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Il Napoli tra casa Mertens e l’Hotel Serapide, mentre un signore anziano è in panchina a Manchester

È stata una giornata triste, sintetizzata dalla foto di De Laurentiis. Un declino cominciato due anni e mezzo fa. E oggi è messo in discussione Spalletti l’unico che ha raggiunto l’obiettivo

Il Napoli tra casa Mertens e l’Hotel Serapide, mentre un signore anziano è in panchina a Manchester

 

È finita la diversità di Aurelio De Laurentiis. Da questa notte può finalmente essere considerato un figlio di Napoli. Uno che ragiona come ragiona Napoli. Ha posto fine alla lunga crisi della squadra con l’esonero di Carlo Ancelotti.

Lo scrivemmo nel dicembre 2019 quando il corpaccione della tifoseria – la stessa che da sempre ha avversato De Laurentiis – esultava per l’esonero e brindava all’arrivo di un tecnico modesto ma populista e alla ritrovata napoletanità.

Con l’arrivo di Spalletti e l’addio a Insigne ci eravamo illusi che il presidente avesse capito la lezione, che avesse reimboccato una strada manageriale distante dalla mentalità die napoletani rimasti a Napoli (precisazione importante, napoletani sono anche i tantissimi – soprattutto giovani – che vanno via). Ahinoi, gli accadimenti degli ultimi giorni hanno inferto un duro colpo alle nostre speranze. Sarebbe inutile aver fondato questo giornale se non confessassimo la profonda tristezza provata nella giornata di ieri.

Mentre stavamo lottando per lo scudetto, in dieci minuti siamo di nuovo ripiombati nella querelle del ritiro, con i senatori che si oppongono, l’allenatore messo in difficoltà, l’ammutinamento nell’aria, il figlio del presidente di nuovo protagonista di litigi riportati dai giornali.

Abbiamo scritto di Borgorosso e non possiamo nascondere lo sconforto che ci ha trasmesso quella fotografia che immortala De Laurentiis intento a osservare i giocatori allenarsi a Castel Volturno. Quella foto parla. È l’emblema della gestione del Napoli. Trasmette il messaggio che solo l’occhio del padrone può capire quel che sta succedendo. Fa tornare alla memoria la Ballata dell’uomo ragno di De Gregori.

È un dolore perché De Laurentiis ha mille meriti. Ha fatto tanto per il Napoli. Ha preso un club disastrato, finito in Serie C, e lo ha portato ai vertici del calcio italiano e nelle prime file di quello europeo. Senza creare una struttura aziendale propriamente detta, ma i risultati li ha sempre ottenuti. Grazie alle sue intuizioni, alla sua capacità di fotografare le persone in dieci minuti e di riuscire a trarre il meglio da loro. Non saremo mai papponisti, non grideremo mai “cacc’e sorde”. Avremmo voluto un Napoli internazionale, europeo.

Il destino sa essere impietoso. Ieri sera, mentre il Napoli era a cena all’Hotel Serapide, a Pozzuoli, per uno di quei momenti di confronto (che a noi fanno pensare tanto agli anonimi alcolisti), con De Laurentiis e Spalletti descritti in giro per i tavoli come ai matrimoni. Mentre il Napoli consumava il proprio rito, in tv scorrevano le immagini di una strepitosa partita di calcio. Mentre si diffondeva la notizia che De Laurentiis era andato a casa di Mertens per proporre il rinnovo al 35enne belga, De Bruyne di testa la girava in rete su imbucata deliziosa di Mahrez.

La visita a casa di Mertens è un colpo duro da digerire. Uno dei protagonisti dell’ammutinamento, omaggiato dal presidente. Una città che proprio non riesce a coniugare i verbi al futuro. E mentre rimuginiamo su quell’incontro a Palazzo Donn’Anna, e quasi ci viene da socchiudere gli occhi e pensare a La Capria, ecco che li riapriamo giusto in tempo per ammirare la zampata di Benzema.

Due anni e mezzo dopo l’ammutinamento, il Napoli è di nuovo fermo lì. E a essere messo in discussione è l’unico che ha rispettato l’obiettivo aziendale. Luciano Spalletti. L’uomo che ha praticamente riportato il Napoli in Champions dopo due anni di veleno. Che ha rimesso in piedi una squadra disastrata. Proprio il naufragio di Empoli dovrebbe far comprendere la portata del lavoro compiuto da Spalletti. E mentre montano i sussurri su De Zerbi che potrebbe sostituire l’uomo di Certaldo per dar vita all’ennesima Gattopardata e all’ennesimo ritorno del sarrismo, Vinicius si fa mezzo campo e la deposita morbida morbida sul secondo palo.

Poi succede quello che non ti aspetti. Dopo il cucchiaio di Benzema, le telecamere inquadrano le panchine. E spunta un uomo brizzolato, anziano, pensionato, con alle spalle il figlio. Lui a Manchester. Il Napoli all’Hotel Serapide. È brutta la vita di Cassandra.

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