La Gazzetta: se il Var è un potere in mano agli arbitri, qualcosa non va

Scrivono Gazzetta e Repubblica: «Come si può accettare che non siano stati rivisti un fallo di mano sulla linea di porta e un fuorigioco inesistente?»

La Gazzetta: se il Var è un potere in mano agli arbitri, qualcosa non va

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Ne abbiamo scritto ieri, riportando le parole dell’ex arbitro Luca Marelli: il Var non serve (più) a nulla. Questo Var, ovviamente. Un Var annacquato, depotenziato, svuotato del suo significato. Dopo le proteste (giustificate) dell’Inter, ieri è toccato anche al Torino. Errore incredibile ad Udine, con Berenguer in gol e bloccato da un fuorigioco che non c’è. E nessuna review da parte dei direttori di gara.

Ne scrivono Gazzetta Repubblica. Leggiamo, cominciando dalla rosea: «Urge chiedersi se sia cambiato qualcosa nelle procedure di utilizzo della Var (i vertici arbitrali lo escludono  categoricamente, del resto il protocollo non è cambiato) o, più probabilmente, nel rapporto tra i direttori di gara e la tecnologia (esclusa anche questa eventualità, ma ci crediamo meno). Tra l’altro, l’arbitro di Udinese-Torino, Valeri, è uno dei migliori a maneggiare la Var, scelto con Irrati e Orsato dalla Fifa per video assistere al Mondiale. Eppure ieri è sembrato un giovanotto alle prime armi. Cosa è cambiato da aprile a oggi? Solo un episodio sfortunato, come sostengono i vertici arbitrali? O è l’approccio alla Var, di Valeri e i suoi colleghi, che è cambiato? Il dubbio viene, e del resto gli episodi che fanno pensare in questa direzione aumentano, in quantità e qualità. Come si può accettare che non siano stati rivisti un fallo di mano sulla linea di porta e un fuorigioco inesistente? Sono errori estemporanei o il frutto di un atteggiamento diverso degli arbitri, più conservatore?».

Il potere

C’è anche un commento di Andrea Decaro, che in qualche modo definisce i nuovi confini dello strumento, dal punto di vista tecnologico ma soprattutto politico. Leggiamo: «Ci sono stati più episodi contestati in queste prime quattro giornate che nelle prime quattro della stagione scorsa, quando è stato varato l’uso della tecnologia. Uso che continuiamo a ritenere assolutamente necessario. Per cercare di ridurre al minimo gli errori degli arbitri e garantire la regolarità delle partite. Ne siamo talmente convinti dal chiederne un utilizzo ancora più massiccio e meno discrezionale. Con buona pace della perduta centralità dell’arbitro. Perché non sono più ammissibili errori macroscopici, di discrezionalità e di protocollo, come quelli dell’ultima giornata. Se la Var viene percepita come un potere nelle mani degli arbitri, qualcosa non va».

Repubblica

Su Repubblica, invece, si teme «una crisi di rigetto». Si parte dalle proteste di Spalletti e Cairo, si arriva al dato numerico: «In tutta la giornata, un solo intervento del Var: quello per segnalare a Chiffi lo sputo di Douglas Costa a Di Francesco in Juve-Sassuolo. Segnalazione lenta (il gioco era ripreso) ma consentita, visto che gli episodi violenti sono gli unici in cui la chiamata differita è ammessa».

Il cambiamento parte dal Mondiale in Russia: «La kermesse iridata non ha imposto insomma un nuovo protocollo, ma suggerito una applicazione diversa. Con questa media in proiezione, il Var sarà usato 17 volte in meno a fine stagione. In una competizione in cui il valore di arbitri e assistenti è il
più alto possibile, tanti direttori di gara (come il nostro Rocchi) hanno chiuso la rassegna senza bisogno di “aiutini”. E l’Italia ha collezionato applausi. Questo ha forse alimentato la convinzione inconscia che anche da queste parti se ne potesse fare un uso più parsimonioso. Invece, sono aumentati gli errori».

Il protocollo

C’è anche la famosa falla nel protocollo cambiato, di cui Luca Marelli parla e discute da luglio: «I falli di mano sono da sempre il tallone d’Achille del protocollo: da quest’anno, per segnalarli non serve nemmeno più un “chiaro errore”, basta il “legittimo dubbio”. In questo caso però l’errore non è stato
dare o meno il rigore: ma non sfruttare il salvavita del monitor».

A Udine, invece, un episodio simile a quanto successo alla prima giornata dello scorso campionato. Il gol di Berenguer è stato aumentato perché Valeri non ha atteso per fischiare un fuorigioco. Che, chiaramante, non c’era. «Ora, con alle spalle 42 giornate, non è ammissibile. Se viene usato così, allora è meglio non usarlo proprio». Queste le parole di Cairo, riportate dalla Gazza e anche da Repubblica. Difficile dargli torto.

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