Gazzetta: gli arbitri hanno voluto “limitare” il Var, temevano per la propria autonomia

Il dossier della rosea: dopo lo scorso anno, l’atteggiamento dei fischietti verso il Var è sempre più difensivo, e il Mondiale li ha aiutati.

Gazzetta: gli arbitri hanno voluto “limitare” il Var, temevano per la propria autonomia

Il dossier della rosea

Due pagine sulla Gazzetta dello Sport per parlare di Var. Il caso è detonato ancora, di nuovo, dopo le prime giornate un po’ controverse (per usare un eufemismo) del nuovo campionato. Il cosiddetto “cambio di protocollo” ha restituito ampia discrezionalità agli arbitri, ma ha portato «ad un aumento degli errori per quantità e qualità, e il consenso verso i direttori di gara è sceso ai minimi storici». Le parole usate dalla rosea sono chiare, precise, velenose.

Il problema è la nostalgia, che non va nemmeno a pescare troppo indietro nel tempo: «L’anno scorso le cose funzionarono alla grande, dopo un breve rodaggio». Poi, però, qualcosa è cambiato: «La metà dei direttori di gara a disposizione di Nicola Rizzoli, designatore confermatissimo dopo la scorsa stagione alla guida della Can A, viaggia al di sotto della sufficienza. Qualcuno ben al di sotto, non solo i meno esperti, cui è concesso un periodo di ambientamento nel grande palcoscenico della A. Sbagliano un po’ tutti, in campo e davanti al video. E a parte un paio sugli standard abituali, gli altri fanno più fatica dello scorso anno a scegliere se e quando farsi aiutare dalla tecnologia».

Cosa è cambiato

Anche ieri, Nicchi ha spiegato che «il protocollo Var non è cambiato». Allora è cambiato qualcosa nel’atteggiamento degli arbitri. «Il problema – scrive la Gazzetta – sta soprattutto nell’ampio margine di discrezionalità che il protocollo concede ai direttori di gara, gli unici titolati a battezzare un errore “chiaro ed evidente”, quindi meritevole del supporto tecnologico. Davanti a falli come quello di Toloi su Chiesa, un anno fa, non si mostravano esitazioni, ora si è pieni di dubbi, e se c’è il dubbio, come ripete spesso Rizzoli, la Var non deve intervenire. Addio uniformità di giudizio. Resta il dubbio che qualcosa sia cambiato nello stato d’animo degli arbitri. Retroscena: dopo gli ottimi risultati della stagione d’esordio un’ampia corrente di pensiero spingeva per allargare i cordoni della Var, ma gli arbitri si sono messi di traverso. E il Mondiale russo, che della tecnologia ha fatto un uso morigerato, li ha aiutati».

La frase clou del pezzo: «Ecco, l’impressione quest’anno è che i direttori di gara, dopo aver preso le misure, siano sempre sulla difensiva in relazione alla Var, perennemente preoccupati di un’invasione di campo, concentrati innanzitutto a tutelare la propria autonomia». A supporto della tesi della rosea, ci sono le dichiarazioni di Preziosi, Cairo, anche una intervista agostana di Irrati che invitava i colleghi ad utilizzare la tecnologia. Tutti spingono verso il ritorno del Var, verso il buon senso nell’utilizzare lo strumento. Eppure, tutto è cambiato rispetto a un anno fa.

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