Osimhen trattato come un cane dal Napoli? Cioè come un povero cristo che non sa a quale santo votarsi?
Nell’infernale bolgia massmediatica si finisce per vidimare attestati di verità macroscopicamente inventati e fasulli

Dc Napoli 11/05/2024 - campionato di calcio serie A / Napoli-Bologna / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Victor Osimhen
Osimhen trattato come un cane? Cioè come un povero cristo che non sa a quale santo votarsi?
La comunicazione ingannevole
Viviamo ormai da tempo nell’era della comunicazione globale, laddove ogni evento, grande o piccolo che sia, può ricevere, come del resto avviene puntualmente, una risonanza planetaria grazie alla diffusione dei sempre più aggiornati e agguerriti “device” (si definiscono così in ossequio alla sottomissione alla vulgata dominante, ma potremmo benissimo definirli dispositivi elettronici) capaci di fornire informazioni su ogni dettaglio della nostra vita pubblica o privata.
Di conseguenza la comunicazione ha assunto un ruolo grazie al quale è possibile costantemente entrare nei particolari anche scabrosi di personaggi del presente come del passato che ci consentono di venire a conoscenza di misfatti, magagne e altre amenità del genere. Accade cioè di scoprire retroscena di atti ed avvenimenti che vengono riproposti come se si fossero verificati nel momento, visto che conta solo il presente, il cosiddetto “nowness” (sempre secondo la vulgata di cui sopra). In questo contesto il repertorio è vastissimo.
In linea con quanto accennato abbiamo potuto sapere, ad esempio, le ragioni per cui Osimhen lasciò il Napoli prima che Antonio Conte ne assumesse la guida tecnica. Tra le parole dette dal famoso calciatore nell’intervista/confessione in cui racconta i particolari di quanto accaduto, colpisce più di tutto l’auto commiserazione in termini umani in quanto dice di essere stato trattato come un cane. E questo è davvero sorprendente. Trattare come un cane un personaggio idolatrato da migliaia e migliaia di tifosi, che porta a casa una decina di milioni di euro di ingaggio annuale, al quale vengono riservate attenzioni principesche! Una vera farsa da Guinness.
Ricordiamo allora che i cani sono altri: quelli simbolici sono i poveri cristi che non riescono a sbarcare il lunario, non sanno a quale santo votarsi per andare avanti; i cani veri sono quelli che brancolano nelle strade sotto la pioggia o vivono reclusi in canili fatiscenti. Ebbene gli uni e gli altri sono davvero paragonabili a Osimhen? È chiaro che la comunicazione non sa fare uso corretto delle metafore. Si ragiona (?) costantemente sopra le righe o fuori contesto dove paradossi e similitudini vengono usati a sproposito, eppure sono accettati e condivisi impunemente. La conseguenza più amara di tutto questo sta proprio nel fatto di dover constatare come nell’infernale bolgia massmediatica si finisce per vidimare attestati di verità macroscopicamente inventati e fasulli.











