Breaking The Lines: «Perché il Napoli aveva bisogno di Ancelotti»

Un’analisi dall’estero sui primi mesi in azzurro di Ancelotti: «Ha trovato il modo per far evolvere la squadra di Sarri, ora il Napoli è un mostro tattico imprevedibile».

Breaking The Lines: «Perché il Napoli aveva bisogno di Ancelotti»

Una lettura dall’estero

Il sito specializzato Breaking the Lines analizza il Napoli di Ancelotti, e già dal titolo si capisce che il giudizio finale sui primi mesi del tecnico emiliano è decisamente positivo. «Perché Carlo Ancelotti era proprio ciò di cui Napoli aveva bisogno», così si apre il pezzo firmato da Ramez Nathan, contributor di FourFourTwo e cronista appassionato di calcio italiano. Ovviamente, una presentazione del nuovo Napoli non può prescindere dal racconto di ciò che è stato, dall’ultima stagione di Sarri sulla panchina azzurra: «L’attuale allenatore del Chelsea ha chiuso con un campionato da 91 punti il suo triennio al Napoli. Uno score che sarebbe bastato per vincere tre degli ultimi sette scudetti della Juventus, ma che non è bastato per superare nuovamente i bianconeri. Mentre Sarri si accordava con il Chelsea, De Laurentiis non ha perso tempo. E ha sorpreso il mondo quando ha convinto uno dei migliori allenatori del mondo a sposare il suo progetto. Probabilmente, Ancelotti è il tecnico più prestigioso di sempre a lavorare al SAn Paolo».

L’evoluzione di Ancelotti

«Ancelotti ha apportato le modifiche necessarie perché il Napoli di Sarri potesse evolversi, perché diventasse un mostro tattico imprevedibile. Il Liverpool, per dire, non è riuscito a concludere una sola volta nello specchio della porta difesa da Ospina».

Questa è solo una delle frasi che descrivono i cambiamenti effettuati dal Napoli, il pezzo si arricchisce di contenuti di altri giornalisti. Per esempio di Maxi Angelo, corrispondente di Liverpool per Anfield Express: «Sono rimasto molto impressionato dal Napoli, aveva un equilibrio perfetto. È la prima volta che vedo una squadra dominare così i Reds dall’inizio della scorsa stagione. Ancelotti sta dimostrando di volta in volta perché è uno dei migliori della sua generazione, un assoluto vincente. Ha dato al Napoli una nuova mentalità, è un approccio di altro livello rispetto a quello di Sarri. È una questione di esperienza, Sarri sta ancora costruendo la sua carriera ad alto livello, Ancelotti invece è un tecnico affermato. E questa cosa si percepisce in pieno».

Il turn over

Una delle differenze di approccio esaminate nell’articolo riguarda ovviamente il turn over: «Se Sarri mantiene sempre una formazione base, tanto che l’anno scorso nove calciatori del Napoli hanno giocato da titolare 32 o più partite in Serie A, Ancelotti ha sperimentato tante formazioni diverse. Addirittura 14 su 16 partite. In questo modo, tutti i membri della rosa si sentono preziosi, coinvolti nel progetto. L’unico ad aver giocato sempre da titolare è Kalidou Koulibaly, che sembra aver raggiunto uno standard più alto rispetto al passato in questa nuova stagione».

L’ultimo punto riguarda la duttilità tattica: «Piuttosto che replicare il 4-3-3 di Sarri, Ancelotti ha cambiato molto nel corso di questi primi mesi. Ha iniziato utilizzando il modulo del suo predecessore, poi è passato al 4-4-2. Ancora più elasticità in Champions, dove a volte Maksimovic permette alla squadra azzurra di giocare con una difesa a tre. Forse non è un caso che lo scorso anno il Napoli sia stato eliminato dallo Shakhtar Donetsk in Champions, mentre oggi sono al primo posto in un girone che comprende i vice-campioni d’Europa e i campioni di Francia».

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