Oggi cominciava il ciclo di partite facili per il Napoli

Il Chievo è insopportabilmente il Chievo ma il Napoli ha giocato una partita brutta, veramente brutta. E mi vengono alcune domande

Oggi cominciava il ciclo di partite facili per il Napoli

Un pezzo annoiato

Il Chievo, parliamone. Anzi no, meglio tacerne, che non si sa mai. Il Chievo evoca, il Chievo riporta alla memoria, il Chievo è insopportabile. Il Chievo è insopportabilmente il Chievo. Vi parrà che io stia qui a giocare con le parole, che in parte è vero, anzi è vero che sto giocando con un nome proprio di squadra. Squadra? Lasciamo perdere, rifaccio. Diciamo che io mi sia messo qui a giocare con un nome proprio, punto. Un nome di due sillabe non particolarmente bello. Un nome che per la squadra di calcio del Napoli è un supplizio. Pareggi, pareggini, sconfitte, vittorie di misura, uallere che crescono fitte come i ricci di mio nipote. Il Chievo è la causa principale della uallera. Mi fermo un attimo a riflettere, mi pare che io non stia scrivendo un pezzo divertente e nemmeno arrabbiato. No, sto scrivendo un pezzo annoiato e noioso, fossi in voi non lo leggerei, a meno che non vi sia rimasta un po’ di fiducia nel sottoscritto. Vediamo.

Da dove arriva questo tormento che ci affligge quando dobbiamo affrontare il Chievo? Mi ci metto pure io, perché il tormento non può essere solo della squadra, è anche nostro. Ognuno di noi ha una tattica per affrontare la settimana che precede la sfida con i veronesi. Io, ad esempio, faccio finta di non sapere contro chi giocherà il Napoli. Mi dimentico che Sorrentino contro il Napoli si trasforma in Dino Zoff, che Giaccherini potrebbe fare un Zola, che Pellissier e Meggiorini potrebbero interpretare loro stessi. Senza contare terzini arrivati da universi sconosciuti, e così via.

Da dove arriva questa debolezza? L’ansia che ci prende e che ci fa scendere in campo con il freno a mano tirato. Non un dribbling viene, non una finta, un tiro. Non una sovrapposizione, un triangolo. Non un calcio da fermo, un tiro a giro, un’autorete a favore, un colpo di testa su calcio d’angolo. Non viene niente.

“Partita brutta del Napoli, veramente brutta”

Scherzo e dico che è colpa del Chievo, scherzo e dico che è una maledizione, ma se guardo bene, se faccio il serio, la risposta è un’altra. La risposta mi arriva, per esempio, dal mio amico Antonio che oggi era allo stadio – con tutta la famiglia, diciamolo ai timorosi – che sapendomi impegnato con un laboratorio di scrittura mi manda due semplici whatsapp, uno all’intervallo e uno a fine partita, ve li faccio leggere.

“Primo tempo del Napoli veramente deludente e senza gioco. Probabilmente servono cambi”.

“Partita brutta del Napoli, veramente brutta”.

Mi pare che non ci sia molto da aggiungere, Antonio di pallone ne capisce e sa essere obbiettivo. Fine delle mie chiacchiere sul Chievo, fine del tergiversamento. La Juventus è a più otto, così stanno le cose, ed è soprattutto demerito nostro. Niente di gravissimo, ma qualcosa di serio, da non sottovalutare, credo che Ancelotti lo sappia.

Mi domando anche da dove arrivino l’involuzione di Diawara e l’incostanza di Zielinski, due calciatori che mi piacciono molto e che spesso si perdono, pare che si dimentichino il motivo per cui si trovano in campo. Faccenda che lascio in sospeso per dare loro il tempo di recuperare.

No, non è il Chievo, è Milik che non segna più. No, non è il Chievo, è Mertens che ogni tanto sparisce. No, non è il Chievo, è Insigne che si ricorda come si sbagliano i gol. No, non è il Chievo, siamo noi. Siamo stati noi.

Da oggi cominciava, in campionato, il ciclo di partite facili per il Napoli. Non vi viene da ridere quando ascoltate frasi così? Quando voi stessi le pronunciate? A me sì, io vorrei avere sempre un calendario difficile, impossibile, almeno se ridiamo, ridiamo dopo, ridiamo sul serio. A mercoledì.

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