McGrath il norvegese che dopo aver perso l’oro, se n’è andato sette minuti nella foresta sdraiato nella neve

Era in testa nella prima manche, poi ha inforcato. Il ricordo del nonno morto il giorno della cerimonia di apertura, lo ha devastato

Norway's Atle Lie McGrath leaves the finish area after stradling a gate and skiing out in the second run of the men's slalom alpine skiing event during the Milano Cortina 2026 Winter Olympic Games at the Stelvio Ski Centre in Bormio (Valtellina) on February 16, 2026. Dimitar DILKOFF / AFP

La Norvegia ai piedi di Atle Lie McGrath in testa nello slalom speciale al termine della prima manche, destinato ad una medaglia d’oro sicura alle Olimpiadi e poi ritratto mentre, dopo aver inforcato, abbandona la pista e prende la strada della foresta. Per sette minuti. Sette minuti nei quali l’Olimpiade si è fermata. Ne scrive il giornale norvegese Verdens Gang.

“L’immagine di Atle Lie McGrath con la fascia nera al braccio sinistro resta lì, sospesa, mentre tutto il resto si frantuma. Lui lancia un bastoncino. Poi un altro. A pochi metri di distanza, l’allenatore svizzero Thierry Meynet esulta senza freni. E poco più in là, Loïc Meillard si prende l’oro olimpico. McGrath si allontana a grandi passi. Cade. Si rialza. Cammina ancora. Poi cerca rifugio nella foresta. Per sette minuti resta disteso sulla schiena nella neve fresca, gli occhi fissi al cielo. Si alza, si sfila il casco e lo getta via. Sparisce con tutto il suo dolore. Il sogno olimpico si è trasformato in un incubo a occhi aperti”.

“I fatti sono spietati. Dopo una prima manche brillante, McGrath parte nella seconda con 59 centesimi di vantaggio su Meillard. All’ottavo paletto qualcosa inizia a vibrare. Dopo 14 secondi arriva l’errore: porta numero 13. Lo sci destro tocca il palo blu, la linea si spezza, la medaglia svanisce. Sembrava in testa alle Olimpiadi. Come era accaduto a Henrik Kristoffersen nello slalom del 2018, come a Erik Håker nel gigante del 1972. La storia che si ripete, con la stessa crudeltà”.

“McGrath ha sofferto. Due gravi infortuni al ginocchio, uno con rottura del legamento crociato, hanno ritardato la sua esplosione definitiva. Ma l’anno scorso è arrivato l’argento ai Mondiali. In questa stagione è stato tra i migliori slalomisti del circuito: due vittorie, due secondi posti prima dei Giochi”.

Continua Verdens Gang

“Tutto sembrava allineato. Poi, durante la cerimonia di apertura, la morte del nonno Svein Lie. Un dolore che lui stesso ha definito indescrivibile. Sui social aveva scritto che l’unica cosa che lo spingeva avanti era la volontà di inseguire i suoi sogni, come il nonno avrebbe voluto. Aveva provato a onorarlo. Dal dodicesimo posto nella combinata a squadre al quinto nel gigante, fino al vantaggio solido dopo la prima manche dello slalom. Poi tutto è sparito”.

“Ma lo sport è questo. Vive di margini infinitesimali tra trionfo e fallimento. Dirlo è facile, accettarlo no. Da sette anni McGrath lavora con lo psicologo sportivo Arne Jørstad Riise per gestire la pressione, domare la paura degli infortuni, costruire fiducia. Aveva raccontato alla NRK di sentirsi teso come quando, a 14 anni, affrontò la sua prima grande gara nazionale”.

“Per McGrath ci saranno altre gare. Altre stagioni. Altre Coppe del Mondo. Altre Olimpiadi. Non conta come si cade. Conta come si riparte”.

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