Il Como, il club più cool della Serie A: bilanci in rosso, ricapitalizzazioni e centro sportivo venduto a sé stesso

I sei bilanci dell'era Hartono sono tutti in rosso. Il costo del lavoro allargato è a 2 (il limite è 0,80) ma loro hanno ricapitalizzato e quindi... Sullo sfondo, come sempre, i progetti immobiliari

Db Como 23/05/2025 - campionato di calcio serie A / Como-Inter / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Mirwan Suwarso presidente del Como

Prendere una squadra dal passato anonimo, perdipiù precipitata nei bassifondi dei dilettanti, e innalzarla fino ai vertici grazie a dosi massicce di capitali: è il progetto elaborato dai due fratelli Hartono, plurimiliardari indonesiani, che nell’aprile 2019 hanno acquistato il Como per soli 220mila euro. Naturalmente, mettere soldi non basta: occorre saper investire.

E, per ora, tutto procede bene: promozione immediata in C, poi in B al termine della stagione 20-21, in A dopo tre anni, decimo posto nel campionato di esordio e oggi in piena lotta per l’Europa. Ossigeno puro per la propaganda dei media, anche perché il tutto avviene nello scenario incantevole del lago di Como alla presenza di tante stelle hollywoodiane, avvistate spesso nelle tribune del Sinigaglia. Per descrivere il modo in cui viene raccontato il Como, torna alla mente un celebre slogan pubblicitario degli anni Ottanta: piace alla gente che piace.

E la realtà? Più prosaicamente è fatta di catene societarie e di bilanci: dunque, la capogruppo è la Sent Entertainment Ltd, creata a Londra nell’ottobre 2018, inizialmente per produrre e distribuire film e programmi tv. Da qui partono due rami: del resto, siamo a Como. Uno è la società lariana – che possiede la Fondazione Como, ente del cosiddetto terzo settore, che cioè persegue fini di solidarietà – l’altro è la Sent Entertainment Italy, fondata nel settembre 2023, che possiede a sua volta quattro società, nate tra la fine del 2023 e l’inizio del 2025: Sent Academy, Sent Property, Sent Retail e Sent Digital.

Tutte quante hanno i bilanci in rosso, ma niente paura: provvede il portafoglio degli Hartono. Secondo i dati del registro delle imprese del Regno Unito, dalla nascita e fino al primo settembre scorso, la Sent Entertainment Ltd è stata ricapitalizzata per 335 milioni di sterline – a spanne circa 385 milioni di euro, considerata l’oscillazione del cambio in questi anni – e ha provveduto al fabbisogno di tutte le sue controllate.

Ma concentriamoci sul Como: i sei bilanci dell’era Hartono sono in rosso. Rosso crescente, seguendo l’avanzare di categoria: 188,9 milioni in tutto, ben 105,1 dei quali nel 24-25, l’anno del ritorno in A. In questi anni, le ricapitalizzazioni, ossia i soldi versati dalla capogruppo londinese per coprire le perdite, sono stati più che sufficienti allo scopo: 220,82 milioni. E ci si è già portati avanti con il lavoro, perché l’ottobre scorso, ossia nel bilancio che chiuderà il prossimo 30 giugno, Sent Entertainment Ltd ha già versato altri 69,16 milioni. Come prevedibile, la partecipazione alla serie A ha causato un forte incremento dei ricavi, balzati da 9,8 a 55,4 milioni – dei quali ben 31,8 di diritti tv – ma anche dei costi, tanto che le perdite sono cresciute da 47,76 a 105,1 milioni. Analisi facile: se il Como può competere con squadre che hanno almeno il triplo del suo fatturato lo deve al portafoglio capiente degli Hartono. Basta un po’ di aritmetica per dimostrarlo: 55,4 milioni di fatturato e 105,1 milioni di perdite vogliono dire 160,5 milioni di costi.

Qualcuno si chiederà? E il famigerato CLA della Figc? Cioè il cosiddetto costo del lavoro allargato, parametro spauracchio con il quale le società di A devono fare i conti per non incorrere nel blocco del mercato? Premessa necessaria: i motivi per cui vengono introdotte le regole e la loro applicazione non vivono nel mondo delle idee, bensì nella realtà dei rapporti di forza e degli interessi da tutelare. Perciò, occorre sempre distinguere la copertura retorica – al posto della Covisoc è nato un organismo indipendente che sarà rigoroso nel controllare l’equilibrio economico-finanziario delle società di calcio e bla bla bla – dalla vera essenza dei fatti. E vediamo allora: al 30 giugno scorso, il costo del lavoro dei tesserati era 83,96 milioni e gli ammortamenti dei diritti delle prestazioni dei calciatori erano 26,62 milioni, cioè 110,58 in tutto. Con un fatturato di 55,4 milioni l’indice CLA era perciò sostanzialmente 2 (il calcolo non è preciso al centesimo, ma serve a chiarire gli ordini di grandezza): però non deve superare 0,80. Al 30 settembre, quando effettivamente si calcola, non si è certo abbassato, visto il mercato estivo di rafforzamento: e allora? Il Como è stato forse sottoposto a qualche sanzione? Certo che no: perché ciò che interessa davvero è anzitutto che i presidenti ricapitalizzino, ossia che immettano continuamente soldi freschi nel sistema. E in secondo luogo che non spariglino le gerarchie: evidentemente, il pericolo non è giudicato imminente.

Tornando alla struttura societaria, salta all’occhio una particolarità: nel maggio 2024 il Como ha venduto il centro sportivo di Mozzate, dove si allena, alla Sent Property, che da allora glielo affitta. Tutto ciò per separare, dal punto di vista formale, le attività calcistiche da quelle immobiliari: c’è in ballo anche la ristrutturazione dello stadio Sinigaglia con l’ormai consueto corollario della fruibilità 7 giorni su 7 e della “riqualificazione” dell’intera area, che vuol dire profitti privati. Ma il fatto che Como e Sent Property siano due società separate, seppur risalendo la catena di controllo entrambe arrivino a Londra, in via puramente teorica significa che gli Hartono potrebbero un giorno cedere il Como, mantenendo il possesso della Sent Property. Domanda retorica: nel migliore dei casi, il calcio serve ormai da paravento per i progetti immobiliari?

Nato a Firenze cinque anni prima dell'alluvione, ha studiato Economia e Commercio a Napoli, quando la facoltà era in via Partenope. Ogni mattina gli si presentava la doppia possibilità: fare una passeggiata sul lungomare o andare a lezione? Invariabilmente optava per la seconda. Sarà per questo che si trova meno a disagio con i bilanci che con le persone. Padre dal 2004 del libro “Il pallone nel burrone”: se ci arrivò lui che non è un'aquila (litote) significa che chi non lo capisce non vuole proprio farlo.

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