«Il Napoli non gioca solo contro le avversarie, gioca contra tutti», la denuncia di Maradona ancora attuale
Questa era una partita che qualche tempo fa avrebbe risolto Jack Raspadori. Un suo ritorno sarebbe una benedetta carezza.

Ni Napoli 07/01/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Hellas Verona / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Alessandro Buongiorno-Amin Sarr
«Il Napoli non gioca solo contro le avversarie, gioca contra tutti». Disse proprio così, contra.
Maradona lo diceva piano, passatemi la citazione. Napoli-Verona 2-2. Piove. Pioggia fitta sul Maradona, sulla tangenziale, sulle imprecazioni di una partita alle 18.30 di mercoledì. Non solo acqua: il fiume delle lacrime dei giornali del Nord. Settimane di polemiche anticipate, torti millantati. Qui il Napoli viene davvero penalizzato, ma diciamolo piano: basta un attimo e si finisce alla berlina.
Subito Elmas. Entra in area. Højlund solo davanti alla porta. Passaggio facile. Invece calcia. Giocata personale. Pallone sul piede di Montipò. L’occasione svanita. Il calcio non dimentica.
Ed infatti, dal nulla, gli scaligeri trovano il jolly. Gol di tacco. All’improvviso. Elegante. Beffardo. Lo stadio trattiene il fiato. Il Napoli rincorre il risultato e il senso della serata. Siamo sotto in casa con il Verona.
Nemmeno il tempo di organizzarsi che arriva la narrativa kafkiana del Var, quel mai noto principio secondo cui viene tirato in ballo come una riffa d’altri tempi. Rigore per il Verona. Tocco di Buongiorno dopo una gomitata di Valentini. Il Var interviene. Non avrebbe dovuto. L’arbitro assegna calcio di rigore. Sotto di due, in maniera del tutto casuale.
Si accende nella ripresa Noa Lang. Dal suo corner accorcia McTominay. C’è vita a Fuorigrotta. Ma non basta.
Fallo netto su Di Lorenzo. Chiaro. Evidente. Non fischiato. Ancora penalizzato il Napoli.
Gol annullato a Højlund. Patetica interpretazione del pallone. Regola del colpo di mano. Idea astratta, non oggetto che rimbalza.
Il Napoli reagisce. Veemente. Panchina inesistente. Mezza squadra titolare in tribuna. Orgoglio, voglia di restare in piedi.
Marianucci. Trolley pronto a Castelvolturno da giorni. Chi non sa se resterà o partirà. Assist semplice. Pulito. Normale in partita complicata.
Chi sennò? Il capitano. Di Lorenzo. Pareggia. Tiro preciso. Sette minuti di recupero. Non bastano. L’impresa sfuma.
Il 2-2 non consola. Non cambia la classifica. Racconta un Napoli che non si arrende. Che non cerca alibi. Squadra da applaudire e aspettare. Sta dando tutto quello che possiede. E anche oltre. Attendendo i rientri. Chi ama sa aspettare il momento in cui ci si stringe, senza contare più il tempo della malinconia.
Fischio finale. La pioggia continua. Il pubblico esce piano. La città respira. Alcune partite non si vincono. Si attraversano. E il Napoli le attraversa restando in piedi. Contro l’avversario. Contro le decisioni. Contro il rumore di fondo. Contro tutti.
Questa era una partita che qualche tempo fa avrebbe risolto Jack. Un suo ritorno sarebbe una benedetta carezza.











