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Dybala è stata un’inutile figuraccia per inseguire il colpo “festa farina e forca”

Un’operazione autolesionistica in contrasto con la filosofia aziendale che è quella dei Lavezzi, Hamsik, Kvara. Il limite di Adl è che non ha il coraggio delle proprie idee

Dybala è stata un’inutile figuraccia per inseguire il colpo “festa farina e forca”
Db Dimaro (Tn) 14/07/2018 - amichevole / Napoli-Gozzano / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis

Volendo sintetizzare, il titolo è: un’inutile figura di merda. Più o meno – per usare termini adolescenziali anni Ottanta – siamo nei dintorni di quando si prendeva il palo con una ragazza brutta. Dybala alla Roma fotografa l’inutile operazione masochistica del Napoli di De Laurentiis. Che ancora una volta ha mostrato di non voler seguire un’idea progettuale ma di preferire il suo andamento a zig-zag seguendo le convenienze del momento. Voleva un colpo “festa farina e forca”. Pur se totalmente in contrasto con la storia del Napoli sul mercato, con quella che in teoria dovrebbe essere la filosofia aziendale del club: acquistare calciatori come Lavezzi, Hamsik, Mertens, Koulibaly, lo stesso Cavani, per farli crescere e far diventare loro calciatori forti o fortissimi e rivenderli. A quest’elenco va aggiunto ovviamente Kvaratskhelia. Tutti calciatori più o meno sconosciuti al loro arrivo. E più o meno contestati o ignorati al loro arrivo. È la storia di questo club.

Ci ripetiamo. Il Napoli è arrivato stranamente impreparato a un rinnovamento che avrebbe dovuto fare tre anni fa. E se lo avesse fatto, non sarebbe rimasto due volte fuori dalla Champions. La strategia del Napoli avrebbe dovuto portare – e speriamo porterà – agli acquisti del sudcoreano Kim e dell’attaccante albanese Broja. Calciatori forti che ovviamente fanno storcere il naso alla piazza. Questo deve essere il destino del Napoli. Dybala sarebbe stato un colpo alla Ferlaino prima di Maradona: l’equivalente di Savoldi o di Paolo Rossi (che poi rifiutò).

È come se nel Napoli ci fosse una doppia anima. È come se una parte di De Laurentiis fosse in sintonia con i contestatori, con il loro modo di pensare. Altrimenti, diciamolo, non sarebbe andato a casa di Mertens né (ahinoi non possiamo esimerci dal ricordarlo) avrebbe sostituito Ancelotti con Gattuso: passaggio che resta il punto più basso della sua presidenza. Invece di condurre e illustrare le ragioni di questo rinnovamento che dovrebbe appuntarsi in petto come una medaglia, sta inspiegabilmente battendo in ritirata.

Di certo De Laurentiis teme i contestatori. Che poi non è solo il popolo, anzi. È la Napoli delle professioni la capofila del papponismo. In tanti sono suoi frequentatori. Il Napoli insegue loro invece di coccolare i tifosi silenziosi che spesso sono anche clienti. Eppure la campagna abbonamenti latita.

Il principale problema di De Laurentiis, e anche qui ci ripetiamo, è che non ha il coraggio delle proprie idee. Non ha il coraggio di difendere le sue scelte. Procede a zig-zag. E ha il tic, per lui irresistibile, del populismo. Ovviamente è uno zig-zag straordinariamente efficace. Il Napoli si erge nettamente per efficienza rispetto alla città. Parliamo di distacchi del ciclismo di Coppi o Merckx. Però a nostro avviso l’eccessiva oscillazione, sempre alla ricerca della convenienza del momento, impedisce che un’ottima azienda quale è il Napoli diventi eccellente.

En passant ricordiamo che il mercato ha fatto giustizia della dimensione calcistica di Dybala. Che non è più un calciatore da 8-9 milioni l’anno, che non può essere considerato un fuoriclasse, ma un attaccante da 4,5 milioni più bonus, che alla fine era rimasto conteso da Napoli e Roma.

Ora, dopo il palo con Dybala, tutto sembrerà un ripiego. Ed è francamente assurdo. Dobbiamo rassegnarci. L’opportunismo è il tallone di Achille di De Laurentiis. Non possiamo sperare che cambi. Nel nostro piccolo possiamo essere contenti che Dybala sia saltato e pensiamo che Mourinho sarà è l’allenatore ideale per lui. Glielo auguriamo persino. Per quel che riguarda le cose di casa nostra, speriamo che si torni sulla retta via.

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