario in panca anno secondo. E fin quando lo vediamo e sentiamo così incazzato e irriducibile, c’è solo da sperare – 7
ARBITRO LA PENNA. Forse Vergara quella gomitata in faccia se l’è data da solo per far credere che fosse di un avversario. Se è così, mi spiega Gianni Cicero, il Bell’Antonio dovrebbe essere accusato di calunnia reale – 3











