Alisson Santos segna e corre sotto la curva e puoi già sentire SuperSantos di Tony Tammaro come colonna sonora
È un concentrato di salute, pappa reale per questa squadra. Sgomma, offre casatielli a Mancini, crea panico. Rocchi e i suoi stanno affossando la Serie A: l’oro di Milano, per parafrasare Marotta, luccica sui fischietti e sui microfoni

Dc Napoli 15/02/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Roma / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: esultanza gol Allison Santos
Rocchi e la sua squadra stanno affossando la Serie A: l’oro di Milano — per parafrasare Marotta — luccica sui fischietti e sui microfoni. La Roma pluriscudettata, col doppio titolo di agosto e di novembre, arriva al Maradona per rilanciarsi — almeno sui social — nella corsa scudetto. Ma trova di fronte un Napoli immenso. Pareggio sfortunato — e già questo basterebbe a raccontare la sera. Ci dispiace per i cronisti tifosi di Dazn. Amir si infortuna, cade su Wesley: senza quell’incrocio di corpi e destino, il rigore del raddoppio probabilmente resterebbe nel mondo delle ipotesi. Intanto il secondo tempo lo domina tatticamente Antonio Conte, che anche senza mezza rosa trova sempre il modo di dare una geometria alla notte. Salta pure McKing e pesa dannatamente: senza Scott è come apparecchiare e lasciare i piatti vuoti. Riavvolgiamo il nastro. Da un errore nostro passa la Roma con Malen. Casualmente, o quasi: il calcio ama travestirsi da fatalità. Non ci scomponiamo. Gasperini, come Chivu, predica bene e razzola male — lo dice il campo. Hojlund viene fermato platealmente da Ndicka, ultimo uomo: nessun fallo, nessun check, niente di niente. Il silenzio del fischietto ha sempre qualcosa di letterario, lascia spazio alle interpretazioni. Vittorio De Sica nella trasposizione ne fece un capolavoro neorealista. Di cosa? Cercate su Google.
Accettiamo e saliamo forti. Prof Stani sveglia i suoi, rimette ordine nei pensieri, e poi ci pensa Leo a battere Svilar. Uno a uno meritato, come certi pareggi che restituiscono equilibrio prima ancora del risultato. Nella ripresa Gasp toglie l’unico cruccio degli azzurri — Zaragoza — per un evanescente Soule. Conte ringrazia senza dirlo. Anche così, con la coperta corta, i valori del Napoli emergono. Prende campo e intenzione, ci prova con SpinaMonstre ma Svilar non è d’accordo. La malasorte, quando indossa gli scarpini, sembra marcarci a uomo — e torna a presentarsi: il muscolo di Amir cede e lo lascia cadere sull’avanti romanista. Rigore. E loro raddoppiano. Dalla panchina entra Alisson Santos: un concentrato di salute, pappa reale per questa squadra. Sgomma, offre casatielli a Mancini, crea panico e soprattutto trova un destro bellissimo all’angolino. Corre sotto la curva — e lì, se chiudi gli occhi, puoi già sentire SuperSantos di Tony Tammaro accompagnarlo. I giallorossi accusano il colpo. Noi spingiamo fino all’ultimo secondo utile. Gutierrez ci prova ma Svilar para; riconquistiamo palla, poi la simulazione di Cristante inganna Colombo e ferma azione e inerzia. Succede anche questo: il calcio è pieno di parentesi storte. Finisce pari, ed è un pareggio che va bene. Perché si recuperano certezze: Gilmour; Guiterrez con la sua garra e il suo poetico mancino; Buongiorno — e soprattutto la resa mentale di un gruppo attaccato morbosamente alla città e alla maglia. Le storie migliori restano quelle di chi si distrugge per tornare ad amarsi. E Napoli, quando ci riesce, non lo dimentica. Siamo a più quattro dalla Roma, che può solo sperare di trovare la Primavera la prossima volta per battere una squadra forte come il Napoli. Ci dispiace sinceramente per Stramaccioni.











