Il rugby scosso da due suicidi: due ex giocatori neozelandesi che soffrivano di lesioni cerebrali (Times)

La tragedia dell’encefalopatia traumatica cronica, malattia degenerativa che sta mettendo in allarme i rugbisti. La federazione nicchia. Le due vittime hanno donato il loro cervello per studi clinici

Italia Nuova Zelanda rugby all blacks

New Zealand's scrum-half Aaron Smith (L) dives and scores a try as he is tackled by Italy's fly-half Paolo Garbisi (2nd L) during the France 2023 Rugby World Cup Pool A match between New Zealand and Italy at the OL Stadium in Decines-Charpieu, near Lyon, south-eastern France, on September 29, 2023. (Photo by Jeff PACHOUD / AFP)

Shane Christie e Billy Guyton sono due rugbysti neozelandesi entrambi suicidi. Il primo è morto all’età di 39 anni, il secondo all’età di 33 anni. erano amici, hanno giocato insieme ed entrambi hanno sofferto di traumi cerebrali. Shane Christie ha voluto che il suo cervello fosse studiato dopo aver sofferto gli effetti di multiple commozioni cerebrali. L’ex giocatore dei Māori All Blacks, aveva fatto campagna per una maggiore consapevolezza nel rugby riguardo all’impatto dei ripetuti colpi alla testa. Dopo il ritiro nel 2017, Christie ha sofferto di mal di testa, vuoti di memoria, problemi di linguaggio, depressione e sbalzi d’umore compatibili con l’encefalopatia traumatica cronica (Cte). Billy Guyton è stata invece la prima vittima accertata di encefalopatia traumatica cronica, suicida anche lui. Il suo cervello è stato donato dalla famiglia all’Università proprio per saperne di più, Tanti casi potrebbero non essere stati diagnosticati. Il Times parla della vicenda dei due giocatori in un articolo titolato: “Quanti altri suicidi prima che il rugby prenda atto delle lesioni cerebrali?”

Il Times scrive

Billy Guyton si è tolto la vita, Shane Christie

Il padre di Guyton, John, ha assistito alla parabola discendente del figlio. “Il povero ragazzo passava ore in un piccolo armadio buio perché non riusciva a sopportare la luce”, ha raccontato. Alcune mattine si sedeva semplicemente sul fondo del piatto doccia piangendo, cercando di raccogliere le energie per muoversi. “Riesci a immaginare cosa succedeva nella testa di quel ragazzo?”. Mentre parlava con Shane, Billy si è convinto di avere l’encefalopatia traumatica cronica. Di conseguenza ha deciso di donare il suo cervello alla Banca del Cervello della Auckland Neurological Foundation.

Shane ha pensato che fosse il gesto tipico di un compagno di squadra che era sempre stato molto altruista. Voleva che gli altri imparassero dalla sua esperienza. Le autorità neozelandesi stavano ancora mettendo in discussione il legame tra gli impatti alla testa e la Cte. Il 15 maggio 2023, Billy Guyton si è tolto la vita. Aveva 33 anni. “Credo che la morte di Billy sia stata il suo ultimo ‘vaffanculo’ a tutti quelli che hanno ignorato l’ovvio mentre lui cercava, cercava e cercava aiuto”, ha detto suo padre. Al momento della morte del figlio, John sapeva poco della Cte. Le cose sono cambiate pochi giorni dopo, quando lui e sua moglie hanno guardato un documentario sulle commozioni cerebrali.

Billy Guyton primo giocatore professionista del rugby in Nuova Zelanda a cui è stata diagnosticata la Cte

Billy Guyton è stato il primo giocatore professionista in Nuova Zelanda cui è stata diagnosticata l’encefalopatia traumatica cronica. Subito dopo, la federazione neozelandese (Nzr) ha ammesso di essere preoccupata per la possibilità che i colpi alla testa subiti giocando potessero portare a malattie neurodegenerative in età avanzata. “Possibilità” è stata una strana scelta lessicale ed è stato disonesto da parte della federazione suggerire che i problemi potessero sorgere “in età avanzata”. Billy aveva 33 anni quando ha deciso che non poteva più vivere con la Cte.

Shane Christie e Billy Guyton sono solo due giocatori di rugby che si sono tolti la vita. Ma il numero è molto più elevato e nella maggior parte dei casi non sappiamo se questi giocatori soffrissero di Cte: i loro cervelli non sono stati esaminati. Alcune delle famiglie ora si pentono che questo non sia accaduto perché oggi ci sarebbe una casistica più precisa ma all’epoca non lo sapevano. Billy e Shane erano più consapevoli e volevano che noi capissimo meglio cosa stavano attraversando. Donando i loro cervelli, hanno dato il loro ultimo contributo allo sport che amavano.

La denuncia di Chabal

Chabal, il famoso ex terza linea francese, ha rotto qualche tempo fa un tabù e acceso i riflettori sul lato oscuro del rugby e sull’encefalopatia traumatica cronica «Non ho memoria di una singola partita di rugby che ho giocato, nessuna delle 62 volte in cui ho vestito la maglia della Nazionale e cantato la Marsigliese». Ha reso noti i suoi disturbi cognitivi e facendolo ha rotto un tabù. Da due giorni, giustamente, Le Parisien dedica articoli e articoli al tema. In Italia un equivalente di Chabal non c’è, in nessuno sport. Forse bisogna tornare a Marcello Fiasconaro mezzofondista dei primi anni Settanta.

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