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De Laurentiis rischia l’etichetta di nuovo Zamparini ma stavolta ha fatto bene

Calzona è una scelta disperata, figlia di mesi di errori e del rapporto freudiano col sarrismo e il 4-3-3. Ma è l’ultima carta per provare a non perdere tutto

De Laurentiis rischia l’etichetta di nuovo Zamparini ma stavolta ha fatto bene

De Laurentiis rischia l’etichetta di nuovo Zamparini ma stavolta ha fatto bene

Si può esonerare un allenatore a due giorni dagli ottavi di finale di Champions e assumere il terzo tecnico della stagione? Sì, si può se la situazione è disperata. E con Mazzarri la situazione è diventata disperata. Siamo nei dintorni del massaggio cardiaco. Il rimedio a Garcia è stato decisamente peggiore del male. Sei punti in meno nelle stesse dodici partite, squadra che è scivolata dal quarto al nono posto. Tutti gli indicatori peggiorati: dai tiri in porta ai tanto strombazzati expected goals. Insomma il Napoli non gira più. E i calciatori non avevano fiducia nell’allenatore. Sarebbe stato un suicidio calcistico continuare col tecnico toscano. Ovviamente è stata una sciagura riportarlo a Napoli. Ma è inutile tornare sui disastri del passato.

Guardiamo la realtà e la realtà dice che la qualificazione Champions si sta pericolosamente allontanando. Con Atalanta e Bologna che procedono a passo di carica, è un obiettivo non diciamo impossibile ma difficile da raggiungere. Siamo ai limiti dell’impresa. In queste condizioni al Napoli resta soprattutto la qualificazione al Mondiale per club per raddrizzare la stagione che altrimenti sarebbe disastrosa. Raddrizzare anche dal punto di vista economico: il Mondiale per club è una miniera d’oro. E per continuare a sperare nel sorpasso alla Juventus (due le italiane ammesse e il Napoli deve recuperare sei punti) è obbligatorio eliminare il Barcellona e poi pregare per un sorteggio clemente ai quarti di finale che consenta agli azzurri  di vincere almeno una partita. È possibile perché una tra Dortmund e Eindhoven sarebbe accessibile; volendo lo sarebbero anche le vincenti di Arsenal-Porto e Atletico Madrid-Inter. Senza dimenticare che la Lazio potrebbe eliminare il Bayern. La Champions è anche una lotteria.

Nel Napoli in questi giorni si sono confrontate due anime. L’anima attendista e l’anima decisionista. La prima era ed è sulla linea di non sobbarcarsi ulteriori costi e sperare che col rientro di Osimhen la squadra possa invertire la tendenza. L’anima decisionista invece da giorni preme per l’esonero di Mazzarri ritenuto oggi non idoneo a dirigere una squadra come il Napoli, senza alcuna chance di raddrizzare la barca cammin facendo.

De Laurentiis ha ascoltato. Ha meditato. E poi ha rotto gli indugi. Ha deciso, lui che di fatto è un finto decisionista. Ma la forza della disperazione fa miracoli e onestamente era nella situazione in cui non aveva più nulla da perdere. Ha quindi deciso che mercoledì il Napoli non può affrontare il Barcellona con Mazzarri in panchina. Non vuole lasciare nulla di intentato, a costo di passare per il nuovo Zamparini. Con Calzona, tra Bari e Napoli fanno sei allenatori in otto mesi. Zamparini al confronto è quasi un dilettante.

Ma stavolta, francamente, non ce la sentiamo di dargli torto. È persino superfluo ricordare che è stato lui e soltanto lui a trascinare il Napoli in questa situazione. Lo abbiamo detto in ogni salsa. Ma adesso è sacrosanto provare a rianimare il paziente con la respirazione bocca a bocca o col massaggio cardiaco.

Non ci sorprende che nel momento clou De Laurentiis torni alla casa madre del sarrismo con tracce di spallettismo (Calzona è stato lo storico numero due di Sarri e due stagioni fa è stato il vice di Spalletti). Era ampiamente prevedibile. Il sarrismo è freudianamente la grande madre di De Laurentiis. Sempre là torna. Il nostro presidente ci ricorda il dottor Antonio Mazzuolo interpretato dall’immenso Peppino De Filippo nell’episodio felliniano (ossia diretto da Fellini) “Le tentazioni del dottor Antonio” in Boccaccio 70. Oggi De Laurentiis si aggrappa al grande petto del sarrismo e del 4-3-3, così come il dottor Antonio lo era al seno giunonico di Anita Ekberg che campeggiava sui cartelloni pubblicitari strizzandogli l’occhio.

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