Napoli è morta, come Barcellona. In nome del turismo (Huffington Post Spagna)
I centri storici delle due città ormai sono palcoscenici, la vita dei residenti non esiste più. Ci sono solo B&B gestiti da aziende. Il Barrio Gotico come i Decumani.

Napoli in un bagno di folla di turisti per il ponte del primo Maggio. Salvatore Laporta / KontroLab
Napoli è morta. Il titolo è secco. Lo ha scelto l’Huffington Post edizione spagnola per un’analisi di Antonio Papell.
Il frenetico movimento della folla nel centro di Napoli non risponde ai bisogni vitali dei suoi abitanti, ma all’indugiare degli stranieri che intravedono fugacemente lo spettacolo mistificato come se fosse reale. Questo scrive nell’editoriale dal titolo “Napoli è morta» con un sottotitolo esplicativo: “Come il turismo eccessivo sta svuotando le città italiane”.
Napoli è una gigantesca scenografia per il turismo
La storia del declino del bel capoluogo campano, città imponente al fianco di Grecia e Roma fino alla caduta dell’Impero, è molto simile a quella di diverse città spagnole… prendiamo ad esempio Barcellona, che sicuramente condivide più tratti con la sede italiana della più antica università laica e statale del mondo. Il sinistro titolo significa ovviamente che la Napoli di un tempo è morta, quella che in primo luogo assolveva al sacro compito di ospitare i napoletani. Il segno principale di questo declino, reversibile o meno, è che nel centro della città, nella zona che meglio riflette la storia secolare di quell’insediamento umano, non vivono più gli stessi indigeni di una volta, i bauli familiari che per generazioni avevano trasferito il loro carattere alle strade, agli angoli e agli ambienti comuni.
Quella che un tempo era una residenza stabile, il centro di una società ben adattata al suo ambiente, un punto focale di cittadinanza e creatività, è ora un mero palcoscenico per il divertimento di estranei che contemplano lo spettacolo come un entomologo esaminerebbe le formiche al microscopio. Paradossalmente, affinché i turisti potessero assimilare appieno lo spettacolo che vedono – quello di una città che si avvicina ai tre millenni di esistenza – il contenitore ha dovuto essere svuotato, rendendo fittizio il flusso del traffico. Il frenetico movimento della folla nel centro di Napoli risponde non ai bisogni vitali dei suoi abitanti, ma al vagare degli stranieri che intravedono fugacemente lo spettacolo mistificato come se fosse reale.
I residenti “espulsi” dal centro
Papell racconta che chi viveva in un appartamento in affitto è stato sfrattato perché il proprietario l’ha trasformato in una “casa vacanze”, in quella che una volta si chiamava pensione. Chi possedeva il proprio appartamento, o l’ha convertito anche in “casa vacanze”, o è fuggito dal degrado sociale causato da quell’invasione.
Qualche demagogo dirà che questa rivoluzione arricchisce la gente del posto, ma è una menzogna. Nell’articolo a cui ho fatto riferimento più sopra, un esperto sottolinea che quasi due terzi degli host di Airbnb possedevano più di una proprietà e i primi cinque controllavano circa 500 annunci di altrettante sistemazioni. Il che significa che i proprietari più grandi sono aziende, non persone. E anche quando i proprietari sono privati, di solito provengono da città più ricche come Roma o Milano.
Il paragone con Barcellona
Non molto tempo fa, ho visitato Barcellona in agosto, dopo diversi anni in cui non ci andavo d’estate. E mi ha profondamente colpito lo spettacolo de Las Ramblas collassate da una folla indescrivibile che aveva serie difficoltà a muoversi per la sovra-abbondanza di persone in entrambe le direzioni. Sono andato nel Barrio Gótico e ho constatato che anche coloro che lo invadevano non erano autoctoni ma passanti che guardavano il paesaggio con quel volto di perplessità inquisitiva che mostrano sempre i visitatori di un museo. La vecchia Barcellona era morta e al suo posto c’era una gigantesca scenografia affinché un pubblico frenetico imprimesse nelle proprie retine quella parvenza della realtà ormai estinta.