Il biathlon francese vince un altro oro: l’unica in crisi è Braisaz-Bouchet truffata dalla compagna e fuori dalla staffetta
La compagna Julia Simon l'ha truffata e sta dominando alle Olimpiadi. Lei è rimasta fuori dalla staffetta che ha vinto l'oro, è arrivata 80esima nella gara individuale

France's Justine Braisaz-Bouchet shoots during the women's biathlon 7,5km sprint event during the Milano Cortina 2026 Winter Olympic Games at the Anterselva Biathlon Arena (Sudtirol Arena) in Anterselva (Val Pusteria) on February 14, 2026. FRANCOIS-XAVIER MARIT / AFP
La biatleta francese Julia Simon aveva rubato le password bancarie della compagna di squadra Justine Braisaz-Bouchet e di un tecnico della nazionale e per mesi aveva effettuato acquisti con le loro carte di credito. Dopo aver vinto l’oro alle Olimpiadi nei 15 km di biathlon, ha portato il dito indice alle labbra, facendo il gesto del “silenzio” rivolto alla tribuna, per zittire le polemiche che la stavano accompagnando. Si parla solo di lei ma non si parla della vittima. Che peraltro è stata esclusa dalla staffetta che ha appena vinto l’oro olimpico.
La Faz scrive:
Su tutti questi successi continua a gravare una storia apparentemente senza fine, che potrebbe ora privare Justine Braisaz-Bouchet, una delle biatlete più vincenti degli ultimi anni, di un degno addio alle sue ultime Olimpiadi. La speranza che, dopo la condanna di Julia Simon nell’ottobre scorso, tornasse la calma nella squadra femminile francese si è infranta. Inizialmente Simon si era presentata come vittima, sostenendo che il suo nome fosse stato usato a sua insaputa. Davanti al tribunale ha però confessato e chiesto scusa alle sue vittime. È stata condannata a tre mesi di carcere con sospensione della pena e una multa.
Nei due anni precedenti le Olimpiadi (e dopo la sentenza), in collaborazione con gli allenatori, si sarebbe fatto in modo “che questo episodio non compromettesse né lo sviluppo sportivo individuale delle atlete, né il funzionamento della squadra”. Questo obiettivo è riuscito solo in parte. Dopo la condanna, la federazione ha sì escluso Simon per sei mesi da gare e ritiri, ma cinque di questi con la condizionale. A metà dicembre è tornata in Coppa del Mondo. I suoi risultati a Hochfilzen — 19ª nello sprint e 21ª nell’inseguimento — non sono stati particolarmente eclatanti.
Lou Jeanmonnot (anche lei oggi oro nella staffetta) ha raccontato: “Justine sta pagando carissimo qualcosa di cui è stata vittima”. Nella settimana precedente al ritorno di Simon in Coppa del Mondo, Braisaz-Bouchet avrebbe ricevuto sui social minacce di morte contro sua figlia di tre anni. “Onestamente, lo trovo disgustoso”, ha detto Jeanmonnot. Lei e Braisaz-Bouchet sono amiche intime. Jeanmonnot ha spiegato che da giovane immaginava che l’atmosfera nella nazionale maggiore francese fosse diversa. All’epoca, andava ad allenarsi con le sue amiche. Ora non è più così. Ma: “Abbiamo imparato a gestire questa situazione”.
Ad Anterselva, Justine Braisaz-Bouchet appare completamente fuori fase. 80esima nella gara individuale con otto errori al tiro, 62esima nella sprint con quattro errori, e nemmeno qualificata per l’inseguimento. Probabilmente perderà il suo posto nella partenza in linea di sabato, in cui vinse l’oro olimpico quattro anni fa, perché le sue compagne di squadra si sono comportate meglio ad Anterselva. Non è stata schierata nella staffetta mista, né nominata per quella femminile (che oggi ha vinto l’oro). “Lo accetto, così come accetto che mi facciano male le gambe, che sono stanca. Accetto la situazione così com’è”. Ha cancellato i suoi account sui social ed evita le interviste.









