Con le parole giuste, anche uno 0-0 è meno noioso

Gli zero a zero non mi piacciono ma a volte ce n’è bisogno. Ricordiamo Vittorio Sereni e smontiamo i luoghi comuni

Con le parole giuste, anche uno 0-0 è meno noioso

La Fiorentina è un fastidio

Non mi piacciono gli 0 a 0, è noto. Eppure in sere come questa, dopo settimane come queste, quanto m’è dolce naufragarci dentro, quanto è rassicurante doversi occupare di un pareggio, di un risultato a reti bianche dopo una partita, pensa te, di calcio. La Fiorentina è un fastidio, si sa, contro il Napoli gioca sempre alla morte, chissà poi perché. Guardate questo punticino  che ha strappato, a cosa le sarà servito? Cosa le cambierà da qui alla fine? Niente, però potrà farsi bella in società, alle feste, dicendo cose come: “Abbiamo portato via un punto al Napoli”. Yeah.

La grazia di un pareggio vero. Il Napoli andando a tempo, chiudendo il controtempo viola, gioca bene, s’impone ma non vince. Il pareggio a reti inviolate. Dovremmo riappropriarci del suono che fa “Inviolate”, ironia della sorte, più inviolata della rete dei viola non può esserci nulla, infatti non violiamo. Non voliamo, poi, anche se per poco, per un istante, per la punta delle dita del portiere, per imprecisione, per fretta, per troppa tensione, per poca tensione, per poca convinzione. Avremmo potuto violare e volare, andiamo via a reti bianche, senza infamia e qualche lode, senza danni, né subiti né procurati. Un vero 0 a 0, che cambia quasi nulla ai fini della classifica. Il secondo posto è al sicuro, il primo è così lontano che non vale la pena pensarci, se non ogni tanto, facendo finta di niente, con un retro pensiero senza scopo, un’illusione a portata di sorriso, che ti viene magari mentre sei a passeggio con i cani, con un chissà che ti piomba addosso tra la Giudecca e le Zattere. Perciò questo è un pareggio che mi piace, ne avevo bisogno. Quanto è bello il pallone quando si riduce al rettangolo verde, quando ogni opinione, favorevole o contraria,  può essere ricondotta soltanto a cose come un gol segnato o sbagliato, al miracolo del portiere, all’attaccante che non ci arriva per poco, al centrocampista che sbaglia un passaggio, al difensore che compie uno straordinario intervento.

Il calcio è una cosa semplice

Sono un tipo semplice, me ne rendo conto, nel mio modo di pormi rispetto al calcio, perché il calcio è una cosa semplice. Ci giochiamo tutti per strada prima di conoscerne le regole, e dopo – quando le impariamo – sappiamo che tutto sta nel far superare al pallone la linea della porta, tutto qui. Ieri la linea non è stata varcata, vuoi per errori, vuoi per bravura del portiere avversario, perciò 0 a 0, arrivederci.

Oggi, 10 febbraio, è l’anniversario della morte di Vittorio Sereni, uno dei più grandi poeti del Novecento. In una delle sue poesie che amo di più, scrive:  “Sono io tutto questo, il luogo / comune e il suo rovescio” (da Gli strumenti umani, Einaudi). Quando si discute troppo, anche il più acuto di noi cade nel luogo comune, senza accorgersi, se ne nutre, se ne fa vanto, lo sbandiera ai quattro venti. Dire, come spesso dico, che il pareggio per 0 a 0 annoia è un luogo comune. Mentre lo scrivo so per certo che nella vita devo aver visto degli 0 a 0 bellissimi e divertenti, ma l’equazione 0 a 0 = noia è facile, più leggera, ti permette di fare il simpatico, il brillante, lo snob. Per forza di cose, è  vero il contrario, dire che un pareggio per 0 a 0 è sicuramente divertente –  perché le squadre hanno lottato senza superarsi, perché evviva i miracoli dei portieri, perché il calciatore che crede di segnare e poi non segna è bello da vedere, è più umano – è un’altra forzatura, un luogo comune.

Sereni dice che il luogo comune siamo noi, siamo vittima continuamente di ciò di cui ci convinciamo, perché quel che ci convince è più semplice, non ci costringe a pensare, ci mette tranquilli. Tutto ciò vale per tutte le cose serie e importanti, figuriamoci per il calcio.

Siamo noi il luogo comune, e di conseguenza, ciò che ci tormenta. Dovremmo sforzarci tutti, chi gioca e chi guarda, chi legge e chi scrive, di pensare, per gioire meglio quando si deve, per soffrire meno quando capiterà. Dovremmo concentrarci e scegliere parole migliori anche quando scriviamo di una partita. Con l’uso della parola giusta un gol normale può diventare bello, uno bello bellissimo, uno bellissimo può tornare bello, e alla fine normale. Con le parole giuste possiamo scegliere di raccontare uno 0 a 0 per quel che è, per quel che avremmo voluto fosse, per quello che non è stato, per quello che mai potrà essere.

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