Juventus-Inter è Orsato, e anche il terremoto del 23 novembre

Una serata del 1980 impossibile da dimenticare. Il rigore di Brady e tutt’intorno cominciò a tremare. All’ottavo piano di un palazzo di fronte allo stadio

Juventus-Inter è Orsato, e anche il terremoto del 23 novembre

Lo scorso anno

Chissà per quanto tempo Juventus-Inter sarà la partita di Orsato. L’entrata da karateka di Pjanic sotto gli occhi dell’arbitro che viene improvvisamente colpito da una amnesia spazio-temporale. Era lì ma non era lì. Nulla vede.

Juventus-Inter sarà anche la partita in cui Spalletti, sul 2-1, toglie dal campo l’uomo che la stava vincendo praticamente da solo: quel Maurito Icardi che De Laurentiis avrebbe voluto portare a Napoli l’estate dell’addio di Higuain. Ora è ufficiale, lo ha ammesso anche Ulisse Savini che lavora con l’attaccante argentino.

Juventus-Inter dello scorso anno è tante altre cose. È Handanovic, a parere di chi scrive più responsabile di Orsato, che sembra scansarsi dalla traiettoria del tiro di Cudrado che porterà al 2-2. E che sul cross che Higuain impatterà ad altezza Brontolo, stava probabilmente pensando ai suoi problemi familiari.

Juventus-Inter è ovviamente la partita persa in albergo, frase su cui si potrebbe scrivere un romanzo. È insomma la partita che fondamentalmente ha deciso lo scorso campionato. Anche se nei fatti il campionato l’ha deciso Fiorentina-Napoli.

Una domenica d’autunno

Ma Juventus-Inter, nei ricordi di un bambino allora di dieci anni, è soprattutto il 23 novembre del 1980. Una domenica autunnale. Erano i tempi in cui le partite si ascoltavano alla radio. C’era Enrico Ameri (“il nemico”), Sandro Ciotti (“l’amico”), e tanti altri: Alfredo Provenzali, Mario Giobbe, Ezio Luzi. Compagni di emozioni e di innumerevoli, domeniche. Per guardare i gol, bisognava attendere Novantesimo minuto. E poi, alle 19, la Rai trasmetteva un tempo di una partita. Quella domenica, in cui il Napoli aveva pareggiato 1-1 a Bologna, trasmisero Juventus-Inter.

E nei ricordi di bambino, fu proprio quando Brady sistemò la palla sul dischetto, o forse quando l’aveva appena depositata alle spalle di Ivano Bordon. Fu proprio allora, dicevamo, che nostra madre si alzò dal divano perché qualcosa non andava al balcone. Forse non era stato chiuso bene. In realtà pochi secondi dopo scoprimmo che il problema era di altra natura.

La scoperta di un bambino di dieci anni

All’ottavo piano, un bambino di dieci anni collegò quel che forse aveva sentito a scuola o altrove a quel che stava vivendo. La terra che sembrava il mare agitato. Tutto saltava. Il palazzo di fronte sembrava una fisarmonica. Il lampadario toccava una parte del soffitto e poi arrivava dall’altro lato. Non c’era altro da fare che abbracciare mamma. Che con la testa era al cinema Santa Lucia, dov’era andata l’altra figlia. Mamma ripeteva “ora finisce, ora finisce”. Ma non finiva mai. Anzi. Era come essere in sella a un cavallo da rodeo.

Improvvisamente, Juventus-Inter non c’era più. Era rimasta in un altro universo. Oltre che in un’altra stanza. Noi eravamo sotto la porta d’ingresso. E il bambino era certo che, oltre al terremoto, quella sera avrebbe capito anche che cosa fosse la morte. Nonostante le rassicurazione della madre. “Ora finisce, stai tranquillo”.

Poi, la terrà davvero finì di tremare. Incredibilmente. Aveva ragione mamma. E noi, che mentre la abbracciavamo forte, stretti a quella vestaglia rosa che non dimenticheremo più, avevamo dubitato di lei. Noi che pensavamo fossero soltanto frasi di circostanza per non rivelarci l’amara verità e cioè che non avremo visto altre partite alle 19 della domenica. Che quella sarebbe stata l’ultima. E che l’ultima immagine sarebbe stata quella di Brady gioioso. Col sottofondo, se non ricordiamo male, di Nando Martellini.    

Per mesi, diciamo anni, il passaggio della Cumana a Fuorigrotta fu accompagnato da brividi di freddo e scambi di sguardi tanto silenziosi quanto preoccupati. Immediatamente gli occhi inquadravano il lampadario che tintinnava leggermente. Nulla di paragonabile con l’altalena della sera di Juventus-Inter.

Il piazzale dello stadio era pieno

Fu, quella, la sera in cui quel bambino vide per la prima volta il piazzale dello stadio pieno non per una partita di calcio. Lui che era nato di fronte al San Paolo, che sapeva interpretare tutti i boati provenienti da quel luogo ancor prima degli interventi radiofonici. Quelle poche volte in cui rimaneva a casa quando su quel prato si giocava una partita di calcio. Lui che c’era anche il giorno di Napoli-Milan, quando qualche idiota gridò al terremoto e ci fu il fuggi fuggi generale. Era sugli spalti con sua sorella, entrambi minorenni. Anni luce fa.

Era il 23 novembre del 1980. Juventus-Inter finì 2-1. Per i bianconeri segnò anche Scirea. I gol furono segnati tutti nel secondo tempo, eppure il ricordo è che Brady realizzò il gol dell’1-0 proprio alle 19.34. È possibile. La Rai sceglieva il tempo da trasmettere non obbligatoriamente in base ai gol segnati, ma anche al gioco espresso. Anche se Arrigo Sacchi allenava la Primavera del Cesena.

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